domenica, Maggio 9

Thailandia, leader asiatico o mondiale? field_506ffbaa4a8d4

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La Thailandia è presente a Expo con uno dei padiglioni architettonicamente più spettacolari, esteso su uno spazio complessivo di quasi 3 mila metri quadri e con una forma che riprende il tipico cappello dei coltivatori di riso locali, il ngbob. Al grande copricapo il visitatore accede dopo aver percorso una lunga passerella ricca di citazioni dei naga, i cosiddetti spiriti della natura di cui abbondano i templi buddisti. Il percorso è di grande impatto e all’interno trovano spazio tre maxi-sale cinema, con filmati e installazioni che illustrano le caratteristiche principali del ‘Regno dei sorrisi’, dalle sterminate coltivazioni di riso alla varietà della cucina tradizionale, famosa per una miriade di ricette street foodQui a Milano la Thailandia ha voluto puntare sulla ricchezza delle sue produzioni agricole e sugli sforzi compiuti in passato per la sicurezza alimentare, sforzi che oggi permettono di sostenere la crescita economica di un Paese di quasi 70 milioni di persone, che tra le altre cose è stato Paese fondatore dell’Asean.

Oggi, a 48 anni dalla nascita, l’associazione delle Nazioni del sudest asiatico si appresta a diventare una vera e proprio unione economica interstatale, con un potenziale bacino di consumatori da più di mezzo miliardo di persone. L’obiettivo è quello di facilitare gli scambi di merci, persone e servizi tra i dieci Paesi aderenti, presentandosi poi con la massima omogeneità a livello di policies commerciali e politiche fiscali nell’agone del commercio globale. In questo senso l’Expo milanese potrebbe essere un decisivo banco di prova per la definitiva apertura delle economie Asean, storicamente connotate da alte dosi di proteziosimo; una nota dolente questa che vale non solo per la Thailandia ma anche per la Malesia, anch’essa presente in forza all’Esposizione milanese, come ha già spiegato a L’Indro la direttrice del Padiglione nazionale.

A differenza di Kuala Lunpur, a dire il vero Bangkok si presenta oggi allo storico appuntamento stordita da una crisi politica devastante, che ha portato al colpo di Stato militare del maggio 2014, e con un’economia zoppicante dopo anni di crescita sostenuta, sia per i contraccolpi dell’instabilità politica sia per la sfavorevole congiuntura internazionale. A tutto ciò si aggiunga che la guerra delle valute oramai in atto tra le Banche centrali del pianeta, impegnate a stabilizzare i tassi d’inflazione delle economie nazionali e a favorire gli investimenti nell’economia reale, non sta risparmiando il Thai Baht, la valuta locale in continuo deprezzamento sul dollaro statunitense. Così tra i 61 Paesi analizzati dal Centro per la Competitività IMD nell’Indice 2015, la Thailandia occupa la trentesima posizione, in peggioramento rispetto agli ultimi due anni, passando dalla ventisettesima posizione del 2013, alla ventinovesima del 2014. Tanto per capirci l’Italia è 38°.

Per scoprire le caratteristiche del Paese per quanto riguarda i temi cardine di Expo, dall’agricoltura alla sostenibilità ambientale, con un occhio alle reti commerciali agroalimentari, abbiamo contattato la sede milanese del Thai Trade Center, una rete di promozione internazionale del made in Thailandia costituita dal Ministero del Commercio. A parlare è la direttrice del centro, Wanasri Jotikabukkana.

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