mercoledì, Dicembre 1

Tirolo, Trentino-Alto Adige e la questione dei profughi

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I due presidenti tirolesi, accompagnati dal trentino Ugo Rossi, sono stati ricevuti il 16 febbraio a Vienna non dal Cancelliere ma solo dal ministro degli interni Johanna Mikl-Leitner, dalla quale non sono riusciti, ammesso che ci abbiano provato, a strappare una qualche modifica alla decisione e nemmeno una promessa quanto alla sua limitazione temporale. Anzi, il ministro ha rincarato la dose e ha invitato i tre ad andare a Roma. Lì devono esporre le loro ragioni, perché l’Austria erige una barriera solo a causa delle manchevolezze italiane. L’Italia gestisce male il flusso dei profughi, non li identifica e si concepisce solo come Paese di transito. A dire il vero è sorprendente che queste critiche, pur giustificate, vengano dall’Austria, la quale da agosto ad oggi ha fatto proprio questo: ha raccolto dalla sua frontiera meridionale profughi e, senza identificarli, ne ha fatto passare la maggior parte, anche disordinatamente, in Germania. Ma applicare due pesi e due misure deve essere una specialità del governo Faymann, il quale oggi costruisce una barriera antiprofughi dopo avere per mesi accusato il vicino orientale, cioè l’Ungheria, di misconoscere i  valori europei fondamentali perché costruiva una barriera.. con lo stesso obiettivo.

La settimana prossima, realizzando quella che già era una loro intenzione, i tre presidenti dell’Euroregione incontreranno il ministro Alfano e a Roma troveranno probabilmente quel tono di sicurezza che a Vienna è a loro mancato. Devono convincere il governo italiano a risolvere il problema dei profughi, così che il governo di Vienna possa tornare a rispettare il Trattato di Schengen. Dall’Unione  Europea, che pure ha patrocinato quel trattato, nessuno sembra più attendersi molto. L’Unione e le regioni restituiscono agli stati quel primato che per un periodo gli avevano quasi conteso.

Il ripristino dei controlli alla frontiera del Brennero segna un passo indietro anche dal punto di vista dell’identità sudtirolese. Non per nulla gli unici che hanno espresso contrarietà per questa misura sono stati i liberali della FPÖ, per i quali il dato nazionale rappresenta un valore di prima grandezza. Secondo la FPÖ, che su questo punto dà voce a un sentimento assai diffuso «il Südtirol non è qualcosa di estraneo, ma fa parte dell’idea di patria» austriaca. Come ritagliarlo fuori? L’argomento non è di poco conto ma è quasi un’ironia che venga avanzato dalla  FPÖ, dall’unico partito cioè che fin dall’inizio della crisi spingeva, anche rumorosamente, perché il governo chiudesse le frontiere. Oggi che i socialisti si convertono alla sua linea, si completa in pratica uno scambio di ruoli.

All’atto pratico, mantenere i contatti attraverso un confine tornato alle sue originarie funzioni comporterà solo qualche tempo d’attesa in più per i tirolesi del nord e del sud, oltre alla perdita del valore simbolico che dava la frontiera aperta. E’ un peccato. Ma questo è un danno che quasi non si avverte rispetto a quello che in Alto Adige e in Trentino si produrrà se davvero tutti i profughi sbarcati in Italia e desiderosi di cercare asilo nell’Europa del nord saranno fermati ai piedi del Brennero.

 

 

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