martedì, Maggio 11

Terroristi arrestati a Parigi: giustizia è fatta, però … Ci sarà un motivo se oggi Emmanuel Macron rinnega la 'dottrina Mitterrand'; e verrà fuori

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Soddisfazione, si esprime in modo pressoché unanime per l’arresto di sette persone frettolosamente definiteex terroristidi sinistra.
Di sinistra i sette lo sono, o comunque lo erano. Alcuni di loro militanti di organizzazioni clandestine che in Italia hanno praticato il terrorismo, sparato, ucciso; non tutti: Giorgio Pietrostefani, per esempio, è sì stato condannato con altri (Adriano Sofri, Ovidio Bompressi) per l’uccisione del commissario Luigi Calabresi; ma è (era) un militante e dirigente di Lotta Continua, non si è mai dato alla clandestinità. Non è irriducibile vocazione al cavillo; è solo per cercare di spiegare come oggi, con questi arresti, siano tornate alla ribalta vicende ormai antiche, che ben conoscono i protagonisti dell’epoca perché le hanno vissute e hanno come lasciato un marchio sulle loro carni. Ma sono anche vicende complesse, oscure, spesso atroci, non facili da spiegare per chi non c’era. Quel clima, insieme torbido e appassionato, è certamente difficile da spiegare e capire a un ragazzo di vent’anni, e anche a una persona di trenta-quaranta. Si sta parlando, insomma, di storia; e di storie: dove spesso per un caso, un’amicizia, un amore, ecco che un giorno invece di svoltare per una strada, se ne imbocca un’altra,ed è la strada che porta a uccidere e essere uccisi.

I sette arrestati a Parigi, ma quanti altri con loro, sono parte di un più generalecaos‘ che qui non si vuole giustificare e tantomeno esaltare; si cerca solo di inquadrarlo in un contesto e metterlo a fuoco.
Premessa: non c’è dubbio che tutti e sette si siano resi responsabili, dal punto di vista giudiziario, di fatti che sono sanzionati dal codice penale; processati, condannati, a differenza di altri non hanno scontato la pena inflitta; tecnicamente ‘latitanti’, anche se tutti sapevano perfettamente dov’erano, cosa facevano.
Perché in Francia, perché Parigi. In omaggio alla citatissima ‘dottrina Mitterrand’. Il leader socialista francese, poi presidente della Repubblica, in omaggio a una malintesa solidarietà nei confronti di perseguitati politici di sapore ottocentesco, concedeva a una moltitudine di ricercati di trovare rifugio oltralpe. La condizione è che non si siano macchiati di reati di sangue. ‘Condizione’ che poi si perde per strada. Ladottrinaè a tutti gli effetti una trattativache fa comodo sia a Parigi che a Roma. A Parigi, perché la colonia dei fuoriusciti (e c’è di tutto, da terroristi effettivi a perseguitati che poi risulteranno estranei ai fatti inizialmente addebitati), esce dalla clandestinità; è più facilmente controllabile, e di fatto promette di restarsene pacificata, di non procurare fastidi. Fa comodo anche a Roma, in omaggio alla teoria che certa gente è meglio stiafuori che incasa‘.
Si va avanti così per anni; ogni tanto qualcuno alza la voce, ma di fatto, si convive contenti e soddisfatti con questa teoria (e con buona pace delle sentenze passate in giudicato, e i sentimenti di chi vittime e loro famiglie, dal terrorismo è stato colpito). In Francia si succedono i presidenti -socialisti, gollisti, di destra, centro, sinistra- ladottrinanon viene messa in discussione. Fino all’altro giorno.

Ora, per farla breve, non c’è dubbio che la legge è legge. La giustizia va fatta, e tutto quello che si vuole. Ma un presupposto della giustizia (e la legge lo prevede) è che sentenze e pene siano applicate in tempi ragionevoli e non ha senso dopo decenni. Si è certamente sanata una ferita, come dicono tanti; ma siamo ormai nel terreno della teoria, peggio, dell’astrattezza. Ha un senso, per esempio, mettere in carcere un quasi ottantenne Pietrostefani, da tempo gravemente malato? Valga per tutti la risposta di Mario Calabresi, il figlio di Luigi: «Oggi è stato ristabilito un principio fondamentale: non devono esistere zone franche per chi ha ucciso. La giustizia è stata finalmente rispettata. Ma non riesco a provare soddisfazione nel vedere una persona vecchia e malata in carcere dopo così tanto tempo».

Ci sarà un motivo se oggi Emmanuel Macron rinnega ladottrina Mitterrand‘; e verrà fuori. Un auspicio, ora: che si rinneghi anche la pratica seguita da tutti i suoi predecessori per quel che riguarda la strage di Ustica, e siano finalmente accolte tutte le rogatorie respinte. Da parte italiana si mostri analoga determinazione per quel che riguarda Alessio Casimirri, brigatista ‘latitante’ in Nicaragua, coinvolto nella vicenda Moro e non solo. Casimirri di cose, lui sì, ne ha da raccontare; e interessanti (chissà che la sua latitanza non derivi proprio da questo: non averle raccontate; o averle dette alle ‘giuste’ persone).

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