martedì, novembre 13

Tesla e Falcon Heavy: un successo che andrà molto lontano La scienza non ha molti guadagni da questa missione. Vediamo un po' quali

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«Lontano, nei dimenticati spazi non segnati nelle carte geografiche dell’estremo limite della Spirale Ovest della Galassia, c’è un piccolo e insignificante sole giallo. A orbitare intorno a esso, alla distanza di centoquarantanove milioni di chilometri, c’è un piccolo, trascurabilissimo pianeta azzurro-verde, le cui forme di vita, discendenti dalle scimmie, sono così incredibilmente primitive che credono ancora che gli orologi da polso digitali siano un’ottima invenzione». Che sia questo il messaggio captato dalla radio collocata sulla plancia della Telsa Roadster lanciata lo scorso 6 febbraio da Elon Musk, dopo che ha smesso di trasmettere le note tristi di ‘Life on Mars‘ e le musiche di David Bowie?

Devono essere stati milioni i telespettatori nel mondo che hanno assistito alla partenza del Falcon Heavy. Qualche migliaio anche in Italia dove erano le 21:45, sfidando perfino la prima serata di Sanremo e i frizzi del suo festival. Ma cosa vi sia dietro questo colossale apparato scenico è ancora tutto da decriptare. Sicuramente prima di tutto si è marcato un grande uso di simbolismo in questa straordinaria avventura mostrata da Cape Canaveral, con il coinvolgimento più spinto di tutta una serie di elementi che rappresentano le new deal americana: l’automobile, con Tesla quasi in bancarotta alla fine del 2008, ma sopravvissuta con una capitalizzazione che ha superato quella di General Motors, Ford e Fiat-Chrysler. E poi i lanciatori che vanno verso Marte alla conquista di nuovi mondi, così come furono i Satur di Wernher vo Braun e la nostalgia di un cantante britannico morto a New York e ancora le citazioni della fantasia di Douglas Adams sul cruscotto di un’autovettura, un po’ come i santini che si usavano anni fa in Italia.

Scrisse bene qualche anno fa Paolo Franceschetti: «L’uomo vive di simboli, che distinguono l’uomo dagli animali». Perché la rappresentazione è soprattutto linguaggio. E l’America dell’ultim’ora ha bisogno proprio di questo. Ancor più se è un imprenditore del continente nero che di simbologia ne sa bene e riesce a ricomporre un tessuto sfibrato da anni di governi dominati da inquietudini, violazioni e incertezze. Raccogliamo un po’ di idee per comprendere cosa sia accaduto in questi ultimi giorni per chiarire su cosa ci stiamo addentrando.

Come abbiamo visto, la scorsa settimana un razzo alto 70 metri con 27 motori a cherosene, progettato e costruito da Space Exploration Technologies-SpaceX è stato lanciato dal complesso di lancio 39A del Kennedy Space Center, la base gestita dalla NASA in Florida. Proprio dalla rampa che è stata protagonista delle missioni Apollo e Shuttle. Si è trattato del primo viaggio di questo vettore, con tutte le incognite della sperimentazione, pertando ogni fase riuscita va considerata un successo e una condizione propedeutica all’elemento successivo. Dando la notizia, poche ore dopo la diretta televisiva, abbiamo raccontato che in seguito al lancio, i due booster sono atterrati come da programma mentre il tronco centrale, che avrebbe dovuto posarsi sulla  piattaforma robotizzata nell’Atlantico, si è schiantato in acqua a 100 metri dal bersaglio impattando a una velocità di 480 km/h per via dei motori che non si sono accesi correttamente. Il secondo stadio invece ha rilasciato una elegante autovettura a propulsione elettrica, che adesso sta viaggiando in direzione di Marte nell’alveo appositamente adattato alle sue dimensioni.

Piuttosto che una zavorra pesante, usualmente utilizzata per i voli di prova, il patron di SpaceX ha scelto un’altra sua creatura industriale che così ha avuto una presentazione pubblicitaria sicuramente unica, che resterà nella storia della pubblicità come una pietra miliare della comunicazione commerciale per l’originalità e la disinvoltura del brand divulgato. Al momento possiamo affermare con ragionevole certezza che il lancio è servito per testare le capacità del razzo e dimostrare ai suoi clienti che potranno affidare i loro prodotti per metterli nelle orbite operative prescelte. Non sarà una bisarca del cielo, il razzo dell’imprenditore sudafricano, ma uno strumento per trasportare materiale e forse anche equipaggi umani verso tragitti vicini o mondi remoti, ad un prezzo di lancio competitivo rispetto ai monopoli che hanno imperato fino a pochi anni fa. Su questo piano la mossa di Musk è stata superlativa in quanto si sono aperte nuove soluzioni di mercato con offerte nettamente inferiori e quindi con l’invito ad un consumo più favorevole.

Ammettiamo che a dirli così sembrano concetti astratti, ma poi riflettiamo che la capacità spaziale rappresenta un volano molto importante per l’industria e la tecnologia di ogni singolo Paese industrializzato. In passato, per rendere il prodotto maturo, le nazioni che hanno ritenuto di investire nello spazio hanno coagulato le ricerche in attività scientifiche per conoscere meglio l’ambiente operativo ma anche per costruire una classe di progettisti in grado di rendersi disponibili a trovare soluzioni allargate sia a istituzioni, per esempio militari o di uso pubblico, che per i consumatori al dettaglio. E così sono nati satelliti per l’osservazione della Terra per la sorveglianza e la sicurezza del territorio, oppure satelliti per offrire servizi di telecomunicazioni, per la geolocalizzazione, per la meteorologia, per la navigazione. Questi apparecchi operano su più orbite, a iniziare da qulle basse, a circa 400 km. dal livello del mare o più su, fino a 36.000 km. che rappresenta il punto di equilibrio tra la Terra e lo strumento in volo. E’ una quota significativa perché virtualmente lascia il satellite sempre allo stesso punto rispetto alla regione che illumina e che quindi segue regolarmente una regione o un preciso territorio. In genere la posizione si usa per le comunicazioni televisive.

Lanciare questi oggetti ha un costo molto elevato perché costruire un razzo è impegnativo e pretende studi molto avanzati e impiego di infrastrutture complesse. Gli imprenditori che offrono prodotti più bassi garantendo la sicurezza consentono una rigenerazione della domanda e delle opportunità di ottenere servizi migliori. Ovvero linee telefoniche più efficaci, immagini più nitide per osservare rischi geologici o di aggressioni umane. Per cui in questa fase in cui ancora si immagina di lanciare satelliti dalla Terra, ben vengano gli Elon Musk e tutta la fantasia che delle menti fertili possono avere, ma anche quei Paesi che credono nell’iniziativa e non ostacolano le scelte che possono apparire bizzarre.

E certo è apparso stravagante guardare l’orizzonte celeste con lo sfondo del nostro pianeta dal cristallo di una decappotabile, così come ce le hanno trasmesse le telecamere ad alta definizione orientate accuratamente sul segmento di volo. Siamo convinti che per molti anni la Tesla sarà associata alla ricerca pacifica più avanzata che si possa immaginare. Ma per quanti anni vivrà quella vettura nello spazio?

Per adesso sta raggiungendo un’orbita ellittica che farà agganciare il sistema a Marte, nelle cui vicinanze passerà probabilmente a luglio. Dovrà essere abbastanza distante, se gli ingegneri di SpaceX hanno fatto bene i conti perché è importante sia scongiurato qualsiasi rischio di impatto al suolo del pianeta rosso. Poi vettore e automobile si muoveranno, ruotando attorno al Sole tra la Terra e Marte, probabilmente nella zona degli asteroidi e il gruppo di volo potrebbe finire la sua corsa tra qualche migliaio di anni, se dovesse impattare qualche sasso più grande. Ma questo lo verificheranno i nostri posteri, che se non avranno coscienza della storia dei giorni nostri, sorrideranno dell’arcaismo e della primitività delle modernissime vetture su cui noi tutti sogniamo di correre.

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