domenica, Giugno 20

Thailandia, USA e ONU in ansia Corte Costituzionale: dimissiona la Premier e 9 membri del Governo, concede agli altri di continuare a governare

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THailandia Lumpini Park

Bangkok – Ieri mattina, alle 11,40 al Lumpini Park, luogo di relax, dove passeggiare nei pressi del laghetto artificiale è un momento ideale per allontanarsi dallo stress della vita quotidiana in una delle più grandi megalopoli d’Asia, si sono sentiti distintamente dei colpi d’arma da fuoco, almeno un paio, creando il panico tra i dimostranti, generalmente sostenitori dei Democrats, i quali hanno deciso di concentrare qui il centro nevralgico delle proprie proteste. Nel fuggi fuggi che ne è derivato, per gli addetti alla security pare che i colpi siano partiti da un taxi di passaggio attraverso la Intersezione Saladaeng. Si tratta di una “cartolina” che ben racconta lo stato delle cose nella Capitale Bangkok, anche se il resto della Nazione –sebbene a macchia di leopardo- sia nel Centro-Sud sia nel profondo Nord non sia stato esente da atti simili, sparatorie, bombe, panico.

La decisione di ieri l’altro dell’Alta Corte di dimissionare la Premier Yingluck Shinawatra e nove altri componenti del Gabinetto di Governo, non ha fatto altro che esacerbare questo stato di cose. Non paga di tale pronunciamento, l’opposizione già gongola per un eventuale ulteriore pronunciamento sulla questione dei fondi governativi da destinare a sostegno dei produttori di riso, risorsa nazionale basilare sia sul mercato interno sia (e ancor più) sulle piazze estere. Un po’ come l’orchestra del Titanic che continuava a suonare mentre la nave da crociera affondava inesorabilmente.

Anche l’ONU è intervenuta nella giornata di ieri. Vannina Maestracci, uno dei portavoce associati, ha avuto un incontro a New York dove il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon ha tenuto informati tutti sulle decisioni della Corte Costituzionale di Thailandia. Allo stesso tempo, sempre attraverso la Maestracci, il Segretario Generale ONU ha tenuto a precisare che auspica una soluzione alla quale si possa giungere attraverso il dialogo.

A ruota gli Stati Uniti, partner economico rilevante e alleato tra i più fidati della Thailandia (e viceversa). Stante la posizione e il tasso di sviluppo economico nell’area Sud Est Asiatica, nell’ASEAN e nei confronti della diplomazia d’area dove fa “ombra” il colosso cinese, gli USA più e più volte hanno ribadito di seguire attentamente quel che accade in Thailandia. E proprio per questo, anche stavolta, hanno chiesto pressantemente che si giunga ad una risoluzione pacifica delle tensioni politiche e che si tengano al più presto nuove elezioni dopo il pronunciamento della Corte. «Continuiamo a chiedere con insistenza a tutte le parti in essere di risolvere le tensioni politiche in modi pacifici e democratici così che il popolo thailandese possa scegliere la leadership politica che merita», ha affermato Jen Psaki, un portavoce del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti. Che ha aggiunto: «In accordo con gli ideali democratici della Thailandia, una risoluzione delle cose comprende elezioni ed un governo eletto».

In realtà, i Democrats (che corre obbligo di ricordare sono la minoranza in Parlamento) continuano a minacciare di boicottare anche le prossime eventuali elezioni da una parte e dall’altra invocare il dialogo con il Governo che ha tenuto in ostaggio dell’ostruzionismo praticamente dal primo giorno della sua vita parlamentare.

La stessa Corte Costituzionale, una volta dimissionata la Premier Yingluck Shinawatra ed i nove Membri del Gabinetto di Governo che avevano approvato la rimozione di Thawil Pliensri dallo stesso organo governativo, ha contestualmente messo a ruolo che la rimanente parte dei Ministri, che non avevano approvato quel procedimento, possono continuare a governare come membri effettivi del Gabinetto di Governo. Praticamente non le urne ma la Corte Costituzionale in questo momento può decidere chi governa e chi no. Il che esprime chiaramente il caos istituzionale che al giorno d’oggi purtroppo impera in Thailandia.

 

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