domenica, Ottobre 17

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A soli 10 giorni dalla sua presentazione al Consiglio dei Ministri, e senza che ancora se ne conosca il testo ufficiale definitivo, la riforma della Giustizia continua a essere oggetto di critiche e stroncature da parte degli addetti ai lavori. Oggi è stato il turno dell’affondo da parte dell’Associazione Nazionale Magistrati, l’organismo rappresentativo dei magistrati italiani. In un comunicato, l’ANM definisce la riforma cui sta lavorando il Governo come «inefficace e frutto di compromesso», nonché basata su «norme punitive ispirate a logiche del passato»; aspetti, questi, che risultano particolarmente evidenti nella parte della riforma dedicata al settore penale. In particolare, sottolinea l’ANM, «L’annunciata modifica della disciplina della prescrizione, oggi patologica e patogena, non tocca la riforma del 2005 (con la c.d. legge ex Cirielli), prodotto di una delle varie leggi ad personam: si risolve invece nella debole scelta di introdurre due nuove ipotesi di sospensione temporanea ed eventuale del suo decorso».
Tra gli aspetti critici sottolineati dal comunicato riguardano le probabili complicazioni nella disciplina per l’acquisizione dei tabulati telefonici (forse sottoposta all’autorizzazione del gip) e per la pubblicazione del testo delle intercettazioni nei provvedimenti giudiziari. L’ANM esprime perplessità anche relativamente ai nuovi reati di falsità in bilancio e di autoriciclaggio: «destano preoccupazione le pressioni di cui danno conto i mezzi di informazione, per realizzare una riforma di facciata, a fronte di un’emergenza del Paese costituita dalla corruzione e dalla criminalità organizzata ed economica».
Altro punto toccato dal comunicato dei magistrati è la responsabilità civile: «l’eliminazione del filtro di ammissibilità delle azioni di responsabilità civile dei magistrati trascura una casistica che abbonda di atti di citazione carenti dei minimi requisiti formali, dando così il via libera ad azioni strumentali». Non poteva mancare il richiamo ad un altro dei temi che ha fatto più discutere nelle ultime settimane, vale a dire quello della riduzione delle ferie e della sospensione dei termini feriali per i magistrati: «La sospensione feriale dei termini, che si vuole ridurre non determina affatto la chiusura dei tribunali e garantisce anzitutto all’avvocatura una pausa ragionevole dell’attività ordinaria. Le ferie dei magistrati sono – quanto a durata – in linea con quelle della categoria dei dirigenti, considerato che esse non sospendono i termini di deposito dei provvedimenti e sono in buona parte impiegate – per senso deontologico prima che per obbligo di legge – ai fini dello smaltimento del lavoro. Se fosse confermata, l’annunciata riduzione delle ferie, decisa senza alcun previo confronto con la magistratura, sarebbe un grave insulto non per l’intervento in se stesso ma per il metodo usato e per il significato che esso esprime. Addirittura, ciò avverrebbe con un decreto legge a efficacia differita (cioè un ossimoro), quando altre riforme ben più urgenti sono incerte o rimandate al disegno di legge o addirittura alla legge delega».

Il comunicato dell’ANM ha suscitato inevitabili reazioni critiche di alcuni esponenti della maggioranza. I senatori PD Claudio Moscardelli e Francesco Scalia hanno dichiarato che «La presa di posizione dell’ANM ha dell’incredibile. È bastato l’intervento annunciato dal premier Renzi di ridurre i giorni di ferie ai magistrati, a scatenare una rivolta della categoria. I privilegi devono finire per tutti, 46 giorni di riposo, nell’attuale stato della giustizia, sono francamente troppi. (…) Purtroppo i rilievi mossi dall’ANM appaiono viziati da questo aspetto oltre che dalla norma che riduce la sospensione feriale dei tribunali da 45 a 25 giorni».

Il Ministro dell’Interno Angelino Alfano ha riferito alla Camera che sulla minaccia del terrorismo internazionale per l’Italia. «La minaccia dell’IS è globale» ha detto il Ministro «e il suo principale obiettivo è l’Occidente. L’Italia è la culla della cristianità e Roma è spesso evocata nei messaggi di al-Bagdhadi ai suoi seguaci. La nostra capitale è richiamata con valore simbolico. Non si può minimizzare il senso di questa minaccia concreta». Alfano ha poi proseguito sottolineando che «altri elementi di rischio sono dati dal fatto che l’Italia non ha mai fatto mancare il suo appoggio nelle iniziative militari internazionali contro il terrorismo. Gli indicatori che ho citato richiamano alla massima attenzione verso ogni segnale premonitore di rischio anche nei confronti degli interessi italiani all’estero».
Nel suo intervento, l’inquilino del Viminale ha aggiunto che il terrorismo rappresenta una ‘sfida alla sicurezza globale’ necessita, pertanto, di ‘una risposta globale’: «Di fronte abbiamo una organizzazione spietata con numeri e mezzi senza precedenti, che espone la comunità cristiana a persecuzioni». Per affrontare tale minaccia, ha detto Alfano, «occorre rafforzare il sistema legislativo e adeguarlo a questa minaccia. Anche nella legislazione di prevenzione serve un affinamento di queste disposizioni. Nel Regno Unito si discute di misure un grado di bloccare sospetti alla frontiera e ritirare il passaporto. Anche Spagna e altri paesi si stanno attrezzando in questo senso. Si parla di misure in grado di intervenire su quanti sono avvicinati dall’estremismo e quanti ritornano dopo aver combattuto per gli estremisti».
In merito alla strategia messa in atto dall’IS, Alfano ha affermato che la sua struttura è foraggiata da«flussi finanziari derivanti dalle attività illegali quali sequestri e contrabbando. A differenza di altre organizzazioni, l’IS ha un meccanismo di reclutamento elastico che ha generato la figura dei foreign fighters, di solito immigrati di seconda generazione ai quali viene promessa stabilità anche economica. Entrando ulteriormente nel dettaglio, il Ministro dell’Interno ha dichiarato: «Alcuni ritengono che si contino circa diecimila uomini nelle fila dell’IS, altre fonti parlano di centomila. Questa forte approssimazione è frutto dei metodi di reclutamento e riguarda anche” i cittadini occidentali reclutati all’estero. Per ora risultano 48 italiani identificati che fanno parte dei combattenti dello Stato Islamico: tra questi Giuliano del Nievo, deceduto in battaglia e un cittadino marocchino naturalizzato italiano». Allargando lo scenario, Alfano ha aggiunto che un «punto di particolare delicatezza è quello degli sbarchi. Potrebbero giungere persone legate alla minaccia del terrorismo. Se è vero che a oggi non è stata rilevata nessun rischio concreto in questo senso è anche vero che non si può escludere». Un rischio certamente non da escludere a priori, quello di possibili infiltrazioni di militanti dell’IS negli sbarchi; viene tuttavia da chiedersi l’utilità di una simile sottolineatura in margine a questioni che sarebbe più opportuno e indiscutibilmente più efficace affidare all’intelligence, piuttosto che segnalarlo all’attenzione dell’opinione pubblica.

 

Si tingono di toni giudiziari le primarie PD del 28 settembre per la selezione del candidato presidente alle elezioni regionali dell’Emilia Romagna: Matteo Richetti aveva annunciato in mattinata il suo ritiro dalla corsa per le primarie adducendo motivi personali; nel pomeriggio si è appreso che Richetti risulta iscritto nel registro degli indagati per l’ipotesi di accusa di peculato nell’ambito dell’inchiesta sulle ‘spese pazze’ del Consiglio regionale. Un ton sur ton, verrebbe da dire, se si considerano le dimissioni del presidente Vasco Errani a seguito della sua condanna a un anno con la condizionale per falso ideologico nell’appello del processo ‘Terremerse’. Il procedimento nei confronti di Richetti era stato aperto a seguito di un esposto del consigliere Andrea Defranceschi (M5S) relativo al periodo in cui Richetti è stato presidente del consiglio regionale. La notizia non può non gettare una luce sinistra sul quadro già fosco del PD in Emilia Romagna; un quadro nel quale la via che porta alle elezioni del 16 novembre si complica ulteriormente. Non è da escludere che venga messo in seria discussione raggiunto nella dirigenza PD attorno al nome di Daniele Manca, ex sindaco di Imola molto vicino a Errani.

È ancora in alto mare l’elezione dei giudici della Corte costituzionale di nomina parlamentare ed dei membri laici del CSM. Per sbloccare una situazione grottesca che si protrae da diverse, troppe settimane, la Presidente della Camera Laura Boldrini, in pieno accordo col Presidente del Senato Pietro Grasso, ha comunicato alla conferenza dei capigruppo di Montecitorio che «il Parlamento in seduta comune verrà convocato ad oltranza, con votazioni anche nelle giornate di lunedì e venerdì». La Presidente della Camera ha espresso l’auspicio che le forze parlamentari riescano ad arrivare a un accordo per eleggere giudici della Consulta e membri laici del CSM; «ove ciò non si verificasse» ha aggiunto«il Parlamento in seduta comune verrà convocato ad oltranza». Messaggio di identico contenuto e tenore è stato espresso dal Presidente Grasso alla riunione dei capigruppo del Senato.

 

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