lunedì, Maggio 17

Thailandia: il Re firma la Costituzione, strada aperta per le elezioni

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Il momento storico è stato trasmesso in tv in collegamento nazionale ed in presa diretta: la firma del Sovrano, il Re di Thailandia Maha Vajiralongkorn Bodindradebayavarangkun, figlio di Re Rama IX Bhumibol Adulyadej, è il suggello ufficiale e definitivo per il ritorno del Regno del Siam alla Monarchia Parlamentare. Ed alle elezioni che la Giunta militare –la quale detiene il potere in Thailandia dal colpo di stato del 2014- ha più volte posticipato, fino alla data individuata per il 2018. Il 6 Aprile 2017, così, è diventata una data importante da incasellare non solo nel processo recente di restaurazione della Democrazia nel Paese ma nell’insieme delle date che hanno caratterizzato la scena politica e storica nel suo complesso. «La Costituzione del Regno di Thailandia è così promulgata», ha detto un alto ufficiale del Bureau delle Scritture Reali, accanto al Sovrano che ha apposto la sua firma. «Possa il popolo thailandese restare unito a seguito dell’Atto e proteggere la Costituzione per mantenere la Democrazia e la sua Sovranità».

La attuale Costituzione, così come ‘disegnata’ dalla Giunta militare al potere e successivamente sottoposta al vaglio del Referendum popolare, è –di fatto- la ventesima dalla fine della Monarchia assoluta, nel 1932. E così come è stata messa a punto dagli stessi militari -per i critici verso l’operato della Giunta militare oggi al potere- conferisce all’apparato militare ancor più spazio d’azione che in precedenza e correlativamente mette più potere nelle dei militari stessi, per un tempo che è molto difficile immaginare breve, probabilmente anni se non decenni, a meno che non decada a seguito di un vero e proprio (ennesimo) ri-disegno.

La Costituzione è stata posta a giudizio popolare attraverso un referendum lo scorso Agosto ma –pur passando così come è stata messa a punto dai militari- a Gennaio di quest’anno è stato necessario apportare delle modifiche a causa della scomparsa del precedente Monarca, Bhumibol Adulyadej, il quale ha regnato per sette decenni. Una delle variazioni apportate è stata quella di concedere periodi di tempo di assenza al Re in territori esteri senza dover necessariamente dover nominare un reggente al suo posto. Il Re in carica, infatti, ha speso una buona parte del suo tempo –negli ultimi anni- in Germania, dove un suo figlio frequenta scuole locali. In verità, altre variazioni messe a punto ed applicate dai militari ancor oggi non sono ancora state rese pubbliche. Il Primo Ministro in carica, l’ex Generale Prayuth Chan-o-cha ha rassicurato che tali variazioni riguardano solo la persona del Re e non il popolo thailandese i cui diritti e doveri non sono affatto toccati. Ora si attende la pubblicazione sulla Gazzetta Reale, il che rende ufficiale ed operativa la Carta Costituzionale.

Bisogna aggiungere che bisognerà svolgere ancora alcuni passi verso la direzione della piena operatività della Carta Costituzionale e nulla vieta di pensare che vi possano essere ulteriori modifiche prima della sua entrata in vigore. Il che –sulla carta- dovrebbe essere nel 2018, salvo il rischio di altri slittamenti o dilazioni.

La Giunta militare inizialmente aveva promesso che le elezioni si sarebbero dovute tenere nel 2015, quindi non molto dopo la presa del potere nel 2014. E tutto ciò accadde scalzando dal ruolo di Premier Yingluck Shinawatra, sorella dell’ex Premier e magnate thailandese Thaksin, anch’egli esautorato a seguito di un colpo di stato nel 2006 ed ancor oggi esule all’estero. Su di lui, infatti, pende una condanna per la quale dovrebbe scontare due anni e mezzo in carcere per conflitto di interessi e altri reati connessi alla vendita della Shin Corporation, una compagnia thailandese che faceva capo alla famiglia Shinawatra, ad una società di Singapore, la Temasek Holdings nel 2006, traendone –afferma la Magistratura- profitto personale unitamente a reati di evasione fiscale.

In verità la scena politica thailandese è solo addormentata dal cloroformio militare del colpo di stato ma permane fortemente divisa a metà tra i sostenitori monarchici e pro-militari che si concentrano in particolar modo nella Capitale Bangkok da una parte e le fasce economicamente e socialmente più deboli del Paese, particolarmente concentrate nel Nord e nel Nord Est del Paese dall’altra e che votano a favore del fronte populista e della famiglia Shinawatra.

Prima del colpo di stato del 2014, le divisioni tra i sostenitori della casta militare e del fronte dei democratici caratterizzati dal colore giallo che li contraddistingue e l’ala popolare e populista della scena politica thailandese che concentra il voto delle fasce meno abbienti ed acculturate del Paese il cui colore distintivo è il rosso, sono diventate particolarmente esacerbate, al punto di assistere a manifestazioni di piazza che hanno paralizzato l’attività di governo e politica a livello nazionale, con tanto di guerriglia urbana, esplosioni, cecchini sui tetti nella Capitale, feriti e morti. Da tutto questo è scaturito il golpe militare che –dapprima salutato con favore un po’ da tutti perché ‘calmierava’ i dissidi violenti- successivamente ha visto crescere un atteggiamento più distaccato, dal punto di vista politico, visto il continuo procastinare del periodo di presa del potere da parte dei militari stessi.

Uno dei punti più controversi della nuova Carta Costituzionale è il potere concesso all’attuale governo militare di poter eleggere un Senato che può decidere in autonomia circa il ruolo e la nomina del Premier. La Giunta militare ha sempre risposto –su tale punto- che la misura è stata definita per evitare ulteriori incertezze dovute alla scena politica thailandese, nel momento in cui essa possa essere colta da divisioni profonde ed insanabili -come si dice sia accaduto proprio nel 2014- e per evitare anche l’insorgenza di altri colpi di stato nel periodo di transizione successivo alle elezioni. Si tenga conto del fatto che –in verità- in Thailandia si sono avuti 12 colpi di stato nei trascorsi 85 anni. Giovedì 13 aprile è festa nazionale per festeggiare l’ascesa al potere della Monarchia della Famiglia Reale Chakri 235 anni fa. Il Re attualmente in carica –anch’egli un ex militare- è anche detto Re Rama X nell’ambito della successione nella dinastia.

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