domenica, Ottobre 24

Thelma & Louise de noantri. Sebben che sono donne … Due ‘casi’ riguardanti le donne: il primo tragico, dove le donne sono vittime, il secondo problematico, dove le donne rischiano di risultare succubi. Femminicidio il primo caso, toppa peggio del buco l’operazione di Colao e palazzo Chigi il secondo caso

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Pensiero lento vs velocità elettronica

Due notizie riguardanti le donne tentano di bucare la coltre pandemica che molto obnubila e tutto silenzia.

Nel primo caso siamo sul terreno del tragico, nel secondo in quello più infìdo del problematico. Lì le donne sono vittime, qui rischiano di risultare succubi. In entrambi i casi si riconfermano gli stereotipi sulle donne, per un verso oggetti da calpestare, per l’altro soggetti se va bene da tappezzeria, con l’entusiastico consenso femminile.

Primo caso. La cólta intelligente signora Natalia Aspesi ci informa, il 12 maggio (‘la Repubblica’) dell’anno di disgrazia della pandemia globale da virus, che Barbara, Bruna, Rossella, Lorena, Gina Lorenza, Viviana, Maria Angela, Alessandra, Marisa, Susi -27 anni la più giovane, 52 la più matura- non ce l’hanno fatta. Il virus ha vinto e noi non avremo più alcuna possibilità di incontrarle nelle nostre vite relazionali che nascondono sempre sorprese. Il virus ne ha decretato la morte, ma non è il virus biologico che ci ha pensato, è stato un più atroce subdolo violento virus, di natura sociale, procurato da maschi.

Maschi italiani, non stranieri, in ossequio al grido di ‘prima gli italiani’ in 10 casi su 11. Quando raramente capita ad opera di uno straniero, il primo fascio leghista o destro che sia ne straparla odiosamente, invocando, a scelta, o la pena di morte o la castrazione chimica. Dietro molte delle violenze commesse emergono -come ci dicono indagini e ricerche condotte da chi scrive sul fenomeno delle violenze sulle donne- violenze, sessuali e psicologiche, vissute sovente per anni, senza alcuna forma di difesa, se non nelle ostiche e difficili condizioni in cui agiscono servizi territoriali e reti antiviolenza, difatti nella pandemia ridotte nelle chiamate di aiuto. In due casi si tratta di figli o nipoti. In altri due casi il femminicidio avrebbe avuto come elemento scatenante l’incontrollabile paura per presunti contagi da virus, quello biologico.
Nonostante la donna nelle diverse raffigurazioni tra l’elegiaco ed il retorico costituisca l’altra metà del cielo, quell’orizzonte viene sempre squarciato da una mano maschile.
Quello delle donne, insieme alle migrazioni, costituisce il tema globale per eccellenza, che non viene debellato per antichi oscuri motivi storici culturali sociali. Sia essa Madre in alcune religioni, o compagna silente in molte culture, le donne hanno ancora il problema di vedersi riconosciuto lo spazio che merita qualsiasi essere umano, a prescindere dal genere, età, cultura, religione.
Le donne, tutte le donne in quanto genere femminile, devono sempre pagare prezzi più alti, in un mondo sociale discriminatorio, oppressivo,brutale, costruito a misura dei maschi.

Le ragioni ed i motivi sono troppo articolati per parlarne compiutamente in queste note, ma decidere di parlarne, da uomo peraltro, con tutti i palesi limiti di un genere che non partorisce figli, non li accudisce nei primi anni di vita, che viene dopo il legame psicologico affettivo -eh sì, anche ‘erotico’- della madre verso una figlia o figlio, significa non già cospargersi il capo di cenere, quanto piuttosto provare, tentare di comprendere limiti umani, culturali, sociali che albergano fin dentro le culture della modernità, in primis occidentale, dove l’innovazione in diversi campi del sapere si accompagna alla retrograda condizione psicologica e culturale che costituisce il retroterra anche inconscio di molti dei maschi che decidono per tutti.

Secondo caso. L’attenzione si concentra su uno sparuto gruppo di donne che i titoli accademici intellettuali scientifici porrebbero sullo stesso livello dei colleghi maschi, se non più sù. Ma siamo proprio sicuri che tutto sia così semplice e chiaro? Personalmente nutro diversi dubbi al riguardo, e proverò a delinearne alcuni tratti, sperando sull’intelligenza umana, che non è né femminile né maschile, di qualcuna/o che naturalmente invece di riflettere mi taccerà pure di essere maschilista.
Il tema di per sé primario è quello solito immarcescibile reiterato dello spazio che le donne cercano di procurarsi in un mondo reale declinato ad immagine simbolica, psicologica, economica di ruoli e status sociali molto benevoli e facilitati per i maschi, difficili da scardinare per le donne.

Qui non si tratta di farsi venire rigurgiti da etica cattolica, o da ancor più bigotta etica protestante, per non dire dell’occupazione mentale dei maschi sulle donne che costituisce il tratto culturale nel mondo musulmano, dove le donne sono prede controllate da tutti i maschi di famiglia. Per inciso, tra i diversi problemi che costituiscono l’incontro o lo scontro tra civiltà (Samuel P. Huntington), sul pensiero laico dell’autodeterminazione delle donne circa il proprio destino, insieme alla separazione tra un dio privato e un pensiero laico nella polis -la città-, si misura lo scontro tra arretratezza e modernità, tra Oriente ed Occidente. Il resto è contorno, molto acuto e critico su cui riflettere, per esempio sul tema delle prospettive e dei limiti del cosiddetto multiculturalismo, tema troppo articolato cui dedicherò un’attenzione prossimamente.

Le maglie fitte della trama relativa al tema femminile sono sempre state molto strette, fatte di omertà, così che non si può non ricordare per quanti decenni nel nostro Paese, ma anche altrove, violenze psicologiche, sessuali, molestie ed intimidazioni sono state sovente coperte omertosamente dai buoni e pii rappresentanti della chiesa, che in molti casi consigliavano di lasciar perdere moti di paure rivolta e rabbia femminile in nome del buon nome della famiglia, supremo desco spirituale e concreto dell’espressione maschile sul mondo. Luogo infame claustrofobico terribile da sopportare, ma strumento di legittimazione sociale, perché notoriamente i maschi con famiglia potevano arrogarsi il diritto di pontificare sulla società e levare il dito ‘religioso’ sulla ‘crisi dei valori’ con le sue derive ‘perverse’, mentre montava sempre più forte il grido, sovente soffocato, -nel senso proprio di ucciso- della necessità di aprire porte e finestre per far entrare un’aria di libertà, autodeterminazione, consapevolezza di sé e dei propri mezzi da parte delle donne.

Con il virus biologico, il Giuseppi -detto anche ‘pochette’- considera utile farsi affiancare da diversi cosiddetti esperti’. Per provare a gestire la Fase 1 della chiusura totale con esperti della scienza medica. Nella Fase 2 cominciano ad operare diverse ‘task forces’, perché il provincialismo italico emerge sempre quando si tratta di apparire all’altezza della situazione, dunque vanno declinate in inglese!
Pare che circolino, si spera con dotazioni sufficienti di mascherine igienizzanti e guanti, qualcosa come 1400 -1400!?- specialisti delle diverse branche dei saperi che le conoscenze odierne sono in grado di esprimere e che dovrebbero delineare contorni, limiti ed occasioni per far ritornare il popolo alla tragica normalità, qualsiasi cosa voglia dire nella sua fumosità circa i paletti variabili ed i modelli teorici con cui pensiamo di pensare al concetto vago ma rassicurante di normalità.
Vorremmo tanto sapere se sono pagati -nulla di strano- per fare esattamente cosa, con quali strategie.

Qui, a poco a poco, emerge un piccolo problema, che il solo omonimo di chi scrive non aveva considerato: le donne non ci sono. Non si sa dove siano finite, ma nessuno, maschio presumibilmente, aveva pensato di coinvolgerle, anche perché già oberate dal lavoro di cura a casa, poi cucinare, poi occuparsi dei figli, in più stressandosi ulteriormente per dover anche controllare che la didattica dei figli a distanza fosse tale da non procurare buchi improvvisi di ignoranza nelle faticose lezioni tenute in rete. Allora che si fa? Mica si possono penalizzare le donne, poi in una task force generatrice di un arricchimento di curriculum di notevole pregio, trattandosi di uno ‘scienziato’ secondo l’entusiastico plauso di molti, maschi, costituito da Vittorio Colao, presentato come un manager internazionale con i fiocchi, già amministratore delegato di uno dei colossi della telefonia su cui, come gli altri, preferirei stendere neanche un velo, troppo grande, ma almeno un centrino pietoso. Insomma, il Colao che si attorniasolodi 16 esperti, ché alcune ministre sono in compagnia di 60-70 esperti!!, pensa che ti ripensa, su sollecitazione del Presidente del Consiglio, decide con mossa azzardata e temeraria -solo adesso a metà maggio!-, che le donne, qualche donna, debba assolutamente approdare alla corte, e servire a tutte le altre, meno capaci e con reti e legami di potere di minore presa delle nuove esperte designate.

Quindi sipartorisce’, mi si passi, l’idea non già di sostituire cinque esperti maschietti, ma di aggiungere altre nuove esperte. Per un totale di presenza di genere del 23%, quando le donne nel nostro paese costituiscono oltre il 50%. Ma glissiamo su ciò…. Il punto nevralgico è che lenominate’ –non sappiamo individuate e scelte da chi ed in forza di quali legami e reti di relazioni e, soprattutto, per far cosa- vengano elevate alla suprema casta presidenziale.

In verità neanche prima sapevamo le centinaia di esperti di non si sa quali e quante branche del sapere che cosa facessero, se vengono retribuiti, in che forma, se fiduciaria ‘ad personam’ senza raccomandazioni -questa sì, per il Paese, notizia rivoluzionaria! Con comprensibile vanitas, le nominate si dicono onorate, sotto shock. Cito dall’entusiastico ‘la Repubblica’ del 13 maggio che «Alcune sono due donne napoletane doc, perché l’operazione era esplicitamente volta a inserire più nomi femminili in questi organismi». Quindi, fateci capire: oltre la coltre di retorica -conosciuta da chi scrive- si aggiungono cinque donne con la Fase 2 che si sta dispiegando, per forse aver capito che con le loro specificità disciplinari erano evidentemente assenti dalla costituzione del pensatoio avvenuta in Fase 1, quella che le donne manco sapevano chi fossero. Quindi ‘o’ manager’ deve aver toppato, non avendo saputo individuare figure professionali e scientifiche ad hoc, vale a dire congruenti con gli obiettivi prefissati, evidentemente errati. Ma poiché sono curioso, in quella fase essendoci già un valido scienziato sociale, di cui si è saputo per caso bucando la coltre un poco omertosa dell’élite, perché ulteriori ripetizioni, perché meridionali? Quindi novelle quote rosa in salsa geografica?
L’altra attende con curiosità i dati sull’andamento del contagio, non conoscendoli. Ma poi, essendo io ignorante, che fa un’endocrinologa che si occupa di patologia generale? avendo già dovuto impegnarmi molto per capire confini liminali tra infettivologi, virologi, epidemiologi, e poi biologi raramente chimici?

Quindi, in sintesi, donne assenti, donne recintate in casa, donne uccise sopraffatte. Ma dove è un possibile quanto ardito legame tra i due casi di cui ho parlato così diversi tra loro da porli in contrasto?
Il fatto che nel primo caso ci troviamo dinanzi a donne che subiscono un plurisecolare martirio, finendo ammazzate, violentate, espropriate del proprio corpo e spirito, quindi sono vittime di una sopraffazione maschile non già frutto di malattie, alcool, stress lavorativi -come emerge da molte ricerche condotte tra cui quelle da me dirette-, quanto di un modello, un habitus culturale, su cui tornerò presto. Tanto per dire, un Paese arretrato maschilista bigotto come l’Italia non riesce ad affrontare il vergognoso tema della disparità di salario tra donna ed uomo a parità di lavoro. Indecente.
Nel secondo caso, ‘dell’incoronazionedi donne già in carriera, grazie a maschi, si tratta di una conferma, oltre le retoriche su ‘che bello! mamma mia sono stata scelta!’, del risultare, non volendo, succubi, e quindi comportandosi bene, non dando fastidio, vedrai che magari qualcuna di queste assurgerà… Per dire, la premier neozelandese ha 34 anni ed alle Nazioni Unite tempo fa è arrivata allattando suo figlio. Grande!

Quindi, ritengo che la causa di tutte le donne sarebbe stata meglio espressa dichiarando pubblicamente un rifiuto da rimandare all’uomo ex telefonico’, e soprattutto alla truppa maschile tra Palazzo Chigi e dintorni.

Poi per carità, tutte donne straordinarie, non se ne poteva fare a meno, libere ciascuna di farsi la propria già non trascurabile carriera. Però ci venga risparmiata la retorica della vittoria delle donne, di un passo ulteriore verso la parità ed amenità simili, sfoggiabili nei salotti che ‘contano’. Ma resta che la maldestra, quanto poco rispettosa,toppa maschile, rischia, con qualche ragione, più di nuocere che agevolare il genere femminile, in un Paese dove qualche temerario in private discussioni, tra un rinfresco e l’altro, addirittura con sprezzo del pericolo, sussurra circa l’indifferibilità che tra qualche lustro forse magari una donna potrebbe assurgere a fare il, la, Presidente del Consiglio. Bisogna vedere quanti maschi si convinceranno.
Ma intanto, a questi ultimi chi gli stira le camicie e gli prepara il pranzo, che poi il maschietto deve parlare nell’agorà? Perché si sa, i maschi pensano, le donne sostengono i primi, un passo indietro. Questo è peggiore di quel passo.

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Sull'autore

PhD Sociologo, scrittore per elezione e ricercatore per vocazione, inquiete persone ancora senza eteronimi di Pessoa. Curioso migrante di mondi, tra cui Napoli, Vienna, New York. Ha percorso solo per breve tempo l’Università, così da preservarlo da mediocrità ed ipocrisie, in un agone dove fidarsi è pericoloso. Tra decine di pubblicazioni in italiano ed in lingua si segnala l’unica ricerca sociologica al mondo sull’impianto siderurgico di Bagnoli, Conte M. et alii, 1990, L’acciaio dei caschi gialli. Lavoro, conflitto, modelli culturali: il caso Italsider di Bagnoli, Franco Angeli, Milano, Pref. A. Touraine. Ha diretto con Unione Europea e Ministero Pari Opportunità le prime indagini sulle violenze contro le donne, Violenza contro le donne, (Napoli 2001); Oltre il silenzio. La voce delle donne (Caserta 2005). Ha pubblicato un’originale trilogia “Sociologia della fiducia. Il giuramento del legame sociale” (ESI, 2009); “Fiducia 2.0 Legami sociali nella modernità e postmodernità” (Giannini Editore, 2012); “Fiducia e Tradimento. In web we trust Traslochi di società dalla realtà diretta alla virtualità della network society”, (Armando Editore, 2014). Ha diretto ricerche su migrazioni globali, lavoro e diritti umani, tra cui 'Partirono bastimenti, ritornarono barconi. Napoli e la Campania tra emigrazione ed immigrazione' (Caritas Diocesana Napoli, 2013 con G. Trani), ed in particolare “Bodies That Democracy Expels. The Other and the Stranger to “Bridge and Door”. Theory of Sovereignty, Bio-Politics and Weak Areas of Global Bίos. Human or Subjective Rights?” (“Cambridge Scholar Publishing”, England 2013). Nella tragica desiderante società dello spettacolo scrive per non dubitare troppo di se stesso, fidarsi un poco più degli altri e confidare nelle sue virtuose imperfezioni. Sollecitato, ha pubblicato la raccolta di poesie Verba Mundi, Edizioni Divinafollia, Bergamo. È Vice Presidente e Direttore Scientifico dell’Associazione Onlus MUNI, Movimento Unione Nazionale Interetnica.

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