mercoledì, Ottobre 27

Tiene testa la forza militare ISIS?

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Le ricerche delle ONG specializzate nelle indagini su conflitti militari, portate avanti dal CAR (Centro Addestramento Reclute) hanno mostrato che l’ISIS si sarebbe impossessata di gran parte delle armi finora detenute, già da combattimenti a terra precedenti. Si è giunti a questa conclusione dopo il sopralluogo del CAR, tra Giugno e Agosto 2014, nei terrotori siriani e iracheni, dove sono state analizzate le tipologie di armi in possesso dei curdi trovate in numerose aree precedentemente sotto il controllo dell’ISIS (Daesh).
James Beavan, capo del CAR, sostiene che l’ISIS abbia sequestrato buona parte delle armi utilizzate dai suoi membri, ed è quanto anche le ONG hanno documentato nei territori iracheni del Nord. Beavan aggiunge che l’esercito iracheno è la più grande fonte di armi sequestrate nelle mani di quella gente. Si tratta di un mix di equipaggiamento militare e strumenti che l’esercito iracheno avrebbe ricevuto dagli Usa.
Il sito web Buisiness Insider ha fatto sapere che subito dopo l’invasione dell’ISIS a Mosul, i militanti si sono impossessati delle risorse armamentarie, privando il Governo iracheno delle armi e delle giacenze militari nei magazzini. Oltre a ciò, il carico era composto anche da armi fabbricate in Russia, Cina, Iran e nei Balcani.
Il carico di armi sequestrato a bordo del volo in partenza dall’aeroporto internazionale di Baghdad è stato solo uno dei nove carichi che l’ISIS ha ricevuto per contrabbando di petrolio nel tragitto dall’Iraq all’Iran, un fatto non divulgato dai media.
L‘ISIS è stato capace di strutturare un grande potenziale militare di terra, dal 2010 al 2012, ciò che ha permesso di sferrare 20 attacchi al giorno in media, sfruttando le auto-bomba fino a Giugno 2014.

Un arsenale marchiato ISIS in Siria

Le milizie armate in Siria hanno sequestrato armi dai magazzini armati, dopo la mossa sbagliata da parte di alcuni agenti e combattenti che hanno messo mano all’attrezzatura militare. Le stesse milizie hanno poi preso il controllo dei magazzini armati nelle aree gestite dall’esercito di stato siriano. Come se non bastasse, l’ISIS e altre milizie hanno ricevuto armi dalla Libia dopo la ‘caduta‘ di Gheddafi. Si è trattato di un vero e proprio arsenale armato ricco di armi anti-aerei da guerra e a spalla, pratiche e leggere, oltre che di armi anti-scudo e da combattimento notturno.
L‘ISIS si è anche impossessato di armi della base aerea di Tabaqa, ad Al-Raqqa in Siria. Tra queste, missili capaci di abbattere aerei a un’altitudine di 16.000 piedi, e armi dello stato siriano. Insomma, si può certo dire che l’ISIS vanti un arsenale d’armi non indifferente. Percepisce circa 1.5 milioni di dollari al giorno dalla vendita e dal contrabbando di petrolio, stando a quando riferiscono fonti ONU. Un consiglio di sicurezza ONU riunitosi nel Novembre 2014 per discutere su problematiche relative al terrorismo, ha reso noto che le organizzazioni terroristiche dipendono in gran misura da donazioni e riscatti pagati dalle famiglie per liberare le proprie vittime, e anche dalla vendita di petrolio e dal contrabbando di reperti e rovine iracheni e siriani.

L’ISIS distrugge la sicurezza in Iraq

L‘ISIS ha costruito la sua forza sulla debolezza della sicurezza irachena e sulle forze di difesa dal 2010 al 2014, per poi espandersi a Occidente, fino a diventare una minaccia per la capitale Baghdad. Questo vuol dire che l‘ ISIS si è mossa in Iraq e in Siria nell’ambito di un disegno già tracciato in precedenza, le cui espressioni chiave sono state “abbattere le recinzioni“ e “farlo con ferocia“. L’obiettivo era distruggere e smantellare le potenzialità delle forze di sicurezza irachene puntando alle sedi principali di difesa con operazioni d’attacco su tutti i fronti, il tutto con l‘unico scopo di disseminare panico e terrore alla sicurezza e tra le istituzioni preposte alla difesa. L’ISIS ci è riuscito entro Giugno 2014, promuovendo attacchi militari – che avevano più l’aspetto di essere spettacoli di “conquista” del territorio – e costruendo a scapito dei ministeri della sicurezza, degli interni, e della difesa, indebiliti all’ennesima potenza.

Perciò, le forze di sicurezza in Iraq hanno perso il loro peso e integrità, e questo era quello a cui l’ISIS ambiva, proclamando il califfato a Mosul.

Segnali d’allarme dall‘ Iraq in Libano e Sinai

Alcuni campanelli d‘allarme contro l’ISIS in Iraq sembrerebbero confermare che si stia allargando creandosi il passaggio, tentando strade simili a quelle intraprese in Iraq, quindi in Libano e probabilmente sul Sinai. Una minaccia inaudita, soprattutto dopo che il leader Abu Bakr Al-Baghadadi ha ricevuto la ‘predica’ da parte di alcuni ‘jihadisti‘ libanesi, dal gruppo ‘Abu Sayyaf‘  in particolare, e dagli ‘Ansaru Beitil Maqdis‘ in Egitto, nonostante la scoperta dell‘intelligence egiziana sul fatto che l’organizzazione ‘Muslim bretherns‘ finanziasse gli ‘Ansaru Beitil Maqdis‘, i quali non mettono certo in discussione la dottrina jihadista del gruppo.
Il fatto stesso che ci siano esperti dell’ISIS che lavorano per gruppi jihadisti rafforzerebbe la certezza che i gruppi seguono l’ISIS in toto, oltre al fatto che l’ISIS sarebbe molto abile nel finanziare gli ‘Ansaru Beitil Maqdis’ e ‘Abu Sayyaf’ e altri gruppi. Ecco come si espande l’egemonia marchiata ISIS.

L‘ISIS sui campi di battaglia

L‘ISIS ha perso parecchio nei combattimenti al suolo, come Kobane all’alba del 2015, Salahiddeen e parte di Al-Anbar a Marzo 2015. Ora, sta esercitando il suo controllo su Mosul (Iraq) e Raqqa (Siria). Oltretutto, l’ISIS ha anche perso alcuni dei suoi equipaggiamenti armati, oltre che alcuni leader, dopo che gli Usa hanno modificato approcci e strategie militari specialmente in Iraq. La forte intesa vs l’ISIS, di recente, ha apportato cambiamenti sostanziali nell’ambito delle tattiche militari con obiettivo ISIS specialmente in Iraq:
il setting (luogo): dopo aver concentrato buona parte degli attacchi a Kobane senza mirare a Al-Anbar e al bacino di Himreen basin, si è poi passati a puntare su Al-Anbar, Kirkuk, Salahiddeen e sui sobborghi di Mosul;
gli attacchi aerei viravano tutti puntando i leader dell’ISIS, infatti l’alleanza ha fatto fuori il capo nominato “Muhannad As-Suwaydawi“ il 2 Gennaio 2015 ad Al-Anbar, dopo essere stato ritenuto il responsabile degli attacchi a Falluja;
le forze alleate hanno avuto molto potere nei combattimenti di terra, infrangendo l’ISIS a partire dal suo interno. Questo è accaduto soprattutto con gli attacchi sferrati ai leader impegnati negli incontri istituzionali. E questo dimostra il giusto modo di fare dell‘ intelligence oltre che un sano coordinamento con i quartieri generali operativi coinvolti negli attacchi aerei;
le forze alleate sono state capaci di allineare le informazioni con le tribù delle zone occidentali prima che arrivasse il segnale dell‘intelligence irachena al suolo.

I leader al centro del mirino

Le operazioni che mirano ai capi dell’ISIS fanno pensare a quelle condotte sui leader di Al-Qaeda a Wazeerstan (Pakistan), in Afghanistan, Yemen e Iraq dopo il 2006, terminate con la caduta dei leader più popolari, tra cui Abu Musaab Al-Zarqawi, Abu Ayyoub Al-Masri, Abu Omar Al-Baghdadi, Al-Awlaqi in Yemen, Abu Yahya Al-Leebiy e Abu Zubaida in Afghanistan. Sopo dopo si è scoperto che quei leader avevano raggiunto un punto di rottura e debolezza tale al punto da essere costeretti a ripristinare l‘utilizzo della bicicletta per muoversi, piuttosto che veicoli 4×4.

La domanda di oggi: cosa accadrà se l’ISIS continua a perdere i suoi leader…

L‘ISIS è considerata un’ organizzazione intelligente. Può calcolare tutto per compensare e bilanciare le perdite dei leader di punta. Eppure questo non sembra essere destinato a durare ancora a lungo. Forse ancora per un po‘ l’organizzazione riuscirà a gestire la situazione, ma nel breve futuro dovrà affrontare una bella battuta d’arresto, poichè tutti i capi attuali sono indigeni rispetto alla zona, quindi sono piuttosto ben preparati sulla geografia e logistica delle tribù, e questo, in primis, è ciò che ai combattenti stranieri manca per riuscire a bilanciare e calcolare il tutto. Ebbene, l‘ ISIS oggi dipende proprio da queste personalità straniere e sta facendo di tutto per evitare che accada l‘impossibile.
Sarà oltretutto destinata a perdere buona parte della sua efficienza militare in quanto ha già perso chi brandiva quest’azione al suolo nella gestione delle operazioni. Secondo quanto riferito dalla BBC, l’ISIS ha utilizzato il gas cloro negli attacchi offensivi nella città irachena di Tikrit, nel Marzo 2015, impiantando bombe sui cigli delle strade principali.
Poi ha anche sofferto la fuga dei suoi capi stranieri, specialmente dall’Europa, ciò che ha fatto scattare lo spiegamento delle truppe dell’intelligence lungo i confini siriani. E chi è stato catturato nella fuga è stato accusato di spionaggio e tradimento per aver messo in guardia gli altri membri nella stessa fuga.
Si può forse dire che l’ISIS sia incoerente, ma nonostante tutto resta comunque una cerchia molto compatta costituita da 15mila combattenti, che però si sta restringendo, cosa già accaduta prima dell’attacco di Mosul a Giugno 2014. La sua rete ha raggiunto quota 12mila combattenti, dopo l’espansione orizzontale.
É evidente una battuta d’arresto e si prevede che quello a Mosul sarà un attacco non da poco. Ma l’organizzazione crede che la vera battaglia sarà quella vinta a Raqqa.​

Traduzione a cura di Maria Ester D’Angelo Rastelli 

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