lunedì, Aprile 19

Time out cambogiano Lavoratori cambogiani si ammassano al confine per tornare in Patria, temono di essere tutti arrestati

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Bangkok – Lavoratori cambogiani legali e illegali sono andati radunandosi in massa per tornare nella propria Nazione dopo che s’è sparsa la notizia per la quale il Consiglio Nazionale per la Pace e l’Ordine NCPO interromperà i punti di ingresso e uscita ai confini tra le due Nazioni. La voce, in verità, s’è sparsa parecchio in fretta, soprattutto dopo che i soldati hanno condotto numerose incursioni su svariati luoghi di lavoro dove si sospettava fossero ospitati vari lavoratori cambogiani soprattutto illegali entrati nel territorio thailandese in cerca di fonti di guadagno e sostentamento per se stessi e le proprie famiglie. Il Direttore Generale del Dipartimento per l’Impiego Pravit Khiengpol ha cercato più volte di smentire le voci affermando che si trattava di notizie sparse in giro da gente dotata di cattive intenzioni ma gli effetti di tali smentite sui lavoratori cambogiani sono stati pressoché nulli. Nonostante abbia insistito sul fatto che 441,569 lavoratori cambogiani regolarmente registrati possano tranquillamente permanere sul territorio thailandese proseguendo le loro attività lavorative e professionali senza alcun problema. Infatti ha svelato che un numero rilevante di agenzie governative ha pianificato di estendere il periodo di moratoria per i lavoratori stranieri registrati i quali non hanno ancora completato le proprie procedure nella acquisizione della documentazione probante la nazionalità. In caso di assenza di tale estensione avrebbero dovuto abbandonare la Thailandia entro l’11 Agosto.

Da quando il Consiglio Nazionale per la Pace e l’Ordine ha assunto il potere attraverso un colpo di stato militare assolutamente incruento il mese scorso, la presenza militare in verità è via via cresciuta un po’ in tutto il Paese. I soldati hanno cominciato a fare verifiche e controlli in ogni angolo della Nazione. Man mano che i media locali hanno raccolto testimonianze di lavoratori cambogiani poi tornati in territorio nativo, si è saputo di una sempre più diffusa paura di essere arrestati dall’Esercito thailandese. La pura è connessa al fatto che i cambogiani ritengono di essere stati accusati di aver partecipato alle proteste locali, in ogni caso non hanno più alcun desiderio di tornare in Thailandia per alcun motivo.

Più di un centinaio tra soldati, poliziotti ed ufficiali amministrativi nella giornata di ieri l’altro hanno condotto congiuntamente una vasta operazione nella zona di Tak. Ed hanno arrestato più di un centinaio di lavoratori illegali. A Bangkok, la stessa Polizia metropolitana ha confermato di aver arrestato 123 lavoratori illegali, dei quali la gran parte era composta da cambogiani. A Kanchanaburi, è stato condotto un altro raid delle forze di polizia contro lavoratori non in regola. Esponenti della Business Housing Association hanno espresso tutta la propria preoccupazione relativa al fatto che il giro di vite contro il lavoro nero in realtà possa comprimere troppo le proprie attività industriali così come, nel caso specifico, nel settore delle costruzioni dove la manodopera a basso costo è il tassello fondamentale per il proprio successo economico e produttivo. Secondo tale associazione, ad esempio, il settore delle costruzioni ha bisogno necessariamente di almeno un milione di lavoratori stranieri, la gran parte dei quali solitamente viene registrata regolarmente. Bisogna anche annotare che le procedure thailandesi per la registrazione sono complesse. Ma –in verità- tutto il campo del lavoro per chi non è thailandese in Thailandia è francamente vessatorio e complesso da affrontare.

 

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