lunedì, Aprile 12

Thailandia: il Patriarca in fuga e il tabù infranto

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BangkokScene mai viste in precedenza nella Storia di Thailandia, scontri tra monaci e poliziotti, due degli ambiti solitamente in pace nella struttura sociale thailandese da lunghissimo tempo. Certo, dal punto di vista mediatico, abbiamo recentemente assistito ad una specie di ‘sacra alleanza’ tra monaci buddhisti ed Esercito ma questo è accaduto in Myanmar (tutti uniti contro una etnia minoritaria), non certo in Thailandia dove non è stata la sopraffazione e la violenza il collante tra soldati e monaci, anzi, nel caso thailandese il collante è costituito dal comune sostegno ed adesione alla Casa Reale, elemento identificativo e fondativo del Regno del Siam oltre ai contenuti del Sutra del Loto ovviamente. Ebbene, al netto di tale premessa, ora la scena del Tempio Dhammakya – pietra dello scandalo attuale – s’è infuocata a causa del tentativo della Polizia e delle Forze di Sicurezza thailandesi di prendere e porre in stato di arresto un ex abate, parecchio influente in tutto il Paese e non solo nell’ambito monastico, accusato di far parte di un sistema di riciclaggio di denaro sporco. Lo scandalo va avanti da un po’ di tempo e già molti osservatori di cose thailandesi azzardano l’ipotesi o chiave di lettura per la quale questo contrasto tra Forze dell’Ordine e i monaci possa essere uno scoglio tra i più duri per la Giunta militare thailandese fin dai tempi in cui ha preso il potere con il colpo di stato del 2014.

Lo scandalo è di vasta portata in quanto la componente monastica nel Paese è rivestita di particolare riguardo e rispetto, gli insegnamenti e le scuole all’interno dei Templi buddhisti godono della adesione popolare, soprattutto delle fasce più deboli della società thailandese e i Patriarchi sono grandemente rispettati. Vi è persino la possibilità di adempiere ad un periodo sabbatico trascorrendolo all’interno di un Tempio come peraltro aveva fatto lo stesso amatissimo Re Bhumibol Adulyadej, scomparso il 13 ottobre 2016, dopo settanta anni di regno, il più longevo Sovrano al Mondo, il quale trascorse una quindicina di giorni come monaco all’interno di un tempio buddhista dopo la scomparsa di sua nonna.

Le Forze di Sicurezza thailandesi avevano chiesto ai monaci del Tempio Dhammakya di sgomberare e di evitare d’impedire l’arresto dell’ex Patriarca 72enne Phra Dhammachayo, proprio per evitare di incorrere nella commissione di reati e di spingere le stesse Forze di Sicurezza ad applicare la forza. Purtroppo gli inviti (cioè gli ordini) delle Forze di Sicurezza sono stati disattesi: da questo derivano le azioni di forza della Polizia thailandese che in frangenti similari non va certo per il sottile. Oltretutto, molti osservatori in Thailandia ritengono che il Tempio Dhammakya sia vicino all’area politica che ruotava intorno al governo spodestato dal colpo di stato del 2014 e questo spiegherebbe la successiva escalation nei contrasti tra i monaci del Tempio e le Forze di Sicurezza. Visti gli equilibri tra il mondo clericale composto dai monaci buddhisti, la Corona e l’Esercito, constatare il contrasto persino fisico tra monaci ed Esercito è inteso – a livello popolare – come la violazione di un tabù socialmente riconosciuto da tempo immemore, nel quale le tre componenti si rispettano vicendevolmente, ognuna intesa nel suo più specifico ruolo. Pur tenendo conto della situazione particolare per la quale, appunto, il Tempio Dhammakya è generalmente visto come una specie di spina nel fianco del Potere costituito.

Si aggiunga poi il fatto importante che il Tempio Dhammakya è seguito da milioni di fedeli e sostenitori, il che non è certo fattore di poco conto in una Nazione che ha – al proprio interno – almeno il 95 per cento della popolazione di fede buddhista. Quindi un’azione di forza della Polizia thailandese ha davvero parecchio colpito la coscienza popolare e l’immaginario collettivo thailandese.

Suriya Singhapol, Vice Direttore Generale del Dipartimento delle Ricerche Speciali, sollecitato dai media locali ha ribadito che – da parte delle Forze di sicurezza Thai – nessuno vuole utilizzare le maniere forti e che si cercherà in ogni modo la via del dialogo, ferma restando la necessità di cercare e trovare l’ex Patriarca Phra Dhammachayo che intendono arrestare per poi dipanare meglio le accuse di riciclaggio di denaro sporco sollevate contro di lui. Nel frattempo, però, i fedeli che giungono al Tempio per poter partecipare alle cerimonie ed alle funzioni religiose sono tutti fermati e rispediti verso le loro zone di provenienza.

Il Tempio copre un’area complessiva di almeno 400 acri, le Forze di Sicurezza che cercano l’ex Patriarca si muovono all’interno degli spazi e nelle zone circostanti per lo più senza essere armate. Per alcuni analisti locali, l’intervento delle Forze di Sicurezza all’interno degli spazi e delle aree annesse al Tempio, nelle operazioni di ricerca dell’ex Patriarca Phra Dhammachayo, oltre che creare un vulnus del rispetto delle aree sacre, potrebbe anche essere la dimostrazione di un nervosismo palese delle stesse, a causa della scarsa capacità dimostrata in diversi mesi di trovare il 72enne ex Patriarca.

Le accuse dipingono l’ex Patriarca come il vertice di una organizzazione dedita al riciclaggio di denaro sporco ma anche di ricettazione di beni rubati oltre che di essersi appropriato indebitamente di notevoli quote di denaro che avrebbe dovuto essere destinato alla creazione di un grande centro di meditazione. L’ex Patriarca ha fatto sapere che nega ogni addebito verso la sua persona e che nega risolutamente di aver fatto riciclaggio di denaro sporco o di essersi impossessato di alcunché di illegale, anzi, fa sapere che -secondo il suo punto di vista – l’intera mossa sia stata ordita nei suoi confronti solo per motivazioni di natura politica. La Polizia nel frattempo declina nel rispondere se effettivamente la fuga dell’ex Patriarca sia cominciata proprio a partire dal primo giorno delle ricerche delle Forze di Sicurezza thailandesi dislocate in quell’area.

Sebbene il Tempio non abbia di per sé una chiara connotazione politica, per alcuni sembrerebbe essere dipinto come molto vicino agli ambienti populisti del vecchio leader del Pheu Thai Party (e del fronte delle cosiddette “Magliette Rosse”), Thaksin Shinawatra  il cui governo fu spodestato anch’esso da un colpo di stato militare nel 2006, come sarebbe peraltro accaduto anche con il Governo guidato dalla sorella Yingluck Shinawatra, forzosamente dimesso dal colpo di stato del 2014, che ha condotto il generale Prayuth Chan-ocha  alla conquista del potere dittatoriale nel Paese. Che ci sia aria di politicizzazione negli scontri tra monaci e la Polizia thailandese lo si recepisce anche dai numerosi cartelli esposti durante gli scontri ed i sit in ancora in corso davanti al tempio, su uno si legge chiaramente: ‘Il dittatore thailandese vuole invadere il sacro suolo del Buddhismo’.

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