martedì, Giugno 15

Thailandia: rischio guerra civile Pino Striccoli, blogger attento al Sud Est Asia, rileva la scarsa possibilità di dialogo tra le forze politiche maggioritarie del Paese

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Bangkok
– Le voci di un colpo di Stato si susseguono a Bangkok, tra la gente, rimbalzate dai media internazionali. E domani, secondo le dichiarazioni dei leaders della protesta anti-governativa, la capitale potrebbe essere teatro di poderose manifestazioni e scontri. Infatti starebbero convergendo sulla capitale molti gruppi delle contrapposte fazioni, i filo-governativi hanno parlato di 100.000 persone provenienti da 20 Province del Paese che nelle prossime ore si ritroveranno a Bangkok.  

Come ampiamente prevedibile, la destituzione, da parte dell’Alta Corte di Giustizia thailandese, della Premier Yingluck Shinawatra e l’immediata sostituzione con la nomina a Premier di Niwattumrong Boonsongpaisan, ha reso incandescente il clima nel Paese. Nelle scorse ore si sono registrati tre attentati con esplosivo a Bangkok. Una granata M67 è stata lanciata contro la casa di Suphot Khaimuk, uno dei tre magistrati del tribunale che ha assunto la decisione contro Yingluck.

I manifestanti pro-governativi hanno annunciato di essere pronti a formare il proprio Governo, giudicando ‘illegittimo’ l’Esecutivo restato al potere e ritenendo che non abbia alcuna legittimità il Primo Ministro ad interim Niwattumrong Boonsongpaisan.

Pino Striccoli, è un Docente di Chimica prestato all’informazione, blogger attento osservatore degli accadimenti del Sud-est asiatico.

 

Il pronunciamento dell’Alta Corte di Giustizia che dimissiona forzosamente la Premier Yingluck Shinawatra per alcuni osservatori richiama la fuoriuscita a ‘spallate’ dalla politica nazionale del fratello Thaksin.
Il Governo di Yingluck è chiaramente sotto l’attacco incrociato da mesi di manifestazioni di massa e di attacchi giudiziali da parte di un’aristocrazia che vuole riprendersi ‘tutto’, il potere reale del Paese che piano piano sta perdendo. La democrazia porta il potere nelle mani del clan Shinawatra perché sono capaci di prendere più voti. Essendo impossibile un golpe classico, il golpe giudiziario è provato e riprovato. La decisione dell’Alta Corte, sebbene possa avere delle motivazioni reali, sembra proprio un altro golpe giudiziario. A breve un’altra sentenza proverà a cacciare dalla politica Yingluck ed altri 308 parlamentari.

E veniamo da sei mesi di protesta del movimento di Suthep che -di fatto- paralizzano la Nazione e bloccano l’economia?
Il movimento del PDRC dà  sfogo ad un risentimento della classe media di Bangkok contro Thaksin e i suoi partiti ma finora ha mostrato chiaramente tendenze antidemocratiche e razziste. Gli aspetti violenti dell’ultima fase del PDRC sono sotto gli occhi di tutti e il loro appello ai militari è lì a testimoniare la volontà di ripristinare un mondo politico del passato, quel passato di quando c’era il generale Prem Tinsulanonda, quando la politica la faceva il Palazzo e si eleggevano dei fantocci del potere. Lo sviluppo del Paese sia economico e che democratico ha posto uno stop a questa pratica. Ora vince chi ha voti.

Non sarebbe auspicabile, in una logica di pacificazione nazionale,  una sorta di ‘Grosse Koalition’ alla thailandese?
La mediazione tra le due fazioni è difficile anche perché, al centro della questione, c’è un problema di successione reale. Per pacificare bisognerebbe che il lato realista riconoscesse le elezioni come luogo di formazione dei governi e del potere piuttosto che le stanze del palazzo reale. E che il Puea Thai riconosca la necessità di garantire gli spazi economici e politici anche a chi non la pensa come loro. Niente clientelismo. Credo che tanta protesta sia frutto dei progetti megagalattici proposti da Yingluck e poi cassati che avrebbero spostato molta ricchezza nel Nord e Nordest e tagliato fuori Bangkok. Chi vince non deve prendere tutto, tanti progetti di Yingluck andavano verso un rafforzamento economico delle province di Nord e Nord Est che poi sono la loro base elettorale. Mi hanno lasciato perplesso le politiche, nel meridione del Paese, relative al caucciù: lì i coltivatori chiedevano le stesse politiche decise per il riso, richieste respinte. La pacificazione nazionale dovrebbe portare fuori dal carcere i detenuti per lesa maestà. Chi li vorrà mai portare fuori?

Cosa ti aspetti ora?
Quanto potrà succedere è difficile dirlo, molto dipende dalla reazione della base. Tutti si augurano che non ci sia una guerra civile, ma i vertici delle due fazioni secondo me si stanno preparando alla guerra civile. I rischi credo siano notevoli, tante aree del Paese si stanno preparando al peggio.

 

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