sabato, Ottobre 16

Thailandia e yacht extralusso field_506ffbaa4a8d4

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Bangkok – Nei saloni allestiti presso L’Ao Po Grand Marina per l’edizione annuale del Thailand Yacht Show TYS 2016, se ci si fosse aggirati in qualità di semplici osservatori -e non come espositori o potenziali acquirenti- la sensazione di sorpresa sarebbe stata di non lieve entità. Un mega-yacht in stile tradizionale indonesiano di 51 metri battezzato Dunia Baru; il mega-yacht Titania di 73 metri; il Northern Sun di 50 metri; il Saluzi di 69 metri; il Nanou di 32 metri; l’Ocean Emerald di 41 metri. Tanto per citare alcuni esempi.

In realtà, negli spazi e sugli yacht di varia grandezza e costellati di splendide ragazze ‘thai’ che in Occidente potrebbero ben essere ospitate sulle migliori passerelle d’alta moda a Parigi o Milano, quello che s’è visto e toccato con mano è la sensazione di grandeur navale privata alla quale in pochissimi si potrà accedere. Ma si tratta pur sempre di una fetta di mercato importantissima, dove pochi personaggi possono acquistare quello che milioni di individui possono solo sognare. Dovunque gli occhi non saprebbero dove posarsi, circa 40 yacht e 14 mega-yacht esposti fino al 14 Febbraio scorso e che hanno dato corpo al mondo delle imbarcazioni di super-lusso.

L’evento, in realtà, giunge ridisegnato per l’occasione, ovvero l’intenzione del Governo attualmente in carica in Thailandia, una dittatura militare, di voler dare alla Thailandia il ruolo di vero e proprio hub marittimo di riferimento per tutta l’area ASEAN, insomma, il porto d’attracco dell’extra-lusso per l’intera area Sud Est asiatica. Bisogna infatti immaginare che per questo tipo di clientela, il problema principale non è certo l’acquisto di tali imbarcazioni, quanto piuttosto riuscire ad avere un molo adatto dove ormeggiarle.

Nelle parole della Ministra thailandese per il Turismo e lo Sport, Kobkarn Wattanavrangkul, si è anche chiarito che in associazione a quel progetto vi è anche l’obbiettivo di voler sostenere l’economia e la produzione del settore in Thailandia, nonostante i venti scuri della crisi globale. Infatti, anche in campo cantieristico-navale, la crisi non colpisce coloro che detengono grandi liquidità e grandi capitali, proprio coloro che sono tra gli acquirenti selezionati per quel tipo di imbarcazioni di alto livello. E di altissimi costi. Il Ministro al ramo è stato chiaro: attraverso questa esposizione a caratura internazionale, la Thailandia intende creare un’area di azione che non si restringe alla sola attività espositiva, ma che soprattutto mostri la fitta rete infrastrutturale della quale la specifica clientela ha bisogno, vista la carenza di aree portuali e connesse infrastrutture atte ad accogliere imbarcazioni di così notevole valore e grandezza in tutta l’area Sud est asiatica nonostante la gran mole di località particolarmente attraenti in ambito turistico a livello mondiale.

Tra i rumors che giravano al Thailand Yacht Show TYS vi sono state anche le discussioni relative ad un’eventuale ulteriore attività fieristica navale, generalmente ritenuta non necessaria. Tra i primi ad esprimere parere consono a questa corrente di pensiero vi è stato da annoverare Andy Treadwell, il Direttore Manager di 3L Events (Thailand) Co Ltd ed organizzatore del Thailand Yacht Show 2016, così come del gemello Singapore Yacht Show. Anch’egli ha confermato che affollare di eventi fieristici e pubblici il settore della cantieristica navale finalizzata alla realizzazione di yacht et similia per l’intera area Sud Est asiatica sarebbe inopportuno, almeno fino a quando non vi sia -di controcanto- un altrettanto elevato livello in termini di accoglienza portuale e infrastrutturale in pari area.

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