domenica, Ottobre 24

Tiger Moms: mamme ma soprattutto tigri Perché il fenomeno sta facendo così scalpore? Chi sono? Cosa pretendono dai loro figli?

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L’educazione dei figli è sempre stato un argomento alquanto spinoso. Alla base vi è il solito problema: per crescere i figli nella maniera corretta, meglio il dialogo o la severa disciplina? Negli anni, diversi esperti e psicologi hanno espresso il loro parere in merito alla questione, ma il dibattito è rimasto sempre acceso.
A questo proposito, si sta diffondendo un nuovo metodo educativo che giunge dalla Cina e che coinvolge i genitori cinesi emigrati in America.
Si parla del fenomeno delle ‘Tiger Moms’, ovvero di mamme-tigri che spingono i loro figli ad avere successo in ambito accademico e che utilizzano metodi rigorosi e una ferrea disciplina per ottenere i risultati sperati.

Il termine è stato coniato da Amy Chua, docente presso la prestigiosa università di Yale, che ne ha fatto menzione inBattle Hymn of the Tiger Motherpubblicato nel 2011.
Il libro racconta la storia della sua famiglia in bilico fra due culture, quella cinese e quella americana, e descrive nel dettaglio il metodo educativo utilizzato per riuscire a ‘domare’ le figlie.
Quali sono le caratteristiche di questo metodo educativo?

Le madri-tigri danno priorità assoluta all’istruzione, non ammettendo distrazioni di nessun genere, ad eccezione di attività nelle quali lo spirito competitivo è alla base, e per garantire nel tempo risultati eccellenti, le madri affiancano ai bambini dei tutor già in età prescolare per assicurarsi, poi, un posto in scuole prestigiose, con l’obiettivo finale di entrare in università di prim’ordine.
Il livello di istruzione superiore è percepito come una garanzia di successo in ambito lavorativo ed è indispensabile per riscattare la famiglia dalla povertà.
Molto tempo, inoltre, è dedicato alla musica. I bambini, infatti, devono saper suonare uno strumento musicale, come il violino o il pianoforte, e dedicarsi alle esercitazioni anche per cinque ore di fila.
Come si può notare, i genitori sono molto rigorosi e il controllo psicologico è alla base dell’educazione perché l’autostima di un bambino deve essere plasmata sin da piccoli.  Inoltre, alcuni genitori non consentono ai loro figli di prendere decisioni da soli non solo per quanto riguarda lo studio, ma anche per quanto riguarda la vita quotidiana. Non è permesso, per esempio, guardare programmi televisivi durante la notte o uscire con i propri compagni di scuola.
Se si disubbidisce, i figli possono essere oggetto di minacce e di punizioni fisiche. «Si tratta di credere nei propri figli più di chiunque altro aiutandoli a rendersi conto del loro potenziale, a qualunque costo», afferma Chua.
Nonostante queste madri abbiamo scelto gli Stati Uniti come luogo in cui emigrare e si siano integrate perfettamente, svolgendo anche lavori di prestigio all’interno della società in cui vivono, l’educazione impartita ai figli deve rimanere quella cinese, dato che non condividono il metodo troppo permissivo dei genitori occidentali.

Per la disciplina ferrea e l’eccessiva rigidità, il metodo ha destato forti dubbi.
Yeong Kim, docente presso l’università del Texas, nel suo articolo ‘What is tiger parenting? How does it affect children?, pubblicato dall’APA (American Psychological Association), ha messo in evidenza gli aspetti negativi e positivi di questo metodo educativo. I sostenitori di Chua ritengono che abbia fatto la scelta migliore visti gli straordinari successi accademici e musicali delle sue due figlie. I critici ritengono, invece, che i suoi metodi non porteranno a risultati ottimali.
Le prove presentate nel libro di Chua si basano sulla sua esperienza personale e non sulla ricerca scientifica, in grado di tener conto delle differenze tra le famiglie e della varietà dei possibili risultati, e ciò può essere considerato un problema, soprattutto perché la stessa Chua dà consigli alle madri di tutto il mondo, che per tanto provengono da un retaggio culturale, familiare e sociale diverso dal suo con quanto da ciò ne deriva.
Nel marzo del 2013,  ‘American Journal of Psychology‘ ha pubblicato una raccolta di sei documenti analizzando il comportamento sia di genitori cinesi che di genitori americani. I risultati della ricerca hanno dimostrato che il metodo educativo cinese non sempre apporta benefici rispetto al metodo d’insegnamento utilizzato dai genitori occidentali, i cui figli mostrano un atteggiamento più propositivo, una migliore capacità di adattamento e dimostrazioni d’affetto nei confronti dei loro genitori e viceversa. Amy, ovviamente, non è d’accordo, e accusa gli occidentali di allevare i figli come se non avessero spina dorsale. Secondo la sua tesi, il modo migliore per proteggere i bambini non è di rassicurarli continuamente, ma pretendere da loro il massimo, in modo da dare loro fiducia e non intaccarne l’autostima. Ma quali sono le differenze fra i genitori cinesi e americani secondo Chua? I genitori occidentali sono costantemente in pensiero per l’autostima dei figli. I genitori cinesi no. Non partono mai dal presupposto che i figli siano fragili, al contrario, quindi, esigono sempre il massimo. Un ‘10-’, ad esempio, è considerato un brutto voto.
I genitori cinesi sono convinti che i figli siano in debito con loro. Non è chiaro da dove nasca questa convinzione, è probabile sia una combinazione di devozione filiale, insegnata dal confucianesimo, e dei sacrifici fatti dalla madre cinese, che per ore sta a contatto con i figli e li segue nel loro persorso di studio. Dunque, i figli cinesi dovranno trascorrere la vita ripagando i genitori; mentre i figli occidentali no. Infine, i genitori cinesi sono convinti di sapere che cosa sia meglio per i figli e, quindi, ne prevaricano desideri e preferenze. Gli occidentali, invece, pensano che sia giusto lasciare loro la libertà di seguire le proprie passioni. Il risultato è che «questo Paese è in caduta libera», afferma Chua.

Yasmin Anwar, esperta di relazioni umane, nel suo articolo ‘The verdict on tiger-parenting? Studies point to poor mental health’, descrive una ricerca effettuata dagli psicologi dell’università di Berkely, nel corso della quale si sono studiati gli effetti di tre tipi di educazione: autoritario, permissivo e autorevole.  La ricerca dimostra che un tipo di educazione autoritaria può generare una forte pressione sui figli, può portare a scarsi risultati accademici e a problemi di salute mentale (come la depressione e l’ansia) sia nei bambini che negli adolescenti.
Nel report ‘Tiger moms’ vs. Western-style mothers? Stanford researchers find different but equally effective styles, Clifton B. Parker, docente presso l’università di Stanford, analizza lo studio che i ricercatori Fu e Markus hanno svolto su 342 studenti provenienti da una scuola superiore del Nord della California. Ai bambini è stato chiesto di descrivere le loro madri. Nel modello di famiglia asiatico americano, suggeriscono gli autori, i bambini imparano come relazionarsi con gli altri, in particolare con la madre. Al contrario, le famiglie europee americane tendono a sottolineare che un bambino deve essere indipendente, anche dalla madre. L’obiettivo è quello di svilupparne l’autostima.
«I risultati di questi studi dimostrano, però, che le due culture possono imparare l’una dall’altra. Quindi, entrambi i metodi educativi hanno degli aspetti positivi e possono portare i figli al successo», ha concluso Fu.

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