giovedì, Luglio 29

Terrorismo, operazioni da Bruxelles a Parigi Siria: curdi pronti a proclamare un'entità federale nei territori sotto il loro controllo

0

Torna la paura terrorismo in Francia e nel vicino Belgio. Quattro persone sono state fermate all’alba nella diciottesima circoscrizione a Parigi e nella vicina banlieue di Saint-Denis. Secondo gli inquirenti, i quattro stavano pianificando un attentato imminente nella capitale francese. Durante la perquisizione sono stati rinvenuti caricatori di kalashnikov, armi, insieme a diverso materiale informativo contenuto in una chiavetta usb.

A Bruxelles continuano le operazioni di polizia dopo che ieri c’è stata una sparatoria nel corso di una perquisizione a Forest, alle porte della capitale belga, nell’ambito dell’inchiesta sugli attentati dello scorso 13 novembre a Parigi. Due persone sono state fermate nel corso delle perquisizioni della notte scorsa ma altre due sono ancora in fuga. I fermati, già noti alle forze dell’ordine, poi stati rimessi in libertà senza essere incriminati. Nello scontro a fuoco è morto un presunto terrorista: si tratta di Mohamed Belkaid, un algerino di 35 anni che viveva in Belgio senza permesso di soggiorno. Quattro poliziotti sono rimasti feriti.

Operazioni di polizia anche in Germania. Il ministero degli Esteri ha reso noto di aver messo al bando il gruppo ‘Weisse Woelfe Terrorcrew‘ (‘Equipaggio terrorista Lupi bianchi’) e questa mattina sono state compiute perquisizioni nelle abitazioni dei supposti leader del gruppo in dieci diversi Lander della Germania e sono stati sequestrati computer e materiale di propaganda. In alcuni casi la polizia ha trovato armi di piccolo calibro e diversi corpi contundenti.

Negli Stati Uniti si è tenuto l’ultimo ‘Super Tuesday’ delle primarie: Hillary Clinton e Donald Trump conquistano vittorie importanti in vista della nomination finale. Tra i democratici Clinton ha vinto in quattro stati in cui si è votato ieri (Florida, Ohio, Illinois e North Carolina) e ha portato a più di 300 delegati il vantaggio nei confronti di Bernie Sanders. Trump ha vinto in Florida, in Illinois e North Carolina, ma ha perso in Ohio contro John Kasich. Marco Rubio è stato sconfitto nel suo Stato, la Florida, e ha annunciato che si ritira dalla corsa alla nomination. La corsa del magnate newyorchese nasconde però un’insidia. E’ probabile che Trump arrivi alla convention con il maggior numero di delegati (ora ne ha circa 620), ma difficilmente raggiungerà i 1.237 che gli varrebbero la nomina automatica. In questo caso, si andrebbe a una ‘convenzione contestata‘, in cui i voti ottenuti durante le primarie non sarebbero più così decisivi. In questo scenario la dirigenza del Gop – che non ha mai fatto mistero della sua avversione per Trump – avrebbe la possibilità di ‘sparigliare le carte’ preferendogli un altro candidato per la corsa alla Casa Bianca.

Intanto il presidente Barack Obama avrebbe scelto Merrick Garland alla Corte Suprema, per coprire il posto lasciato vacante dalla morte di Antonin Scalia. Garland, 63 anni, è a capo della Corte d’Appello del circuito del District of Columbia, dove lavora dal 1997.

Tornando in Europa, decine di migliaia di insegnanti in piazza contro il governo ungherese. La manifestazione si è tenuta ieri a Budapest ed è il più grande corteo contro il governo dal 2014. Gli insegnanti protestano contro le politiche sull’istruzione di Viktor Orbán, accusato di aver un atteggiamento intimidatorio nei loro confronti.

In Siria, mentre a Ginevra sono in corso i negoziati di pace, le milizie curde hanno annunciato che sono pronte a dichiarare la formazione di un’area autonoma federale tra tre aree del nord del Paese sotto il loro controllo: quelle di Jazira, Kobane e Afrin. Si tratta di un’area complessiva di 400 chilometri che va dal confine turco-siriano, a quello tra Siria e Iraq, fino al fiume Eufrate. Il regime di Damasco reagisce male, parlando di minaccia alla propria sovranità. Contraria – per ovvie ragioni – anche Turchia. Segnalate tensioni tra curdi e regime siriano a Qamshili. Intanto il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, oggi in visita a Kabul, in Afghanistan, plaude alla decisione della Russia di ritirare le forze dal Paese. Secondo il segretario dell’Alleanza, si tratta di un contributo agli sforzi per ridurre le tensioni politiche e trovare una soluzione pacifica al conflitto. Tuttavia Stoltenberg ammette che le conseguenze del ritiro sono ancora da vedere.

A proposito di Turchia, a meno di ventiquattr’ore dall’ennesimo vertice tra l’Ue e Ankara sull’attuale crisi dei migranti, la cancelliera tedesca Angela Merkel. afferma che la questione di un’adesione di Ankara all’Unione europea non è oggi «all’ordine del giorno» malgrado le discussioni in corso per sbloccare i negoziati sulla gestione dei flussi migratori.

Si torna a parlare del Sahara occidentale, un’area di crisi per troppo tempo dimenticata. Secondo Mohamed Salem Ould Salek, dirigente del gruppo armato Fronte Polisario, da anni in lotta per l’indipendenza della regione, senza un referendum di autodeterminazione, nel Sahara occidentale non vi saranno «né pace né stabilità». Il riferimento è alla consultazione prevista già dal 1992 ma finora sempre rinviata. Nel 2007 il governo marocchino ha proposto un piano di autonomia – sotto la sovranità di Rabat – che il Polisario non ha accettato e nell’aprile dello scorso anno il Consiglio di Sicurezza dell’Onu aveva approvato all’unanimità una risoluzione che prolungava di un anno la durata della missione Onu nel Sahara occidentale (Minurso). Tuttavia, l’auspicata ripresa dei negoziati per risolvere un conflitto in corso ormai da quarant’anni sembra ancora lontana.

Stabilità lontana anche in Libia. Oggi Il primo ministro del governo di Tripoli ha minacciato questa mattina di far arrestare Fayez Al Serraj, premier dell’unico esecutivo riconosciuto dalla comunità internazionale, quello di unità nazionale (Gna), se dovesse arrivare nella capitale libica. Violenti combattimenti tra i militari fedeli al governo di Tobruk e miliziani jihadisti si segnalano a Bengasi, attorno a una fabbrica di cemento.

Passando in America Latina, in Brasile è stato ufficializzato l’ingresso dell’ex presidente Lula nel governo come ministro della Casa civile, un superministero a cui spetta il coordinamento dell’attività di governo. In pratica sarà capo di gabinetto del presidente Dilma Rousseff, prendendo il posto del ministro Jaques Wagner, dimessosi ieri proprio per far posto a Lula.
Mentore politico dell’attuale presidente, l’ex sindacalista e icona della sinistra populista brasiliana cercherà ora di sfruttare la sua immagine politica per tentare di salvare il governo e la sua libertà personale, entrambi a rischio per la tempesta politica e giudiziaria in corso nel Paese.

Stamane la guardia costiera argentina ha affondato una nave cinese accusata di pesca illegale nelle sue acque. Le autorità hanno dichiarato di aver sparato diversi colpi d’avvertimento alla nave Lu Yan Yuan Yu 010 prima di farla affondare. Tutti e 32 i membri dell’equipaggio sono stati messi in salvo ma la Cina ha espresso «seria inquietudine» per l’accaduto.

Attacco suicida a Maiduguri, in Nigeria: almeno 22 morti. Due donne si sono fatte esplodere in una moschea nel nordest del paese, uccidendo 22 fedeli. Sono rimaste ferite 17 persone. La zona negli ultimi anni è stata colpita diverse volte dai jihadisti del gruppo Boko haram.  Attentato anche in Pakistan, dove una bomba azionata a distanza contro un autobus ha provocato almeno 16 morti e una decina di feriti. Il mezzo trasportava un gruppo di dipendenti del governo nei pressi di un mercato a Peshawar.

In ultimo, i finanziamenti della cooperazione allo sviluppo italiana per la Somalia passeranno dai 14 milioni del 2015 a circa 21 milioni di euro nel 2016. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, che ha ricevuto oggi alla Farnesina il primo ministro di Mogadiscio, Omar Abdirashid Ali Shamarke, accompagnato dai principali ministri del suo governo.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->