lunedì, Giugno 14

Tirolo, Trentino-Alto Adige e la questione dei profughi

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Per un periodo negli anni ’90 ebbe non solo circolazione ma anche credibilità lo slogan dell’Europa delle Regioni. Era il periodo in cui lo stato nazionale, ovvero lo Stato tout court, sembrava sul punto di cedere una parte cospicua del suo ruolo verso l’alto, cioè l’Unione europea, e verso il basso, verso le regioni. Queste ultime quasi non credendo alle nuove e inattese possibilità che si aprivano davanti a loro, cominciarono a sviluppare una specie di politica estera e nacquero, fra le altre cose, le Euroregioni. Nella maggior parte dei casi non c’era alla base un progetto di grande respiro, si voleva soltanto stabilire una linea comune sulla gestione di un territorio a scavalco del confine statale territorio (ad esempio: infrastrutture trasnfrontaliere, tutela ambientale). In altri casi, meno numerosi, i politici locali fecero invece balenare ai loro cittadini, che erano anche i loro elettori, un senso che andava oltre a quello amministrativo. Fra questi casi rientra la creazione dell’Euroregione tirolese, fondata ufficialmente nel maggio del 1995  dai presidenti del Land austriaco del Tirolo e delle province autonome di Bolzano e di Trento (queste ultime due già unite della Regione Trentino-Alto Adige). L’Euroregione tirolese, oltre la ragionevole armonizzazione delle amministrazioni locali attorno al Brennero, si poneva l’obiettivo di sanare in qualche misura una ferita della storia ovvero l’esistenza di un confine statale che tagliava in due un’area, quella tirolese appunto, che era stata per secoli unita. Oltre alla storia, e forse anche più importante della storia, c’è il fatto che a nord e a sud del Brennero si parla la stessa lingua e l’Euroregione sembrava poter dare un riferimento culturale più sentito di quello rappresentato dallo stato italiano.

Per questo l’entrata in vigore del trattato di Schengen venne qui vissuta con particolare soddisfazione e la sera del 1 dicembre 1997 si festeggiò. Già era nato il Parlamento comune dell’Euroregione, si erano tenute sedute congiunte dei tre governi, ed era stato creato un ufficio comune a Bruxelles. Tutto ciò aveva un valore puramente simbolico, tutte le decisioni erano prese altrove, come può vedersi agevolmente dal sito web dell’Euroregione, ma il valore de simboli non va sottovalutato.

Con queste premesse, la decisione del governo austriaco di ripristinare i controlli alla frontiera del Brennero e degli altri passi tirolesi, ha portato un grave colpo assestato all’immagine della comunità euroregionale tirolese. E tanto maggiore sarebbe il colpo se davvero, come è parso di capire, il governo austriaco avesse anche intenzione di erigere lungo il confine delle barriere che non esistevano neppure prima di Schengen.

Ci si aspettava che i vertici dell’Euroregione, cioè i tre presidenti provinciali colti di sorpresa dall’annuncio, facessero valere nei confronti di Vienna le loro ragioni, perché l’orgoglio tirolese che indubbiamente esiste non dovrebbe manifestarsi solo nei confronti delle decisioni centraliste di Roma. E invece no. E’ stato fra Innsbruck, Bolzano e Trento un rincorrersi per dimostrare comprensione e in qualche caso perfino appoggio alla misura del governo guidato dal socialista Werner Faymann. Il presidente del Land Tirol Günther Platter ha fatto pesare di più la solidarietà statale di quella regionale: a suo giudizio l’Austria ha già fatto tanto per i profughi e adesso è comprensibile che voglia mettere un freno all’immigrazione. Il collega bolzanino Arno Kompatscher ha ammesso che la decisione viennese’non è piacevole’ ma è accettabile, perché dovrebbe essere temporanea. Kompatscher ha poi scritto anche alla Commissione permanente del Parlamento austriaco che si occupa di Alto Adige per illustrare il disagio sudtirolese, ma si tratta di un semplice appello a tenerne conto.

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