domenica, Luglio 25

Thailandia, c'è un sospettato per l'attentato di Bangkok Turchia, l'Isis minaccia Erdogan con un video

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Potrebbe avere già un volto il presunto attentatore di Bangkok che ieri, all’ora di punta (le 19 ora locale, le 14 ora italiana ndr) ha fatto esplodere una bomba a Rachaprasong, a pochi passi del centro della capitale e vicino a un tempio buddista. Il sospettato è stato identificato grazie alle immagini delle telecamere di videosorveglianza che lo hanno inquadrato proprio nel punto di deflagrazione qualche minuto prima del botto. L’immagine è sgranata, ma si riconosce un uomo con gli occhiali che, secondo le autorità, farebbe parte di un gruppo che si contrappone alla giunta e sarebbe originario del nordest del Paese, roccaforte delle Camicie Rosse. Proprio quell’angolo di strada, tra l’altro, è stato il centro della rivolta del gruppo durante le proteste che hanno messo in allerta la capitale nel 2010 e che furono represse violentemente. Il terrorista sarebbe entrato all’interno del santuario di Erawan con uno zainetto in spalla e ne sarebbe uscito subito dopo senza. Il tutto giusto tre minuti prima del botto, proprio in un momento della giornata in cui il posto è pieno di gente, come se l’intento fosse proprio quello di far del male e colpire la città. L’ultimo bilancio parla di 22 vittime e 123 feriti, di cui alcuni in gravissime condizioni. Tra loro anche sette stranieri: due malaysiani, due taiwanesi, due singaporiani e un cinese di Hong Kong.

Il primo ministro thailandese Prayuth Chan-Ocha ha promesso di affrettarsi a trovare gli attentatori. «È il peggior incidente mai accaduto in Thailandia» ha commentato oggi dopo che ieri, subito dopo l’esplosione, si è detto sicuro che si trattasse di un attentato. «Non importa quali fossero le loro intenzioni, hanno causato perdite di vite di innocenti», ha aggiunto, mentre il vicepremier e ministro della difesa Prawit Wongsuwan ha parlato di attacco «voluto per distruggere l’economia e il turismo». «Chiunque abbia piazzato questa bomba è crudele e intendeva uccidere», ha detto stamattina il capo nazionale della polizia, Somyot Poompummuang. «Mettere una bomba in quel punto significa volere vedere un sacco di persone morte» ha aggiunto, provando un po’ a mettere ordine tra le confuse reazioni della giunta militare, al potere dal 2014. Alcuni esponenti hanno accusato quei gruppi che si oppongono al regime militare e che sono considerati dei traditori della patria, ma dai seguaci dell’ex premier Thaksin Shinawatra e da alcuni membri delle Camicie Rosse sono arrivate delle smentite già nella serata di ieri. Ora si attendono ulteriori indagini della polizia, ma la città è ancora sotto shock e nonostante siano passate 24 ore c’è il timore che possano esplodere altre bombe.

Il Governo della Libia decide di usare il pugno duro contro l’Isis. Questa mattina il ministro degli Esteri libico, Mohamed al-Dairi, ha chiesto ufficialmente alla Lega araba di intervenire militarmente per bombardare le roccaforti del califfato islamico. «Siamo venuti per attivare l’articolo dell’accordo che prevede il diritto per qualsiasi Paese arabo di chiedere l’intervento militare degli altri Paesi nel suo territorio, se affronta pericoli», ha detto al-Dairi, forte anche del sostengo della coalizione occidentale che ha appoggiato l’intervento di forza per fermare l’isis. «È una minaccia per tutti i libici» ha affermato l’Alto rappresentante Ue Federica Mogherini. «Ora è il momento di dimostrare spirito di responsabilità per trovare un compromesso e un accordo politico per la creazione di un Governo di unità nazionale». I jihadisti, guidati moralmente dall’autoproclamato califfo Abu Bakr al-Baghdadi, stanno velocemente avanzando approfittando proprio della confusione politica e del vuoto di potere che, insieme con le atrocità, rendono facile la conquista del territorio.

Le mire dell’Isis, purtroppo, si estendono sempre più anche oltre i confini di Siria, Iraq e Libia e puntano, ora anche alla Turchia. La minaccia è arrivata in maniera diretta sotto forma di video in cui un emiro turco chiede ai suoi connazionali di unirsi alla lotta del califfato islamico e ribellarsi al ‘dannato Erdogan’, accusato di aver tradito Dio e di aver aperto il Paese ai crociati. È la prima volta che l’Isis parla direttamente al popolo turco utilizzando, come sempre, una strategia comunicativa studiata al dettaglio: l’uomo parla in turco, fa capire di essere turco accennando ad Ataturk e alla politica interna del Paese, ed è inquadrato con due uomini al fianco, mentre lui, seduto a terra, tiene appoggiato a sé un kalashnikov. Il filmato è stato girato e poi montato alla perfezione, con tagli e immagini di copertura attinenti al discorso. Tutto in linea, d’altronde, con gli altri filmati dell’Isis, curati da registi e studiati per ottenere il massimo impatto mediatico. Nel video l’emiro sollecita il popolo turco a fare guerra contro gli ateisti e uomini d’affari che prendono in giro i fratelli musulmani di Turchia. «Erdogan ha venduto la Turchia ai razzisti del PKK e ai crociati, ha accolto il Free Syrian Army, ha aperto le basi aeree ai crociati e ai loro jet per uccidere musulmani. Erdogan continua ad essere un lacché solo per mantenere il suo posto, che è sul punto di perdere». Le parole sono scandite con forza e il torno è un po’ quello di un comizio politico perché l’obiettivo è quello di convincere gli spettatori ad appoggiare la missione del presunto califfato. Dal Governo non c’è stata nessuna reazione, al momento, ma la tensione resta alta soprattutto sul piano politico. Il Primo Ministro Ahmet Davutoglu, infatti, rimetterà stasera il suo mandato a formare un Governo nelle mani del Presidente Tayyip Erdogan. Il Presidente, dunque, potrebbe sciogliere il Governo di transizione di Davutoglu e chiedere la formazione di un nuovo Governo di transizione se non ci sarà un accordo entro il 23 agosto.

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