domenica, Settembre 26

Terroristi tra accordi surrettizi e dimenticatoio Uno Stato che si rispetti, rispetta gli accordi. Oppure li rinegozia. Non li straccia. Se cambia politica surrettiziamente, solo perché è cambiata la maggioranza politica al governo, la sua serietà è legittimamente discutibile

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Nel giorno in cui si torna parlare di terroristi e dottrina Mitterrand, curiosamente, è solo una casualità non c’è dubbio, ma casualmente mi capitano sott’occhio due titoli sulla stessa pagina del giornale online -quindi non corrisponde a quella a stampa.

Uno è non troppo grande, in un angolo, e parla del fatto che l’Agnelli della Juventus, quello della Superlega, quello che abbiamo imparato a conoscere per la vicenda assurda che sappiamo, ma anche per l’altra, anche peggiore, anzi, molto peggiore, quella dell’esame di italiano di Suarez.
Storia vecchia, direte, sì, vecchia e torbida. Le solite storie italiane di intrallazzo, imbroglietti, doppie verità, abuso del proprio potere, dei propri soldi, della propria volontà. Uno schifo puzzolente e basta, che ha danneggiato (minimamente) qualche docente universitario, pronto a lasciare capire che non lo ha fatto per sé, ma per l’Università (proprio come diceva Craxi, ma almeno per ben altro!) e per nulla né il giocatore, che neanche ha capito che ha fatto, e nemmeno la ‘società sportiva’, dove cosa vi sia di sportivo, mi sfugge.
Perché ne parlo? Perché la notizia è che l’agnellide ha dichiarato, tra l’altro: «Non ricordo esattamente, ma ritengo per logica Paratici. Penso che fui informato il 14 settembre. Al mio rientro la società si stava già muovendo su Dzeko». Capito? ‘Pensa’ che fu informato, ‘ritengo per logica’ che se ne sia occupato il direttore generale. Eccetera, non vale la pena aggiungere altro.
Al solito come sempre: ‘non so‘, ‘non ricordo‘, ‘non credo‘ … ‘se c’ero dormivo’, ma ‘forse non c’ero’. L’unica cosa certa e chiara è che è colpa di qualcun altro, come sempre. Scaricabarile, si chiama. In materia in Italia siamo maestri, maestri sopraffini: è colpa di un altro, o ‘l’ho fatto per’ … fate voi, la patria, il partito, la mamma, ma insomma non per me e non me ne sono accorto.
Nei medesimi giornali si accenna alla simpatica abitudine della signora Mari Elisabetta Casellati, Presidente del Senato della Repubblica, seconda carica dello Stato, di prendere ‘voli di Statoper andare a Roma, solo, per carità ‘per evitare il COVID‘: 124 in un anno.

Ma lasciamo da parte questo tema, anzi, questi due temi. Perché sull’altro lato della pagina del giornale (dei giornali) campeggia il titolone sull’arresto dei terroristi italiani rifugiati da decenni in Francia e che quindi potranno essere portati in Italia a scontare (si suppone?) la pena per i reati per i quali sono stati condannati.
Esattamente come Cesare Battisti, lo ricorderete, che dopo anni in Francia e in Brasile è stato consegnato all’Italia. Voglio essere preciso fino in fondo. A mio giudizio quella scelta non mi convinceva e non mi convince: ho la (pessima) abitudine di essere coerente nelle cose che dico e che faccio. Partecipai anni fa ad un convegno di giuristi, in cui sostenni questo e lo confermo.
Però era ed è Battisti una persona condannata dalla giustizia italiana, l’Italia ha nonché il diritto, il dovere (sia chiaro, il dovere) di pretenderne la consegna e se l’ha ottenuta non c’è dubbio che debba, ripeto debba, procedere nella condanna.
Non solo. L’unico che può prendere in considerazione la vicenda specifica e, magari, concedere la grazia, l’unico, è il Presidente della Repubblica, alla luce della Costituzione, della legge e della sua coscienza. Punto: nessun altro. Meno che mai chiunque altro, ivi compresi i parenti delle eventuali vittime.
Perché uno dei principî cardine della nostra Costituzione, ma della logica di qualunque ordinamento giuridico degno di questo nome, è che alle persone che subiscano danni da un atto criminoso spetta il risarcimento, quello dovuto, per quanto immenso, ma non hanno alcuna voce in capitolo, ripeto alcuna voce in capitolo, sulla pena e meno che mai sulla eventuale grazia. Per essere chiari io trovo inaccettabile quello che si fa spesso in occasione di reati di particolare gravità, di chiedere ai parenti delle vittime, se ‘perdonano’ il responsabile, lasciando anche intendere che dal loro perdono possa dipendere tra l’altro l’eventuale concessione della grazia. Poi, se il Presidente della Repubblica nella sua valutazione vorrà eventualmente tenere conto anche di quello, sta alla sua coscienza e basta.

Il caso dei terroristi (e quindi di quelli arrestati oggi e di quelli arrestati ieri) ha un fondamento molto preciso. A quelle persone viene, infatti, concesso una sorta di privilegio, motivato, in genere, con il fatto che (è il caso di costoro e di Battisti a suo tempo) lo Stato in cui abbiano trovato rifugio abbia, per così dire, il timore che data l’odiosità politica (non solo penale) del crimine commesso, nel Paese in cui lo hanno commesso non vi sia sufficiente garanzia di un trattamento equo. Non è un giudizio di valore, né di disistima, è un giudizio fondato su un legittimo timore che nel paese in questione non si sia del tutto ‘sereni’ nel giudizio, e quindi nella pena. Non è un giudizio positivo o negativo sul Paese del quale si parla: la concessione della estradizione è un atto politico e basta. Il nostro codice, non per caso, stabilisce che il giudice decide se si possa, alla luce del diritto positivo, concedere l’estradizione, ma l’atto di estradare lo decide il Governo.

Molti anni fa, all’inizio degli anni settanta, l’Italia si trovò nella condizione di dover decidere sulla estradizione in Francia di un cittadino francese autore in Francia di un reato di sangue gravissimo. Il punto fu, però, che in quel momento in Francia vigeva ancora la pena di morte, esclusa dalla nostra Costituzione. La Francia assicurava che non la avrebbero comminata, e che era in atto la riforma del codice penale che avrebbe, come infatti avvenne successivamente, eliminato quella pena. Ma la nostra Corte Costituzionale affermò che non poteva concederla, per una questione, diciamo così, di principio. La Francia ne prese atto, qualche italiano gongolò: noi avevamo da tempo eliminato la pena di morte, la Francia che ci fa sempre lezioni di diritti dell’uomo no.

Qui siamo di fronte ad un caso particolare, nel senso che a queste persone non veniva fatto nulla in Francia, in base al fatto che in un accordo (vero o falso che sia) tra il Presidente François Mitterrand e il Presidente del Consiglio Bettino Craxi si era deciso, per così dire, di evitare l’estradizione dei terroristi italiani data la particolaresensibilitàdei casi, con i conseguenti rischi politici. E’ la così detta dottrina Mitterrand.

Ebbene, primo punto. Qualcuno forse ricorderà che io ho detto parole durissime contro l’accordo surrettizio tra Di Maio e Blinken, che vuol dire Draghi e Biden, nel quale si affida agli USA una ‘leadership’ su un non meglio identificato ‘mondo occidentale’. Ma, lo ripeto, si tratta di un accordo internazionale, più o meno surrettizio: quello dell’inconsapevole Di Maio, ma anche quello del consapevolissimo Mitterrand. Ebbene, qui ce l’ho con i francesi: uno Stato che si rispetti, rispetta (la ripetizione è voluta) gli accordi. Oppure li rinegozia. Non li straccia. Se lo fa, se li straccia, la sua serietà è legittimamente discutibile, e commette una violazione del diritto internazionale. Mi sarei aspettato che la Francia si comportasse così in questo caso, e non silimitassea cambiare politica surrettiziamente, solo perché è cambiata la maggioranza politica al Governo in Francia.

Ma poi. Poi quel titolo era chiosato da un intervento in cui si discuteva della possibilità di perdonare, dopo tanti anni, quei terroristi … No, scusate, delinquenti comuni. Oppure si deve avere il coraggio di dire che non essendo terroristi, erano combattenti perla la libertà, partigiani. Se la sente qualcuno di dire una cosa del genere? due giorni dopo il 25 Aprile, festa delle Repubblica e non dell’antifascismo come ha sottolineato qualcun altro … che letto oggi potrebbe apparire un modo per cancellare, per dimenticare.

Dimenticare? Sì, perché in quell’articolo si propone questa sottigliezza ‘raffinata’, di alta cultura, alla quale io sono troppo inferiore. Perdonare? No, mai, non si possono perdonare certe cose. Sbagliato, professot Galli della Loggia, sbagliato: ai cittadini non tocca perdonare, mai, per nessun motivo. Per l’Italia quelli sono delinquenti e vanno puniti, perché la nostra legge lo richiede.
No, si dice in quell’articolo, perdonare no, ma … dimenticare. E che vuol dire professor Della Loggia?
Non riesco a sottrarmi a dirla chiara: ‘dimenticarecioè? Diciamola tutta, è uno scaricabarile sulla spalle del Presidente della Repubblica.
Si ritiene che sia opportuno farlo? Bene, si abbia il coraggio e l’onestà intellettuale di chiedere pubblicamente, assumendosene tutta la responsabilità etica, umana e politica, al Presidente della Repubblica di concedere la grazia. Altrimenti, la sottile distinzione tra ‘perdonare’ e ‘dimenticare’, in cosa si differenzia dalla chiamata in causa del direttore generale o dalla dichiarazione ‘se c’ero dormivo’ o dal ‘lo facevo causa COVID’?

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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