mercoledì, Dicembre 1

Terrorismo e ISIS, gli errori dell'UE

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Quanto alle comunicazioni, di nuovo a sottolineare la ormai disperante pochezza e depauperamento di una idea intelligente di Europa, si propone in quel documento un rafforzamento del controllo e delle scambio delle liste dei passeggeri aerei, dove, al solito, le perplessità e le remore dei vari Stati europei  sono grandi, per cui ancora oggi questa misura ovvia e innocua, non viene adottata per una sorta di assurda gelosia reciproca.

Ma il guaio peggiore, a mio giudizio riguarda il fatto che iPaesi Schengenhanno e mantengono, e quel che è più grave usano, la possibilità di reintrodurre controlli alle frontiere nazionali. Vista in sé la cosa potrebbe apparire normale e addirittura auspicabile. Ma, cerchiamo di ragionare un momento: al di là del fatto che ciò genera diffidenza verso lo straniero che magari è il vicino di casa, in un gruppo di Stati che hanno detto di volere con l’UE creare una sorta di unico Stato europeo, che senso ha quella misura? Non è infinitamente meglio disporre in uno spazio comune controllato dalla forza di tutte insieme le polizie europee? Negli USA, dove quanto a mania di sicurezza non scherzano certo, nessuno si sogna di istituire controlli alle frontiere tra i vari Stati, sarebbe una follia.

Quanto, come accennavo, alle Nazioni Unite, il Consiglio di Sicurezza, di cui la Francia è uno dei membri permanenti, ha adottato una risoluzione, che ha per oggetto molti attentati e non solo quello di Parigi (c’è anche, ad esempio, quello di Bamako in Mali) ma non va oltre l’invito agli Stati ad usare ogni mezzo per contrastare il fenomeno. Come dire, le Nazioni Unite se ne lavano le mani: faccia ciascuno ciò che  crede. Si potrebbe dire, ben vi sta: per anni si è sparato a zero contro l’ONU, si è agito a dispetto o contro di esso (noi per primi quando abbiamo cominciato a bombardare la Serbia e quando abbiamo agito, sia pure un po’ riluttanti, contro la Libia e quando abbiamo partecipato alle azioni in Iraq) e ora l’ONU se ne lavano le mani. Del resto, a onore del vero e nonostante gli urli dei molti che ‘lamentano’ un inattivismo delle Nazioni Unite, che potrebbero mai fare: l’ennesima guerra in Iraq, per peggiorare ulteriormente una situazione resa tragica dai precedenti interventi?

Il fatto è, inoltre, che gli stessi Stati che oggi (a parole) vorrebbero una maggiore presenza delle Nazioni Unite, sono proprio quelli (USA in testa) che più di ogni altro hanno cercato di impedirle di funzionare. Basterebbe ricordare che lo Statuto delle Nazioni Unite prevede la costituzione di forze armate proprie, ma ciò non si è mai fatto, per le diffidenze reciproche e le lotte, la guerra fredda, che oggi gli USA hanno tentato di resuscitare, salvo a doversi piegare alla realtà: senza la Russia, almeno in Medio Oriente non si va da nessuna parte, e forse non solo lì. Ma intanto le Nazioni Unite ben poco possono, anche se volessero, fare.

Appare in tutta evidenza, da quello che ho detto, l’impotenza e l’incapacità dell’Europa di agire utilmente, ma specialmente la non volontà attuale degli Stati europei di procedere su una strada di unione che è l’unica che potrebbe darci una prospettiva. Per di più la pervicace e sciocca volontà franco-tedesca (ma specialmente tedesca) dicomandare’ (e non uso il termine a caso) in Europa ha finito solo per danneggiarla ancora di più, se non per silurarla del tutto. Quanto all’Italia (un tempo, disprezzata, magari, ma decisiva) stendiamo un velo non per coprire qualcosa di brutto, ma coprire il nulla … ah già abbiamo la Alta rappresentante, lei ne è sicuramente contenta.

L’altro punto è che, a me pare che non si sia ben capito qual’è veramente il problema e quindi la cosa di cui discutere per decidere che cosa e come fare.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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