mercoledì, Agosto 4

Thailandia, la Costituzione militarizzata Scenario politico sospeso, carcerazioni facili, processi sommari, democrazia imbavagliata

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Successivamente questo approccio soft e friendly da parte dei militari si è progressivamente affievolito, giorno dopo giorno: la promessa di alleggerire e riformare la Costituzione in senso più liberale si è via via affievolita, le promesse in tal senso si sono vanificate sempre più, la data nella quale la Giunta avrebbe lasciato il posto nuovamente al regime parlamentare è stata sempre più vaporizzata in un incerto futuro diventato nebuloso ed ai confini del ‘mai’, le future elezioni variamente promesse oggi non sono più nemmeno oggetto di vaga citazione o menzione, i diritti civili sono stati di fatto sospesi, sempre più persone hanno cominciato a rilevare che forse il prezzo che la Thailandia sta pagando per la sua incapacità di produrre e gestire una matura vita democratica per il Paese sia un prezzo un po’ troppo alto per la società civile. Sul terreno è rimasta chiara solo una cosa: i militari non hanno alcuna intenzione di togliersi di mezzo troppo facilmente, stanno ‘aggiustandosi’ le cose in modo da garantirsi un passaggio a loro favorevole (se mai ci sarà), nel frattempo trattengono il Potere nelle proprie mani ben saldamente. Le critiche si son fatte sempre meno timide, ferma restando l’alea di pene detentive lunghe ed il bavaglio di piombo imposto dalle Autorità militari a qualsiasi tentativo di critica politica possa giungere da qualsiasi parte essa sia. S’è comunque diffusa l’incertezza su quale quadro possa mai delinearsi dopo la revisione della carta Costituzionale a fronte del fatto che i militari stanno chiaramente attuando il tentativo di una revisione ‘militarizzata’ della Costituzione assicurandosi una fetta di Potere inalienabile e ben stretto nel pugno di ferro colorato con le sfumature delle tute mimetiche. Come accaduto in altri casi (un esempio su tutti, il Myanmar) i militari vogliono produrre una Costituzione piena di clausole. E quelle clausole saranno tutte pro-militari.

La cittadinanza thailandese nella sua interezza, nonostante abbia accolto benevolmente i militari dopo un lungo periodo di rissosità politica, più o meno un decennio, ora si rende conto che nel futuro nazionale, non foss’altro che per una saggezza popolare antica ed acquisita piuttosto che per il punto di vista critico globale e internazionale, non vi può essere un posto nella scena politica thailandese. Se tutto questo riuscisse a conquistare il podio della consapevolezza e dell’auto-coscienza civile, i militari certamente tornerebbero a fare quello che devono fare, finalmente rientrerebbero nei ranghi e non sarebbero l’elemento invasivo della vita nazionale com’è in Thailandia da decenni (in specie attraverso i colpi di stato). Tutto questo sarebbe come il Mosè coscientizzato che fende le acque della dittatura militare ed apre la strada ad una democrazia (finalmente) matura in Thailandia affinché il Paese possa tornare ad essere faro rilevante nella scena asiatica non solo nell’area ma anche nella scena continentale nella sua interezza.

 

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