sabato, Luglio 24

‘Ti offendo dunque sono’ field_506ffb1d3dbe2

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Come in ogni ‘addiction’ che si rispetti ad insolentire l’avversario non riescono proprio a rinunciare. Una breve antologia del pregresso, ovvero di cosa era successo, tra insulti e minacce, negli ultimi mesi e settimane rafforza l’impressione quotidiana. Lo avevamo in parte raccontato, in parte perché l’esondare della politica delle offese rende impossibile riferirne se non cogliendone l’essenziale. Su ‘il Contrappunto’ se ne è data la più aggiornata fotografia con ‘Insulti, minacce ed altri programmi politici’ del 27 aprile 2016, ma vale la pena fare anche un passo indietro. Un notevole punto era stato raggiunto all’incrocio tra politica e ‘società civile’ (e in parte incivile) sul versante calcistico. ««Frocio democristiano» ed altre lepidezze avrebbe detto Maurizio Sarri, allenatore del Napoli, a Roberto Mancini, omologo dell’Inter, durante la partita di Coppa Italia di Martedì 19 Gennaio 2016» raccontavamo in ‘Frocio democristiano’ del 20 gennaio 2016. Continuando: «Per il resto non è che c’entri l’appena avvenuta depenalizzazione dell’ingiuria, che il Consiglio dei Ministri di Venerdì 15 Gennaio ha approvato in via definitiva nei due Decreti legislativi del ‘pacchetto depenalizzazioni’, che diviene quindi solo illecito amministrativo». Con aggiornamento e ‘coda’ in ‘Sarri-Mancini: l’affare si ingrossa’ del 21 gennaio 2016.

E nello ‘Strapaese delle meraviglie’ si rifletteva quindi. «Che nello strapaese delle meraviglie tutti parlino male di tutti, Ministri contro Ministri, Sottosegretari contro Sottosegretari, cialtroni contro cialtroni, è tutto tranne che una notizia. E le intercettazioni che rivelano cattiverie ed insulti reciproci possono stupire solo chi non abbia memoria neppure a breve termine. La famiglia, acquisita, ha messo nei guai la ‘povera’ Federica Guidi, fresca ex Ministro dello Sviluppo economico: il che da un lato rattrista, dall’altro la incorona nuova eroina femminile a nome di tutte le bruttine sfruttate da mascalzoni arrembanti». Era ‘Viva la famiglia’ del 8 aprile 2016. Subito dopo dovevamo riprendere nuovamente l’argomento ne ‘il Contrappunto’ con ‘Riforme e insulti’ del 11 aprile 2016. «Sulla ‘barca degli insulti’ continua a navigare Matteo Salvini, che in evidente crisi d’astinenza ha colto al volo l’esternazione del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che parlava di come le ‘frontiere aperte’ avessero favorito i vini italiani. E non a caso lo faceva alla importante ‘Vinitaly’, fiera enogastronomica di Verona. Ma appena sente parlare di frontiere il leader leghista (e non solo) si imbizzarrisce, quindi lo attacca: «Mattarella al Vinitaly: ‘Il destino dell’Italia è legato al superamento delle frontiere e non al loro ripristino’. Come a dire avanti tutti, in Italia può entrare chiunque… Se lo ha detto da sobrio, un solo commento: complice e VENDUTO» la maiuscola di ‘venduto’ è sua, via facebook». Ecco, cose del genere.

Tanto altro viene però quotidianamente prodotto che è quasi impossibile starvi dietro. Dal «Cogito ergo sum», «Penso quindi sono» di Cartesio al «Ti offendo dunque sono» il passo sembra lungo ma forse è più breve di quello che si pensi. Visto che personalmente ancora portiamo rimorso e ritornante senso di colpa per aver rivolto, allo stremo delle risorse dialettiche, il pur fantasioso ma atroce «Figlio di un pelato» ad un amico al termine di una lite fanciullesca, non siamo in grado, o non vogliamo, elaborare più che tanto di nostro (plurale maiestatis «Io e me, che fatica»). Quanto a cosa si dicevano dagli albori della Repubblica a qualche anno fa i parlamentari ci ha pensato a raccoglierlo e fornircelo a suo tempo Giulio Andreotti in ‘Onorevole, stia zitto’, seguito da ‘Onorevole, stia zitto. Atto secondo’, entrambi della ‘Rizzoli’. Con più recenti aggiornamenti del giornalista Lanfranco Palazzolo con ‘Il Parlamento inutile. Stupidario parlamentare’ per ‘i libri del Borghese’, rassegna di gaffes, figuracce, insulti, invettive, assenze ingiustificate, furberie e arresti dei componenti di Camera e Senato. Volendo elevarci soccorre ‘L’arte di insultare’ di Arthur Schopenhauer. Il filosofo tedesco (di quando Danzica lo era) ha scritto pure altro in più accomodanti opere poi collazionate ed efficacemente titolate come ‘L’arte di ottenere ragione’, ‘L’arte di ottenere rispetto’ e ‘L’arte di farsi rispettare’ (tutto da ‘Adelphi’). Comunque, essendo dei grandi il divino dono della sintesi, aveva capito per tempo meglio di ogni altro come impostare la dialettica politica Beppe Grillo esponendo il suo programma: «Vaffanculo!».

 

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