giovedì, Dicembre 2

Thailandia e il calo di fiducia I recenti fatti criminosi ai danni dei turisti fanno diminuire la fiducia tra gli investitori

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Chan-o-Cha Thailandia

Bangkok – Il Primo Ministro Prayuth Chan-o-Cha nella giornata di ieri ha affermato di essere alquanto preoccupato sui problemi a lungo termine e circa le stime sul rallentamento economico complessivo disegnato anche per l’anno prossimo per la Thailandia. Nonostante tutto, ha continuato ad esprimere soddisfazione sull’operato del Governo durante i cinque mesi trascorsi dal colpo di stato militare guidato proprio dallo stesso Prayuth Chan-o-cha.

Il Premier ha osservato che l’intera economia mondiale ha vissuto una lunga fase di declino e tutto questo ha determinato un decremento progressivo del potere di acquisto e la diminuita capacità di raggiungimento degli obiettivi un po’ ovunque. Per ovviare o limitare questo problema, ha affermato il Premier, il Governo ha provato ad iniettare denaro fresco nell’economia per stimolarla ed ha stilato piani specifici per essere pronti in caso di circostanze inaspettate. Al momento, il Governo ha tentato di rendere le esportazioni il settore più competitivo, mentre ha svolto fitti incontri e colloqui con numerose Nazioni ed i loro Governi che stanno anch’essi svolgendo grandi sforzi per migliorare le proprie condizioni di sviluppo e progressione economica. Lo stesso Prayuth Chan-o-Cha ha affermato: «Si tratta di materia importante e che richiede grande attenzione da parte di tutti coloro che hanno responsabilità di vario livello nel cooperare e lavorare unitamente allo scopo di migliorare la situazione economica».

A proposito delle esportazioni di riso, il Premier ha sottolineato che il panorama specifico di questo settore merceologico è buono dato che la Thailandia è nuovamente –come da decenni- il più grande esportatore di riso dell’intera area asiatica. Il prossimo anno, la Thailandia potrebbe infatti riprendere il top del vertice dei Paesi produttori ma soprattutto tra gli esportatori di riso sebbene viva comunque anche il riso qualche colpo in termini di resa e in termini di declino. Prayuth ha affermato che il suo Governo ha chiesto ai contadini ed ai produttori di riso di limitare la produzione di riso di seconda scelta mentre il riso di alta qualità potrebbe essere oggetto di particolare interesse dal punto di vista dei produttori, visto che si tratta della qualità che incontra meglio i favori della clientela internazionale.

Quando il Premier viene sollecitato dai media nazionali a rispondere esprimendo il suo punto di vista circa il declino della popolarità del Consiglio Nazionale per la Pace e l’Ordine come risulta da recenti sondaggi, Prayuth Chan-o-Cha risponde di non dare troppo retta a quelle cifre e di essere molto più interessato al miglioramento della scena economica nazionale oltre che risolvere o tentare quanto più possibile di risolvere i problemi con una gittata temporale di medio-lungo periodo.

Il Primo Ministro ha ammesso di essere angustiato dalla corruzione, problema di antica data in Thailandia come peraltro accade anche in gran parte d’Asia. Dal suo punto di vista, questo specifico aspetto problematico potrebbe rivelarsi uno degli ostacoli maggiori per le future proiezioni economiche nazionali, limiterebbe lo sviluppo del Paese verso il Futuro, tutti motivi per i quali gli sforzi tesi alla eliminazione della corruzione, dice il Premier, dovrebbero essere quanto più possibile incentivati.

Negli ultimi mesi, i media internazionali sono stati inondati da fatti negative e racconti che riguardano la Thailandia. Inizialmente l’attenzione generale globale è stata attratta dal colpo di stato militare, sebbene inizialmente molti osservatori abbiano sospeso il proprio giudizio in attesa di valutazioni successive e basate sui fatti. In poco tempo, tale sospensione di giudizio s’è trasformata in una specie di quadro generale che impera nei media internazionali dove si riscontra un comune giudizio negativo. Il fatto tremendo dell’uccisione di due turisti a Koh Tao, è stato accompagnato da altri accadimenti: un giapponese è stato ucciso e smembrato, vi è stato un suicidio con un salto da un grattacielo, due coreani coinvolti in un incidente tra imbarcazioni, un cittadino britannico morto sotto anestesia in una clinica. La reputazione della Thailandia subisce duri colpi non più individuali ma in termini di immagine complessiva negativa, tanto che si giunge ad una specie di cartolina illustrata mentale che potremmo intitolare «queste cose accadono in Thailandia». Il che acquisisce una luce ulteriormente scura in epoca di crisi globale, con tutto quel che ne consegue.

Il problema vero della Thailandia oggi risiede non tanto nel fatto che i turisti muoiano sul suolo thailandese – i turisti muoiono anche in altre Nazioni – ma piuttosto circa le modalità con le quali questi accadimenti sono stati affrontati. Lo scaricabarile seguito ai tragici accadimenti di Koh Tao, le confessioni e le ritrattazioni, le Autorità thailandesi che prima chiedono l’aiuto alle Autorità straniere e subito dopo si rifiutano di accettare il loro aiuto e la incapacità di risolvere un crimine commesso in una comunità solitamente tranquilla, ha innalzato notevolmente la soglia del dubbio circa le capacità di proteggere un cardine basilare di una società: il rafforzamento della legge e dell’ordine.

L’altro problema della Thailandia è il dubbio sollevatosi sulla leadership della nazione. La copertura mediatica internazionale dipinge la Thailandia come incapace –o dotata di ben scarsa volontà- nel risolvere la vexata quaestio del crimine, mentre tutti i leader del settore economico del Turismo sono sempre più preoccupati in proprio e cercano di gestire autonomamente quel che si può ancora fare, introducendo misure come un nastro da porre al polso con frequenze radio facilmente individuabili, a protezione dei visitatori della Nazione. Il prezzo di questa immensa pubblicità negativa per la Thailandia investe non solo lo specifico settore del Turismo (gli effetti negativi sono vistosamente alla portata di tutti) ma riguardano anche la fiducia generale degli investitori internazionali verso la Thailandia. Un prezzo davvero troppo alto da sostenere, come sottolineano gli stessi critici thailandesi, consci di quel che finora non è stato fatto o è stato fatto in modo alquanto maldestro in questi specifici frangenti.

 

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