mercoledì, ottobre 24

Thailandia: un altro Shinawatra vola esule all’estero La sua decisione di espatriare le ha consentito di sfuggire ad un pronunciamento di una Corte di Giustizia

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Lo schema si ripete. Un esponente della famiglia Shinawatra raggiunge il successo alle Elezioni attraverso il voto del fronte popolare, l’opposizione si coalizza e ne impedisce il Governo in ogni modo, anche con manifestazioni in strada imponenti, attraverso gli ‘agganci’ nel mondo della Magistratura e dell’Esercito costituisce una falange in difesa degli interessi delle classi agiate, si va a processo, il leader politico del fronte popolare evita la condanna, si trasferisce all’estero e vive esule con una condanna sul suo capo da scontare al potenziale rientro in Patria. E’ accaduto col fratello maggiore Thaksin Shinawatra ed oggi si replica con la sorella Yingluck.

Dopo la condanna a quarantadue anni di carcere comminata dalla Corte Suprema all’ex Ministro Boonsong Teriyapirom responsabile del Ministero per il Commercio nel precedente Governo di Yingluck Shinawatra per un’accusa legata a falsificazione di documenti ufficiali nel commercio ‘Governo verso Governo’ tra Thailandia e Cina nella compravendita di riso, la condanna anche alla ex Premier –che prima era nell’aria- stava per diventare fatto certo il prossimo 27 Settembre. Già si era stimata anche l’entità della condanna: dieci anni di carcere. E così, contrariamente all’atteggiamento assunto finora da Yingluck Shinawatra, ovvero rendersi sempre reperibile, accettare le varie imposizioni degli inquirenti e delle Forze di Polizia, domicilio coatto, affrontare in Aula il giudizio della Magistratura thailandese, ha attraversato il confine probabilmente attraverso la Cambogia, è volata con un jet privato via Singapore fin verso Dubai chiedendo asilo politico. Si tratta di un Paese ‘amico’ e già sede più o meno permanente delle attività del fratello maggiore Thaksin, il quale ha così costituito una specie di ‘Governo ombra’ transfugo, in attesa di tempi migliori. I ‘tempi migliori’ erano stati auspicati proprio durante il periodo in cui la sorella Yingluck era al Potere, si sperava in una amnistia che consentisse a Thaksin il ritorno in Patria ma l’opposizione dei ‘Democrats’, il fronte delle cosiddette ‘Magliette Gialle’ si è opposto fermamente e dopo il colpo di stato del 2014 non se n’è fatto più nulla.

Secondo fonti interne alla Giunta militare che detiene il Potere in Thailandia (deviate o perlomeno inadeguate, visti gli esiti della fuga di Yingluck Shinawatra che è volata via senza tanti problemi, nonostante i decantati controlli posti sulla sua persona) la sede finale delle ‘triangolazioni’ geografiche ed aeree della ex Premier dovrebbe essere Londra dove pure la Famiglia Shinawatra ha una gran parte del proprio ‘core business’ di famiglia. Il fratello maggiore Thaksin –un po’ anche per impegnare il proprio tempo- è stato anche per un tratto di tempo proprietario del Manchester City, con Sven Goran Eriksson allenatore (e la squadra s’è comportata nemmeno troppo male nella Premier League in quel periodo).

La Dinasty Shinawatra nasce in politica nel 2001, attraverso una serie di politiche chiaramente improntate a favore delle classi agricole e delle fasce popolari della Nazione, fino a quel punto senza una vera e propria anima e rappresentanza politica nel Parlamento thailandese. Le elezioni furono vinte proprio grazie all’adesione della parte meno colta e meno abbiente del regno ma le opposizioni  – anche in quel caso – inscenarono una serie di eventi pubblici, manifestazioni di protesta e blocchi in strada che paralizzarono il Paese e condussero ad un colpo di stato.

Anche il Governo di Yingluck Shinawatra è stato destituito da un colpo di stato nel 2014 ed è stata poi messa sotto accusa con l’imputazione di negligenza in correlazione ad un piano di sostegno economico con sussidi per i coltivatori di riso che fossero in condizioni di difficoltà promulgato ed introdotto nel 2011, un piano rivelatosi troppo costoso per le casse governative e mentre la Thailandia perdeva il primato –durato più di quindici anni- di maggior Paese esportatore di riso al Mondo.

Il fratello maggiore Thaksin volò verso Dubai nel 2008 per sfuggire all’arresto derivante da una condanna per corruzione, fu destituito da un colpo di stato nel 2006.

Secondo quanto riportano i media thailandesi, la sorella Yingluck ha attraversato via terra il confine con la Cambogia, per poi volare verso Singapore e successivamente alla volta di Dubai, probabilmente due giorni prima di una convocazione presso la Corte di Giustizia. Per quel che appare, persino la famiglia era all’oscuro del piano di fuga, non solo gli esponenti dell’entourage politico della ex Premier. Migliaia di suoi supporter, infatti, era previsto si sarebbero affollati in occasione della deposizione in Aula di Yingluck Shinawatra. Tuttavia, i suoi sostenitori hanno espresso simpatia verso l’azione scaltra in direzione della fuga della loro leader, dato che – a loro parere – il giudizio della Corte di Giustizia era praticamente già scritto e basato su motivazioni politiche e non certo sulla base dei criteri di una Giustizia chiara ed equa. Non a caso, uno dei principali attivisti delle cosiddette ‘Magliette Rosse’, il Movimento nato dall’operato di Thaksin e che ha sempre sostenuto sua sorella Yingluck fin dalla sua discesa in campo in politica, Surachet Chaikosol, ha affermato ai media internazionali: «Se è volata all’estero è perché l’attuale struttura dei giudizi è stata selezionata e nominata dai militari, e certo non proviene da un metodo di selezione democratica. Sono lieto che lei non debba patire il carcere».

Il Capo della Giunta militare oggi ancora al potere in Thailandia, Prayuth Chan-O-Cha ha anch’egli affermato di non saper nulla sulla sede attuale dove Yingluck Shinawatra sia ed ha espresso sorpresa alla sua assenza in Aula «visto che aveva sempre detto di voler combattere in Aula per difendere il suo caso».

Le Forze di polizia hanno confermato di aver sempre monitorato i movimenti della ex Premier e che avrà certamente usato qualche scappatoia per fuggire all’estero. La sua decisione di espatriare le ha consentito di sfuggire ad un pronunciamento di una Corte di Giustizia di netto stampo militare e che aveva il chiaro proposito di metterle grande pressione addosso ma – allo stesso tempo – calma le acque politiche e sociali, almeno per il momento, togliendo molte possibilità a manifestazioni imponenti o violente in strada in suo sostegno. In un certo qual modo, i militari, almeno per adesso, possono tirare un sospiro di sollievo. I militari, infatti, disperano di poter evitare l’instabilità sulla scena nazionale, una instabilità che – in verità – è caratteristica della politica e della società thailandese da svariati decenni. In ogni caso, il pronunciamento dell’Alta di Corte di Giustizia il prossimo 27 settembre ci sarà, anche se Yingluck Shinawatra sarà contumace.

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