martedì, Ottobre 26

Thailandia, la Costituzione militarizzata Scenario politico sospeso, carcerazioni facili, processi sommari, democrazia imbavagliata

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Bangkok – Il Consiglio ONU sui Diritti Umani non ha potuto esimersi dal constatare – nell’ambito delle sue precipue attività di controllo e nella sua attività diplomatica interna – lo stato delle cose in Thailandia a partire dal colpo di stato del 2014 nello stendere i contenuti del proprio report ufficiale intitolato Rivista Periodica Universale presentato ai media internazionali la scorsa settimana a Ginevra. Si tratta del primo testo riguardante quest’attività di verifica e controllo riguardante la Thailandia dal 2011 e si cita vistosamente quel che riguarda l’onda repressiva montante, la progressiva implementazione dei numeri degli oppositori politici che vengono incarcerati, la parabola discendente in materia di diritti di espressione, oltre che la crescente opera di interferenza persino nei nuovi media e nei social. I delegati ONU chiedono a viva voce ai vertici militari thailandesi di allentare la stretta derivante dalla ferrea applicazione della legge militare e soprattutto di smettere di incarcerare civili dopo che sono sommariamente giudicati da tribunali militari. Nel testo ufficiale della rivista ONU si sottolinea anche l’uso improprio della legge della cosiddetta ‘Lesa Maestà’ che viene ormai reiteratamente applicata non in difesa della onorabilità e dell’immagine del Sovrano bensì per zittire qualsiasi tipo di critica nei confronti della giunta militare.

Lo scopo originario del colpo di stato del Maggio 2014 ufficialmente era quello di porre fine ad una lunga serie di atti violenti, proteste devastanti in strada che avevano paralizzato la scena politica nazionale ma soprattutto la vita stessa della Capitale Bangkok, diventata scenario di una violenza urbana che ormai era costellata di proiettili, cecchini, esplosioni, morti e feriti. La Giunta militare quindi, era arrivata per sanzionare una richiesta che partiva dal basso di pace e tranquillità nelle ostilità che avevano avvelenato la vita nazionale in Thailandia: «Il ritorno alla felicità per il popolo». Gli stessi manifestanti di ambo i lati della politica nazionale in guerra, spesso raccolti in campi paramilitari arroccati sotto le principali intersezioni della Capitale o agli incroci di maggior rilevanza nel tessuto metropolitano, inizialmente – così come la gente comune – avevano salutato con una aperta gioiosità le truppe militari, accolte talvolta con fiori nei cannoni e saluti della popolazione già troppo provata dalle violenze politiche. Col senno di poi – affermano i critici – si è capito che si trattava solo di messinscena di magnanimità. Fu persino spenta l’ansia di molti di poter assistere alla Coppa del Mondo poiché subito i militari confermarono che le trasmissioni televisive non sarebbero state interrotte e che assistere alle competizioni sportive gratis, poiché erano state preventivate in chiaro, era possibile per tutti e che si poteva andare avanti serenamente. La felicità sembrò entrare in casa in tutte le famiglie, oltre che per strada, davanti ai locali e pub e sui marciapiedi dove solitamente si combatte il caldo, nella timida frescura notturna, al fine di poter vedere le competizioni sportive con la dovuta differenza di fuso orario.

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