sabato, Ottobre 16

Terrorismo e ISIS, gli errori dell'UE

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In risposta, almeno parziale, agli attentati di Parigi, sia l’Unione Europea (UE) che le Nazioni Unite (ONU) hanno adottato delle risoluzioni, che meritano di essere sommariamente commentate. L’UE, attraverso una decisione del Consiglio, ha incaricato gli organi della UE stessa di prendere o meglio di approfondire, talune misure. Questo, va detto subito, è già un primo severissimo limite a questa come ad ogni azine futura della UE,

Si spiega da sé il limite: il Consiglio ha dato mandato alla Commissione di preparare atti vari, tra cui la modifica del regolamento sul cosiddetto Codice dei confini di Schengen, questi atti andranno approvati e predisposti dai vari organismi tra cui il Parlamento Europeo. Gli atti, una volta adottati, andranno applicati dai vari Stati nei loro ordinamenti, con altri atti, magari di tipo legislativo. Ciò fa perdere di immediatezza alle azioni della UE, lasciando agli Stati di agire ciascuno per proprio conto (salvo a vedere taluna delle proprie iniziative, condannate dalla Corte di Giustizia e dalla stessa Commissione). Stati che, per lo più, non hanno alcuna intenzione di lasciare alla UE il compito di agire e di disporre per tutti. Basta dire che il solo fatto di avere parlato di mettere in comune i dati dei servizi segreti o delle polizie, ha immediatamente indotto la Germania a mettere le mani avanti riservandosi di decidere lei se e cosa dare, mentre anche gli altri Paesi, Italia inclusa, hanno storto visibilmente la bocca. Vedremo.

Ma ci sarebbe da aggiungere di più: la Francia, come si è detto con frasi spesso misteriose sulla stampa e in TV, ha chiesto all’Europa le misure di cui all’art 42.7 del trattato di Lisbona. La norma dispone che in caso di ‘attacco armato’ (la frase sta a significare l’istituto giuridico dell’aggressione del diritto internazionale, ma sorvoliamo) gli altri Stati europei sono tenuti, ripeto ‘tenuti’ ad aiutare. Ma cosa accade invece, che gli Stati in questione assai svogliatamente potranno stipulare accordi bilaterali con la Francia. Ora, a parte il fatto che denunciare una aggressione addirittura è a dir poco esagerato, perfino ridicolo, si potrebbe dire: chi di spada ferisce … La Francia si è opposta sempre e in ogni occasione ad un coordinamento militare in Europa e ora non ci sono coordinamenti possibili. La Francia ha sempre perseguito la sua ‘grandeur’ (anche altri Stati o hanno fatto) e ora ne page le conseguenze. Logica vorrebbe che si cogliesse l’occasione per farlo ora, ma ci credete?

Ma a ben vedere le misure principali adottate a Bruxelles sono due.

Un maggior controllo dei flussi finanziari verso i gruppi terroristici, e rafforzamento e incremento dei controlli alle cosiddette frontiere esterne di Schengen.

Circa il controllo dei flussi finanziari: la cosa è facile a dirsi, ma assai difficile a farsi, e già esiste da tempo, creata dalle Nazioni Unite con le misure adottate dalla Risoluzione 1267 in poi, ma che, a ben vedere non pare che abbiano sortito molto effetto, tanto più che ciò che nessuno dice è che organizzare un attentato come quello di Parigi o simili, costa quattro soldi, letteralmente. Mentre, molto di più costano gli armenti di quei gruppi di ‘ribelli’ di vario genere, come appunto l’ISIS, insediati più o meno stabilmente su un certo territorio.

Ma, ecco di nuovo un punto dolente, sul quale il silenzio è fragoroso: chi vende armi a quei gruppi? Siamo in gran parte proprio noioccidentali’, Italia in testa, pacifista al punto da renderci quasi inermi, ma ricca di produttori e venditori di armi micidiali (vi ricordate quando ci si strappava le vesti perché non si potevano più produrre le mine anti-uomo, che noi facevamo benissimo) o, magari, di istruttori di gruppi armati, che poi si rivelano d’accordo con l’ISIS. I soldi – tanti – per comprare questi armamenti, a quei gruppi arrivano (oltre che dagli Stati con i quali i nostri politicanti si scambiano sorrisi e reverenze) dal ‘contrabbando’ di petrolio, minerali preziosi e materie prime, di cui molti dei Paesi in cui vi sono conflitti sono ricchi. Ed ora vi si aggiungono gli oggetti d’arte: non è un caso che l’ISIS dopo le scene demenziali di distruzione di monumenti ora abbia smesso; non certo per mancanza di benzina per le ruspe. Però, chi li compra quei reperti? Ci si potrebbe occupare seriamente anche di questo, ma non è ‘politically correct’.

L’altra misura adottata dalla UE è quella di un rafforzamento e incremento dei controlli alle cosiddette frontiere esterne di Schengen, anche, e questo è proprio brutto benché forse necessario, per i cittadini europei. In altre parole, dato che alcuni Paesi UE, come noto, hanno in un certo senso abolito le frontiere tra di loro, esiste oltre ad una frontiera dell’Europa (quella che nessuno vuole riconoscere quando si tratta di agire per accogliere e soccorrere migranti in arrivo via mare) una frontiera simbolica dei soli Paesi Schengen. Misura comprensibile se non fosse per il fatto che il terrore è compiuto proprio dagli europei (il che nei casi di Parigi è plateale) e che quindi il senso di sfiducia verso le proprie stesse convinzioni cresce e, in conseguenza (è gravissimo) cresce la diffidenza, di ciascuno verso tutti. E ciò conduce, come purtroppo avviene in Francia (e, temo, sicuramente avverrà anche in Italia) al rafforzamento delle misure di prevenzione poliziesca, ad un incremento del controllo sulle comunicazioni e sugli spostamenti dei cittadini: una riduzione degli spazi di libertà, ma io temo, specialmente di serenità e l’induzione a rifugiarsi in un ambiente ovattatoprotetto’, sempre meno partecipe e cosciente di ciò che accade e sempre più prodromo di scelte autoritarie.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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