domenica, Ottobre 17

Thailandia tra gialli e rossi Mentre ancora protestano gli oppositori, ora scendono in campo i manifestanti pro-governativi

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Bangkok Dal giallo al rosso: cambia il colore del quadro politico thailandese. Il Movimento delle “Magliette Rosse” – che finora si è tenuto relativamente in disparte nella disputa politica dove il fronte avversario dei Democrats ha in modo quasi solitario occupato la scena nazionale e messo sotto scacco i centri decisionali nazionali – ora scende in campo. Ma non è necessariamente un buon segno.

Per gli osservatori delle cose della politica thailandese, questo sembrerebbe l’inizio del tunnel alla fine del quale potrebbe profilarsi l’ennesimo colpo di stato in Thailandia. Ma già si ipotizza vi possa essere anche di peggio: la guerra civile.

In diverse provincie della Thailandia numerosi manifestanti sostenitori del Governo Shinawatra hanno bruciato nella giornata di ieri l’altro delle bare simboliche, nei luoghi antistanti la Corte Costituzionale, con i volti dei componenti della Corte stessa, i quali hanno deciso per la destituzione del Primo Ministro Yingluck Shinawatra dal suo incarico. Nella giornata di ieri le Magliette Rosse si sono date appuntamento all’Aksa Road a Nakhon Pathom. I leader del movimento hanno chiarito di voler attuare qualsiasi tipo di azione possa essere utile al fine di sostenere l’attuale amministrazione governativa. Il leader delle Magliette Rosse a Udon Thani, Kwanchai Praipana, ha confermato che almeno un migliaio di Magliette Rosse si sarebbero recate – accompagnate da un centinaio di guardie rosse del Corpo dei Volontari per la Protezione della Democrazia, all’Aksa Road. Ed ha altresì confermato anche che vi avrebbero sostato fino a Mercoledì senza marciare in alcun luogo.

Apichart Inson, il leader delle Magliette Rosse del Gruppo Rak Chiang Mai 51 ha affermato che le Magliette Rosse del Nord erano già sul punto di mettersi in movimento unitamente ad altre Magliette Rosse di altre provincie e che avevano raggiunto luoghi di raccolta a Lampang e Kamphaeng per bruciare anch’esse delle finte bare simboliche. Lettere di protesta sono state inviate ai governatori provinciali dove si descrive tutto il mondo che il movimento delle Magliette Rosse respinge risolutamente, quel mondo dal quale provengono le scelte e le decisioni della Corte Costituzionale contro il Primo Ministro, un Primo Ministro eletto da milioni di voti e che porterà tutto il popolo “rosso” a sollevarsi per una società più giusta. Un mondo rappresentato da una componente politica che è e resta minoritaria nel Paese, cioé quella del People’s Democratic Reform Committee PDRC  guidato da Suthep Thaugsuban. Nella giornata di ieri si stimava che un milione di Magliette Rosse si sarebbero ammassate all’Aksa Road e che tutti avrebbero potuto vedere la differenza nei numeri tra il colore rosso ed il giallo dei supporters anti-governativi.

Scene simili si sono viste a Khon Kaen ma si sono recate al luogo d’incontro all’Aksa Road anche Magliette Rosse provenienti da varie zone della Nazione e bare simboliche sono state incendiate anche ad Ang Thong, Sing Buri, Lop Buri, Amnat Charoen e Uthai Thani.

Il leader del People’s Democratic Reform Committee (PDRC) Suthep Thaugsuban ha affermato che anche il nuovo Primo Ministro facente funzioni, Niwatthamrong Boonsongpaisan, un ex funzionario dell’IBM e della Shin Corp – dopo la dismissione di Yingluck Shinawatra imposta dal pronunciamento della Corte Costituzionale – non va bene, poiché si tratta di un collaboratore di vecchia data del deposto Premier Thaksin Shinawatra. E così Suthep spinge per una “spallata finale” per forzare l’intero Governo a lasciare i propri incarichi, creare un vuoto politico e inficiare anche la prossima data prevista per le elezioni, ovvero quella del 20 luglio prossimo. Per questo, ha guidato qualche centinaio di supporters verso la Casa del Governo. Una marcia nel caldo cocente dell’estate thailandese, intonando canzioni patriottiche. I leader del PDRC hanno affermato che la loro intenzione era quella di stabilire dei campi diffusi sul territorio dopo essersi auto-confinati, negli ultimi tempi, all’interno del Lumpini Park. I piani prevedono di tenere in scacco la Casa del Parlamento in preparazione di quello che loro hanno definito un “colpo di stato popolare”. Suthep ha concesso tre giorni di tempo al Governo per rettificare la crisi altrimento il PDRC lo farà da sé medesimo. La decisione di venerdì scorso giunge dopo che s’è chiarito che il Pheu Thai Party  pro-governativo non ha affatto intenzione di lasciare sola la Premier Yingluck Shinawatra dopo il pronunciamento della Corte Costituzionale che l’ha dimissionata dal ruolo di Premier, una decisione che essi ritengono al di fuori dei limiti della Costituzione stessa, in quanto la Corte rappresenta un’ingerenza rispetto al vasto voto popolare che l’ha espressa. Il pronunciamento che si profila all’orizzonte, ovvero una ulteriore condanna nel mancato rispetto degli accordi riso-in-cambio-di-denaro stabilito tra il Governo ed i produttori di riso non farebbe altro che aggiungere sale sulle ferite aperte.

Il Premier cambogiano Hun Sen ha proposto un comunicato ufficiale dell’ASEAN sullo stato delle cose in Thailandia nel corso della seduta di ieri per la prima volta ospitata dal Myanmar. Il Premier cambogiano è un alleato vicino all’ex Premier thailandese Thaksin Shinawatra, oggi esule all’estero per una condanna per conflitto di interessi, la cui sorella è proprio il Premier destituito col pronunciamento della Corte Costituzionale di mercoledì scorso. Il rappresentante diplomatico thailandese che presenzia l’incontro, Phongthep Thepkanjana, ha ringraziato tutti ed in special modo il Premier cambogiano Hun Sen. «Abbiamo espresso tutto il nostro apprezzamento ai leader ASEAN per le loro preoccupazioni circa la situazione thailandese, specialmente al Primo Ministro Hun Sen per il suo consiglio di esprimere un documento sul processo democratico in Thailandia». In realtà, la sua presenza al posto della Premier Yingluck Shinawatra è dovuto proprio al procedimento della Corte Costituzionale che l’ha destituita dal suo incarico. Nel frattempo, tutti nell’ASEAN, ascoltando le parole di Phongthep Thepkanjana guardano con apprensione l’evoluzione delle cose, tra attentati, bombe e mnifestazioni di ambo le parti politiche in essere. Mentre sullo sfondo si staglia anche il rischio di un colpo di stato.

 

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