martedì, Ottobre 26

Terzo Settore convitato di pietra a Cernobbio? Un'assenza curiosa. Probabilmente non si valuta la rappresentanza di un settore che esprime la cifra di ca.380.000 ‘imprese sociali in generale’ con un valore aggiunto di oltre 49 miliardi di euro che cuba 6,7 % del valore aggiunto sviluppato dall’economia privata, che ha 1.5 milioni di dipendenti/addetti

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Il Forum Ambrosetti di Cernobbio, che si è appena svolto, è la ‘summa’ del PIL italiano: tutte le componenti economico finanziarie si incontrano per valutare il passato, ma prevalentemente per guardare al futuro. E quest’anno c’era molta ‘carne al fuoco’ cioè il PNRR. L’obiettivo era tracciare la ripartenza dopo la pandemia e discutere le scelte strategiche ed operative per i 235 miliardi di euro del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilenza).

Anche quest’anno c’era, purtroppo e come sempre, un ‘convitato di pietra’: il TERZO SETTORE-TS nella sua accezione operativa come insieme di organizzazioni che, con varie denominazioni giuridiche, che hanno un impatto sociale definito, addizionale, sussidiario e il loro finalismo non è esclusivamente il profitto.

E’ un’assenza curiosaProbabilmente non si valuta la rappresentanza di un settore che esprime la cifra di ca.380.000 ‘imprese sociali in generale’ con un valore aggiunto di oltre 49 miliardi di euro che cuba 6,7 % del valore aggiunto sviluppato dall’economia privata, che ha 1.5 milioni di dipendenti/addetti (9.1% su addetti privati). Inoltre, il valore economico del TS è di circa 80 miliardi di euro, pari al 5% del PIL. A tutto questo si aggiungono circa 5,5 milioni (per difetto) volontari che svolgono la loro attività gratuita ad alto valore economico diretto e indiretto.

Quanto costerebbe erogare i servizi che fa il TS? I nipoti accuditi dai nonni, il doposcuola per i bambini di famiglie in povertà, la cura dei disabili e delle fasce svantaggiate,il ruolo dei volontari caregiver per gli ammalati, l’attività sportiva, le mense per i poveri e senza tetto ecc. La pandemia e la sindemia che stiamo vivendo sta moltiplicando questa somma e le conseguenze sarebbero ancora più drammatiche senza le attività dell’economia sociale che il TS rappresenta operativamente. Ma perché il TS è sempre ‘un convitato di pietra’? Perché dovremmo considerare questo settore insieme agli altri settori del Forum Ambrosetti, senza giudicarlo implicitamente un ‘settore suddito’? Sospendo le mie eventuali risposte e lascio al lettore alcune considerazioni ulteriori di valutazione :

1-Capitolo PNRR: il TS è strutturale e portante per il sistema economico finanziario e per i progetti del PNRR.Esso non potra’ attuarsi senza le imprese sociali.

2-Tutte le grandi imprese quotate devono ottemperare alla relazione di responsabilità sociale del D.Lgs.254/16 e molte di esse si raccordano con imprese sociali non profit. L’approccio ESG delle imprese richiede anche il valore sociale che è condizione per ottenere finanziamenti.

3-Il welfare aziendale è efficiente ed efficace per il tramite della filiera con le imprese del Terzo settore.

4-In era COVID (cioè oggi) chi facilita il processo di gestione delle vaccinazioni ?Oltre alla Protezione Civile le associazioni che portano il cibo, i farmaci a casa degli anziani, gestiscono i campi estivi per i bambini ed i ragazzi e fanno coesione sociale nei territori. E’ evidente la funzionalità per i dipendenti delle imprese che dovrebbero assentarsi dal posto di lavoro e altrettanto per le imprese. Non è solo un fatto valoriale, ma è un fatto di valore con impatto socio economico. La sostenibilità delle imprese (oggi a citazione inflazionata) passa attraverso le imprese sociali non profit che rendono spesso operativa la CSR e vanno oltre la retorica e la narrazione.

5-Il Regolamento (UE) 2019/2088-Sfdr riguardo all’ “Informativa su sostenibilità nel settore dei servizi finanziari” ha come obiettivo la trasparenza dei rischi di sostenibilità e degli effetti negativi per la sostenibilità nel portfolio dei prodotti finanziari offerti.Il portfolio è sostenibile se le imprese sono sostenibili e sociali ed hanno impatto sociale.Oggi si è compreso che lo “stakeholderism” si deve fondere con lo “shareholderism” delle imprese.

6-Inoltre, non si può continuare a citare il dramma Afghano come tassello della crisi economica mondiale senza riconoscere il ruolo di Emergency e delle ong come ambasciatori senza feluca che mantengono i contatti indispensabili per gli equilibri politici ed economico finanziari.E il mercato delle “terre rare” come risorsa critica per l’ict?Non è solo un fatto di valorialità solidale ,ma anche di valore economico finanziario. 

7- E’ ormai assodato l’inserimento di nuovi parametri come i BES (Benessere Equo e Sostenibile) e la complementarietà con lavalidità relativa del PIL (Prodotto Interno Lordo). Infatti l’inserimento di nuovi parametri come i BES (Benessere Equo e Sostenibile) danno concretezza allo sviluppo sostenibile e riconoscimento che tutte le monete hanno due facce: da una parte la faccia economica (per esempio indicatori del Prodotto Interno Lordo, il PIL) e dell’equilibrio fra costi e ricavi, e dall’altra la faccia del sociale e dell’ambiente (per esempio indicatori di Benessere Equo e Sostenibile, il BES).Intendiamo una analisi multidimensionale degli aspetti rilevanti della qualità della vita dei cittadini, con una attenzione alla distribuzione delle determinanti del benessere tra soggetti sociali e con la garanzia dello stesso benessere anche per le generazioni future. Se le monete avessero le due facce uguali sarebbero false.

8-I finanziamenti per l’’85,5% hanno una fonte di finanziamento privata, mentre nel 14,5% dei casi è prevalentemente pubblica .

Chiudo con una esemplificazione significativa: valutare il ruolo del volontariato della ‘popolazione matura ed anziana’ riguardo ai ‘servizi’ che essi producono ed erogano a favore della società e del welfare ‘allargato’ di sistema.

Il valore del volontariato della popolazione matura, dai ‘55 ai 65 anni’, ed anziana, ‘oltre i 65 anni’, si sostanzia in attività di servizio con la seguente dicotomia complementare ed esplicativa:

  • servizi informali della popolazione matura e anziana.

Produzione di risultati di benessere nelle reti familiari e di prossimità, lavoro di cura e relazione, succedanei anche di servizi a pagamento offerti dal mercato; creazione di opportunità di servizio utili per liberare tempo lavoro per altri componenti della famiglia (in una dimensione anche di costo opportunità)

  • servizi di welfare associativo gestito dalla popolazione matura e anziana.

Ciò avviene per il tramite sia di produzione sociale organizzata del benessere ‘collettivo e comune’ di territorio,sia in una dimensione di tutela ,rappresentanza ed advocacy sviluppando attività di partenariato di programmazione e governance del contesto territoriale localistico. Tutto ciò presidiato e gestito dalla popolazione matura e anziana.

I servizi informali prodotti ed erogati dalla popolazione matura e anziana si sostanziano in circa 150 milioni di ore d’aiuto (con riferimento ad una rilevazione effettuata nelle ultime 4 settimane precedenti l’intervista).

La popolazione matura e anziana copre l’esigenza di circa l’80% delle ore richieste per l’assistenza dei bambini ed il 40% per l’assistenza agli adulti (ed in alcuni casi con doppio carico di servizio).

Moltiplicando il monte totale delle ore di servizi informali prodotti ed erogati dalla popolazione matura e anziana per il valore orario retributivo del Ccnl del rapporto di lavoro domestico,si ottiene un ammontare di circa 915 milioni di euro(calcolo in difetto) per 4 settimane.(la somma è determinata da circa 350 milioni -come controvalore delle attività erogate perprestazioni sanitarie, assistenza di adulti, attività domestiche, compagnia accompagnamento e ospitalità ecc-e da circa 565 milioni come controvalore del ‘lavoro dei nonni’ con servizi a favore dei bambini/nipoti).In una proiezione annua per difetto circa 10 md di euro come controvalore di attività svolta dalla popolazione matura e anziana.

Questi calcoli sottolineano la criticità positiva e la grande importanza del ‘supporto dei nonni(compresi nell’ambito della popolazione matura e anziana) che offre sostegno al lavoro ed al benessere famigliare’ (si veda l’assistenza ai bambini/nipoti) nonché il risparmio del costo dei servizi per l’infanzia.

Come puntualmente descritto nel seguente passaggio :” dal punto di vista del benessere, l’occupazione femminile – ovvero il doppio reddito familiare – è associata a un abbattimento della probabilità di povertà infantile (www.cifs.dk) Inoltre, come accennato, i nonni, con il proprio impegno verso i nipoti consentono ai genitori e in particolare alle madri di lavorare. Potremmo ipotizzare, considerando che a fronte di 1.652.000 nonni che si occupano dei nipoti quando i genitori lavorano, possano corrispondere almeno 800.000 madri messe nella condizione di trovare o mantenere un impiego (ammettendo che si tratti sempre di coppie di nonni e che il loro apporto risulti decisivo e senza alternative di servizi pubblici o reperibili sul mercato). Alcune stime sostengono che per ogni 100.000 donne che entrano nel mercato del lavoro vi sia un incremento del Pil pari a circa lo 0,3%: nel nostro caso, ricorrendo anche un po’ provocatoriamente a una semplificazione aritmetica, potremmo avanzare l’ipotesi che ciò determini un impatto sul Pil del 2,4%.” Il TERZO SETTORE convitato di pietra a Cernobbio? l lettore la risposta.

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Sull'autore

Professore associato di Economia delle aziende e delle amministrazioni pubbliche presso l'Istituto di Pubblica Amministrazione e Sanità (IPAS). Direttore del Master in Management delle aziende cooperative e imprese sociali non profit (NP&COOP). Docente senior dell' Area Public Management & Policy della SDA Bocconi. Membro del comitato scientifico della rivista Non Profit, Maggioli Editore. Membro del comitato medico-scientifico della rivista Vivere oggi del Comune di Milano. Membro del comitato scientifico della rivista Azienda Pubblica, Maggioli Editore. Fondatore e promotore della collana "Aziende non profit. Strategie, struttura e sistema informativo", EGEA, Milano. Membro dell'editorial advisory committee di Health Marketing Quarterly e del Journal of Professional Services Marketing, The Haworth Press, Inc., Binghamton, New York. Membro del comitato scientifico dell'Unione Nazionale Imprese di Comunicazione, UNICOM. Membro dell'Associazione Italiana di Economia Sanitaria, AIES. Membro dell'Osservatorio Camerale Economia Civile, Camera di Commercio di Milano. Membro del comitato scientifico dell'Associazione Italiana Fundraiser di Forlì, ASSIFF. Membro del Consiglio di Gestione della Fondazione a sostegno della solidarietà sociale Umanamente, gruppo RAS. Membro del comitato etico di Coop Lombardia, Milano. Membro del comitato etico di Investietico, BPM Milano. Membro del comitato scientifico dell'Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale.

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