domenica, Aprile 18

Terrorismo: il problema è prevenire

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Molto si è fatto, in questi ultimi mesi, per eliminare le roccaforti dell’Isis in Siria e Iraq. Ma poco è stato fatto per eliminare le ragioni che spingono i giovani, europei e non solo, alla radicalizzazione. Un problema troppo sottovalutato e di enorme importanza.

Il Regno Unito, dopo gli attentati alla metropolitana di Londra del 2005, ha avviato un ampia opera di prevenzione e controllo del terrorismo, denominata ‘Prevent’ Agenda e uno specifico programma di de-radicalizzazione chiamato ‘Channel‘, che finanzia progetti di recupero per quei giovani che vengono avvicinati dall’ideologia salafita e per quei foreign fighters che fanno ritorno in patria.
Secondo i dati del National Police Chiefs Council, dal 2006, sono stati 4.000 i giovani coinvolti nel programma ‘Channel‘, a partire dai 5 individui del 2006, ai 1281, tra il 2013 e il 2014.

L’iniziativa apri pista di de-radicalizzazione, che ha fatto più parlare di sé, è stata quella dell’Actice Change, una fondazione creata nel 2003, nella periferia londinese, da un anglo-pakistano, ex combattente nelle file dei talebani; un centro che allontana i giovani dalla strada e dai reclutatori jihadisti, offrendo loro aiuto psicologico, socialità, sport e studio universitario. Il centro si avvale anche di alcuni transfughi della Jihad, che mettono a servizio la loro esperienza, per stanare i reclutatori o convincere chi ne è attratto, dell’amoralità della guerra santa.

Un’altra bella e recente inizitiva, la Football for Unity, che unisce nel calcio, giovani di qualsiasi credo religioso, provenienti da situazioni disagiate e da contesti che incentivano la radicalizzazione: come Amina (uno pseudonimo), che è stata allontanata dai reclutatori sui social network ed è riuscita a trovare una famiglia e un senso di appartenzenza nella sua nuova squadra di calcio.

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