martedì, Settembre 28

Thailandia: una domenica di proteste infuocate contro il Governo di Prayuth La pandemia continua ad espandersi, i casi di infezione ed i decessi pure, il Governo in carica è ritenuto incapace di gestire la seconda e terza ondata del Covid e se ne chiedono le dimissioni, scendono nuovamente in strada gli oppositori nonostante i divieti anti-Coronavirus

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Nella giornata di ieri, domenica 18 luglio, l’insofferenza e la delusione sempre più diffusa a livello popolare nei confronti della gestione del complesso quadro pandemico thailandese hanno raggiunto il loro culmine. Nonostante tutti i divieti, la dichiarazione di stato di lockdown a Bangkok e 19 Province, alle quali erano state appena aggiunte altre tre, sono state organizzate e inscenate proteste vibranti in strada contro il governo dell’attuale Primo Ministro, l’ex Generale Prayuth Chan-o-cha ritenuto incapace di contrastare la seconda e terza ondata di Covid-19 che sta funestando la Nazione, soprattutto dopo la scoperta di nuovi clusters ad aprile scorso, all’interno dei quali si sono sviluppate le nuove varianti che hanno messo in ginocchio il già fragile sistema sanitario messo in campo per limitare i danni del Coronavirus.

La Polizia è intervenuta con la mano dura, proiettili di gomma, gas lacrimogeni e cannoni ad acqua per disperdere i manifestanti in movimento verso l’Ufficio del Primo Ministro Prayuth Chan-o-cha con l’intenzione di chiedergli le dimissioni immediate vista la sua incerta e confusa gestione della pandemia di Coronavirus nel Paese e soprattutto per il quadro economico che finora ne è risultato completamente devastato.

I manifestanti hanno risposto anch’essi in modo forte, hanno anche attaccato la Polizia ed otto agenti di Polizia ed almeno un giornalista sono rimasti feriti nel corso degli scontri, come peraltro riferito dalle stesse fonti ufficiali della Polizia thailandese.

Per quanto riguarda il resto, le fonti ufficiali della Polizia non hanno chiarito quanti manifestanti siano rimasti effettivamente feriti ma, in risposta, hanno annotato che 13 manifestanti sono stati arrestati.

Gli organizzatori della protesta hanno pianificato la la chiusura della manifestazione intorno alle 18 ma -in realtà- si è verificata una situazione di stallo tra la Polizia ed un centinaio di manifestanti che è durata diverse ore, prima che la Polizia passasse alle vie di fatto e disperdesse la folla poco prima delle 21, in quanto a quell’ora parte il coprifuoco in vigore a Bangkok.

I conteggi finali parlano di un migliaio di partecipanti aggregatisi nella protesta, sfidando i divieti governativi riguardanti gli assembramenti, il distanziamento fisico e le altre misure contenute nel regime di lockdown che a Bangkok è stato introdotto dal lunedì precedente.

Il Vice Portavoce della Polizia, Kissana Phatchanacharoen ha affermato ai media che le azioni della Polizia hanno ampiamente rispettato gli standard internazionali nel controllo delle folle e che, a Bangkok, alcuni manifestanti avevano scagliato contro la Polizia petardi, lanciato sassi con fionde e scagliato bottiglie molotov.

La Polizia è intervenuta con forza nel momento in cui alcuni manifestanti hanno cercato di smontare filo spinato e transenne poste dalle Autorità per bloccare le strade che portano alla sede principale di tutte le manifestazioni di protesta anti-governativa fino ad oggi, ovvero il Democracy Monument. Oltretutto, erano stato poste barriere e transenne anche nel tratto che conduce dal Democracy Monument alla Government House dove lavora il Primo Ministro.

Nelle ultime settimane diversi gruppi, tra cui gli ex alleati politici di Prayuth, hanno organizzato diverse proteste in strada contro il Primo Ministro in carica mentre nel Paese, giorno dopo giorno, son cresciute sempre più le frustrazioni per il numero in aumento di infezioni da Coronavirus e per i danni che la pandemia ha arrecato all’Economia.

Un esempio su tutti, il settore del Turismo, ovvero poco più di un quarto del PIL nazionale, praticamente azzerato dal primo manifestarsi della pandemia un anno e mezzo fa, con tutto l’indotto che vi fa riferimento, dalle strutture ricettive, gli alberghi di vario livello ed entità, tutta la catena della ristorazione, il trasporto merci e derrate, il settore produttivo alimentare (considerato parte dell’indotto ma anche in quanto tale, calcolato a sé stante).

Il recente esperimento del ’Sandbox partito a Puhket, ovvero consentire agli stranieri che dimostrano di essere totalmente vaccinati e di avere il Certificato di Ingresso COE Certificate Of Entrance, il tampone negativo effettuato non più di 72 ore prima dell’imbarco, abbiano sottoscritto una assicurazione thailandese rischio-Covid e senza dover effettuare alcuna quarantena in albergo come pianificato durante la pandemia, che ha visto il Premier in persona partecipare all’accoglimento dei primi preziosi turisti sbarcati dall’aereo, sta rapidamente naufragando, dato che alcuni stranieri ai quali è stato consentito di entrare nel Paese, attraversando i confini della Thailandia per mezzo dell’aeroporto di Puhket sono stati rintracciati positivi al Covid, il che ha presto gettato una luce oscura sulle volontà di tutti gli altri stranieri che potenzialmente avrebbero potuto essere turisti in Thailandia. E tutto questo, certo bene non sta facendo all’immagine del Premier che si era anche fatto fotografare con gli stranieri che per primi avevano ricevuto il lasciapassare per fare ingresso a Phuket.

Il quadro Covid in Thailandia sta fortemente peggiorando nelle ultime ore e tutto questo non riguarda la sola Capitale, Bangkok, dove il maggior numero di clusters è stato rintracciato fin dagli inizi della pandemia, come accaduto, ad esempio, nelle carceri, dove la prima ondata ha falcidiato reclusi ed addetti ai servizi carcerari e i centri di ricreazione per turisti, comprese la sale massaggi che, infatti, sono state prontamente chiuse.

La Thailandia ha riportato 11.397 infezioni e 101 decessi nella giornata di domenica 18 luglio 2021, portando il totale cumulativo a 403.386 casi e 3.341 decessi, la stragrande maggioranza causati da un focolaio sviluppatosi all’inizio di aprile scorso, alimentato ulteriormente dalle varianti altamente trasmissibili Alpha e Delta del Covid-19.

Non a caso, nelle proteste di domenica 18 luglio, molti manifestanti hanno portato con sé finti sacchi per cadaveri per rappresentare le morti per Coronavirus che essi imputano soprattutto alla scarsa capacità del Governo in carica di gestire la situazione fattasi drammatica.

Molti di essi, sollecitati dai media, hanno risposto che il Governo finora è stato alquanto scarso nelle risposte e nel gestire la situazione e se non si fa nulla a livello di protesta popolare, non ci sarà alcun cambiamento.

Questa protesta, segnata dalla sofferenza e dall’insofferenza sempre più diffusa, si aggiunge alla lunga lista di manifestazioni anti-governative che l’hanno preceduta, proteste in vasta scala, che hanno coinvolto come principali promotori gli studenti e le fasce più giovanili che hanno via via attirato centinaia di migliaia di persone in tutto il Paese.

La protesta di domenica ha avuto una connotazione più strettamente legata a questioni ‘vicine’ come la scarsa capacità di gestire la lotta alla pandemia, mentre le proteste precedenti avevano uno spirito maggiormente critico verso il Governo in senso politico ma anche più ampio, in quanto -tra i temi della protesta- vi erano anche una richiesta di revisione della Carta Costituzionale (riscritta in senso troppo squilibrato a favore della rappresentanza dei militari nel Parlamento nazionale, una modernizzazione dei canoni della Corona, un allargamento della Democrazia nel Paese e la richiesta di indire quanto più presto possibile nuove elezioni, che son state bloccate e rimandate varie volte dai militari, dopo il colpo di stato dell’ormai lontano 2014.

Tuttavia, lo slancio delle proteste è stato ‘raffreddato’ dai militari e dalle Autorità thailandesi in carica dopo esse hanno iniziato a reprimere le manifestazioni e a detenere i leader delle proteste, oltre alla già nota estesa interpretazione del reato di lesa maestà rivisitato in chiave di blocco ad ogni forma di pensiero critico nei confronti delle Autorità stesse e successivamente per l’introduzione delle misure in contrasto alla diffusione del Covid, come le limitazioni agli spostamenti, agli assembramenti.

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