mercoledì, 1 Febbraio
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Thailandia, attentato a Bangkok

E proprio quest’oggi anche l’Egitto ha varato nuove leggi antiterrorismo. Già a luglio, il presidente Abdel Fattah el-Sisi aveva promesso un sistema legale, ma oggi il governo ha approvato queste leggi che, tra le altre cose, istituiscono tribunali speciali e dettagliano le condanne, che vanno da cinque anni di carcere sino alla pena di morte, se si viene accusati di guidare un’entità terroristica, mentre l’adesione potrà comportare sino a 10 anni di detenzione. Il finanziamento di gruppi terroristici prevede l’ergastolo, che in Egitto equivale a 25 anni, la promozione di idee che invochino violenza porterà alla detenzione da cinque a sette anni, così come la creazione o l’uso di siti web che diffondano tali idee. Nel mirino anche i giornalisti, che saranno multati fino a 60mila euro se contraddiranno la versione delle autorità sugli attacchi di matrice terroristica. Proprio questo punto, già anticipato nei mesi scorsi, aveva acceso il dibattito al livello internazionale e anche oggi alcuni dettagli del nuovo piano hanno creato qualche polemica. Nello specifico, a far storcere il naso è l’impunità di esercito e polizia che, «in qualità di agenti che applicano tali leggi, sono protetti dalla previsione di uso della forza durante l’esecuzione dei loro compiti». La riforma del Presidente-generale riguarda anche la sorte dei 3 giornalisti di Al-Jazeera in carcere con l’accusa di aver sostenuto i Fratelli musulmani. Condannati a 10 anni in primo grado, hanno ottenuto un nuovo processo.

C’è caos in Brasile dove oltre 400mila persone in oltre duecento città hanno manifestato per chiedere nuove elezioni e la destituzione della presidente Dilma Rousseff. Travolta dalla crisi politica e dalla corruzione del governo, Dilma ha visto crollare velocemente il suo consenso fino all’8%. La stoccata finale, però, l’hanno data le opposizioni e i movimenti di destra che sono riusciti a organizzare proteste in ogni luogo, da Brasilia a San Paolo, dalla spiaggia di Copacabana a quella di Ipanema. «Impeachment adesso!» hanno gridato le folle in tutto il Paese, ma la Roussef, 64 anni, che ha iniziato lo scorso gennaio il suo secondo mandato dopo una difficile rielezione a novembre, si difende. In previsione delle proteste ha creato una rete di alleanze tra banchieri, imprenditori e media che dovrebbe tenere saldo il potere, anche se la rabbia sale e non è escluso che nei prossimi giorni il Brasile possa bloccarsi ancora, tra scioperi e manifestazioni.

In Cina si contano ancora i morti provocati dalle esplosioni nel porto di Tianjin avvenute lo scorso 12 agosto. Il bilancio delle vittime sale a 114, ma di questi solo 54 sono state identificate, mentre 70 persone risultano ancora scomparse. Nonostante i giorni trascorsi, le lamiere dei container bruciano sempre e le operazioni sono rese ancor più difficili dalla temperatura e dal fumo. Quel che preoccupa di più, però, sono i fumi velenosi che si stanno sprigionando, anche se Bao Jingling, ingegnere capo dell’ufficio di protezione ambientale di Tianjin, ha assicurato che circa 700 tonnellate di cianuro di sodio, che si trovano ancora nell’area delle esplosioni, per lo più non sono state intaccate. «Il cianuro di sodio nella zona periferica dell’esplosione sarà raccolto questa sera» ha detto il vicesindaco di Tianjin, He Shushan. Intanto, le autorità ambientali stanno monitorando l’acqua che in alcune zone presenta quantità eccessive di cianuro, con alcuni campioni contenenti concentrazioni 27,4 volte superiori allo standard. Al momento, sono 698 le persone in ospedale, 57 delle quali in gravi condizioni. Un’esplosione minore si è verificata stamattina nella Binhai New Area. Il fumo si è diradato, ma le fiamme sono ancora visibili.

Continuano gli arrivi sull’isola greca di Kos dove l’emergenza non si placa e la tensione resta alle stelle, nonostante gli interventi. Da oggi centinaia di migranti siriani hanno iniziato a imbarcarsi sulla nave Eleftherios Venizelos, dove saranno ospitati per 15 giorni, nutriti e identificati, per accertare se abbiano diritto allo status di rifugiati. Si tratta di una soluzione di emergenza che permetterà di alleviare la pressione. Intanto il clima è incandescente anche ad Atene. Oggi un ministro ha affermato chiaramente che il governo chiederà un voto di fiducia dopo che alcuni parlamentari di Syriza non hanno votato l’accordo di salvataggio concordato con i creditori internazionali, e che venerdì scorso si sono astenuti o addirittura hanno votato contro. L’ala più a sinistra di Syriza, infatti, non è per niente intenzionata a ritornare nei ranghi del partito e Skourletis ha anche aperto alla possibilità di elezioni anticipate se Alexis Tsipras non ottenesse la fiducia. Eventualità che potrebbe essere plausibile dato che il primo ministro è riuscito a far approvare l’accordo di salvataggio solo grazie ai voti dell’opposizione. La situazione politica, dunque, è in precario equilibrio o, per meglio dire, a scadenza, dato che è probabile che il voto di fiducia ci sarà dopo il 20 agosto, quando scadrà il termine per il rimborso di un prestito alla banca centrale europea.

 

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