sabato, 4 Febbraio
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Thailandia: colloqui di pace di nuovo in stallo nel Sud in fiamme

Respinto un’offerta di pace condizionata presentata dal principale gruppo separatista di estrazione islamica

BangkokLa Giunta militare thailandese martedì 11 aprile ha ufficialmente respinto un’offerta di pace condizionata presentata dal principale gruppo separatista di estrazione islamica che da lungo tempo opera e combatte nel Sud del Regno nell’ambito di colloqui di pace condotti proprio per dirimere una conflittualità sanguinosa e che si protrae da parecchio tempo in quell’area. Il Barisan Revolusi National (BRN) nella giornata di lunedì aveva affermato che sarebbe entrato a far parte di negoziazioni formali sull’insorgenza locale vecchia di svariati decenni solo se il Governo thailandese avesse accettato alcune condizioni proposte dal BRN. Tra queste richieste vi era anche quella della presenza – ai colloqui di pace – di una terza componente esterna in fase di mediazione ed una presenza ulteriore composta da osservatori internazionali. Il Premier in carica, l’ex generale Prayuth Chan-o-cha, si è opposto fieramente. Ha infatti chiesto in tono sprezzante: «Perché hanno bisogno che venga qualcuno a mediare? Non possiamo fissare noi stessi i punti necessari, non possiamo sbrogliarcela noi? E nel caso in cui vi siano osservatori esterni, noi che garanzie abbiamo che essi comprendano i temi che andiamo a discutere?».

L’insorgenza dei separatisti nelle Provincie meridionali di Yala, Pattani e Narathiwat, a netta maggioranza di presenza etnica di origine malese e di credo religioso islamico, finora è stata causa di un conflitto che ha condotto alla morte di 6.500 persone, fin da quando ha avuto inizio l’escalation degli scontri nel 2004, secondo quanto affermato dal gruppo di osservazione denominato Osservatorio Profondo Sud.

La risposta del Premier in carica Prayuth Chan-o-cha è stata, quindi, di spostare i colloqui di pace in territorio malese ma con un differente gruppo di separatisti islamici, Mara Pattani, ma gli esperti regionali affermano che si tratta di una fazione di insorgenti largamente esiliati e che non hanno un reale potere effettivo sul campo. Gli stessi esperti dell’Osservatorio Profondo Sud affermano che nessun negoziato di pace può essere pragmaticamente condotto senza la presenza del BRN.

C’è stata una particolare recrudescenza di atti di violenza questo mese, tra cui quello che la polizia ha descritto come il più grande attacco condotto in svariati anni, a parte i 23 attacchi coordinati ed attuati il giorno dopo che la Thailandia ha adottato una nuova Costituzione. In verità, nessun gruppo ha avanzato alcuna rivendicazione per quegli attacchi né vi sono da annoverare feriti o decessi.

Yala, Pattani e Narathiwat un tempo erano parte di un Sultanato Musulmano indipendente prima di essere annesso dalla Thailandia nel 1909. Gli elettori che lo scorso anno si recarono alle urne per il Referendum sulla revisione della Carta Costituzionale messa a punto dalla attuale Giunta militare in questa parte profondamente musulmana nel Regno del Siam, che invece è a prevalente presenza buddhista, nella gran maggioranza dei voti si espressero in senso contrario al disegno costituzionale proposto dai militari. Le tre Provincie meridionali della Thailandia sono scenario di svariati attentati e vedono la presenza dell’Esercito del Governo Centrale praticamente in sede permanente da decenni. Non sono mancati atti di vera e propria ferocia terroristica da parte delle forze insorgenti a prevalente estrazione islamica e permane un clima di forte conflittualità, i colloqui di pace sono da tempo auspicati ma – nei fatti – non si riesce a vedere la luce ed è difficile portare ad un tavolo negoziale tutte le componenti in essere, come peraltro accade anche in tempi odierni. Ma proprio la via negoziale sembra essere l’unica percorribile per porre fine a questa lunga catena di violenze.

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