sabato, Maggio 15

Thailandia: il Sud a ferro e fuoco con 21 attentati condotti in un’ora

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Bangkok – Una lunga catena di attacchi terroristici simultanei si è svolta tra le 7,30 e le 8,30 della sera di Mercoledì 19 aprile colpendo le principali Provincie meridionali della Thailandia, ai confini con la vicina Malaysia. Molti feriti più o meno gravi ma soprattutto due morti, poi identificati come due attentatori il cui ordigno è esploso mentre si preparavano ad attaccare una locale Centrale di Polizia. Si è trattato di ventuno differenti attacchi terroristici condotti simultaneamente in un intorno di tempo di un’ora, cosa che ha fatto subito intendere quale fosse la natura e l’origine di tali attentati. Tutte le 19 sedi della Polizia thailandese dislocate lungo i confini meridionali del Regno sono state immediatamente poste in stato di allerta al fine di prevenire ulteriori attacchi condotti molto probabilmente da frange estremiste di estrazione islamica operative in quella zona del Paese da almeno una quindicina d’anni.

Secondo gli osservatori locali, esperti in questo tipo di materia, la serie di attentati simultanei ha il prevalente scopo di minare il clima di fiducia della popolazione thailandese ai confini con la Malaysia, ovvero nelle Provincie di Yala, Pattani e Narathiwat e nel Distretto di Songkhla dove la popolazione – contrariamente a quel che accade in tutto il resto del territorio nazionale – è composta in prevalenza di cittadini il cui credo religioso è l’Islam.  Allo stesso tempo, non si può non far notare il fatto che proprio la simultaneità degli attacchi dimostra che il potere in termini di pianificazione e soprattutto il livello dei danni che le frange terroristiche estremiste in quell’area possono addurre, entrambi questi aspetti sembrerebbero apparentemente intatti, nonostante l’azione militare di contrasto e repressione condotta dal Governo centrale thailandese in modo pressoché costante e capillare.

Il clima di ansia e insicurezza, quindi, è lo scopo principale della strategia terroristica che colpisce il cuore stesso delle popolazioni e dei villaggi locali, in special modo le scuole, gli studenti e mettendo particolarmente nel mirino la classe docente, prefigurata come una estroflessione del Governo Centrale addestrata e inviata nel Sud del Paese per ‘omologare’ dal punto di vista culturale il Meridione thailandese al resto della Nazione buddhista, una Nazione che gli estremisti vedono come eccessivamente aperta alla curiosità culturale del resto del Mondo, in particolar modo attraverso i gusti, i canoni e le propensioni dei Paesi a sviluppo avanzato, in particolar modo se si tratta di Paesi Occidentali. I terroristi di estrazione islamica hanno accentrato tutte le componenti nell’area che auspicano una autonomia territoriale e politica del Sud della Thailandia dal resto del Paese buddhista e avvertito come culturalmente ‘estraneo’ alle proprie radici locali.

Dal punto di vista storico, bisogna annotare che le tre Provincie meridionali Yala, Pattani e Narathiwat un tempo erano parte di un Sultanato Musulmano indipendente prima di essere annesso dalla Thailandia nel 1909. Per dimostrare ulteriormente quale sia l’astio di parte della popolazione locale verso il Governo centrale thailandese, vi è il fatto storico più recente relativo alle votazioni connesse con il referendum sulla revisione della Carta Costituzionale proposto dalla Giunta militare che attualmente detiene il potere dal golpe del 2014 e che è chiaramente favorevole ad un ruolo preminente e ‘pesante’ degli stessi militari nella scena politica e parlamentare thailandese: gli elettori che lo scorso anno si recarono alle urne per il Referendum sulla revisione della Carta Costituzionale in quella parte profondamente musulmana nel Regno del Siam, nella gran maggioranza dei voti si espressero in senso contrario al disegno costituzionale proposto dai militari.

Alcuni tra i separatisti e le organizzazioni terroristiche locali propongono persino la separazione dalla Thailandia e l’accorpamento con la Malaysia, alternativamente all’autonomia. E proprio il clima di ansia e insicurezza è ciò che più preoccupa il Premier in carica, l’ex generale Prayut Chan-o-cha alla guida della Giunta militare che detiene il potere dal colpo di stato del 2014. Dopo la catena di attentati ha convocato un incontro tra tutte le componenti istituzionali, ministeriali e militari in essere per chiarire il da farsi e per dare un segnale di fiducia alla popolazione delle zone meridionali e confinarie del Paese.

Una ulteriore chiave di lettura è legata al diniego netto e forte giunto proprio di recente da Bangkok nei confronti delle condizioni poste dai terroristi del principale gruppo estremista del Barisan Revolusi National BRN. Il Governo Centrale thailandese, infatti, ha posto fine in modo alquanto netto agli incipienti colloqui di pace per stabilizzare e pacificare il Sud del Paese dopo aver visionato la serie di condizioni poste dal BRN e che, alla fine, sono state considerate irricevibili. Una di questa era la presenza di componenti terze durante i colloqui di pace, come un gruppo di osservatori internazionali, considerata conditio sine qua non perché i colloqui stessi potessero svilupparsi e svolgersi. A quel punto il Governo di Bangkok ha ritenuto chiusi i colloqui di pace con il BRN ed ha ‘eletto’ l’altra organizzazione terroristica di matrice islamica e separatista Mara Pattani come interlocutore col quale mandare avanti le negoziazioni.

Le divisioni introdotte con questo tipo di scelte sono state spazzate dalla serie di attentati della sera del 19 Aprile, in questo modo il BRN ha ‘risposto’ al tentativo dei militari thailandesi di delegittimare il peso di quella organizzazione terroristica e dimostrando –in modo certo ed eclatante- quale sia il ruolo del BRN e la capacità di fuoco che può esprimere in qualsiasi momento della vita civile e collettiva della Thailandia. Soprattutto ha dimostrato di avere notevole ‘presa’ sull’intero territorio delle tre principali Provincie meridionali tanto da pianificare ed attuare in contemporanea ventuno differenti attentati.

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