lunedì, dicembre 17

Terrorismo, criminalità organizzata e migranti: la convergenza di “un mix letale” L' intervista al Professor Ranieri Razzante, Direttore del CRST Italy – Centro di Ricerca sulla Sicurezza ed il Terrorismo - e docente di Antiriciclaggio presso l’Università di Bologna.

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Oggi, 15 febbraio, si è tenuto il convegno “Criminalità, terrorismo e immigrazione: quali legami?”presso la sala Nilde Iotti di Palazzo Theodoli Bianchelli di Roma. In occasione, sono intervenuti Claudio Bertolotti, Analista strategico dell’Istituto per gli studi di politica internazionale – ISPI, Alessandro Politi, Analista politico, Ranieri Razzante Direttore del Centro di Ricerca sulla Sicurezza ed il Terrorismo – CRST e Fabrizio Vespa Direttore del “Torino Crime Festival”.

La minaccia terroristica, partendo dalla regione del MENA – Middle East and North Africa -, si è estesa a macchia d’olio, e ha raggiunto l’Europa. La sua evoluzione ha dimostrato che ci si trova davanti a un cerbero a più teste. La minaccia è poliedrica, e si adatta a qualsiasi situazione, o strategia. Il punto di convergenza tra terrorismo, criminalità organizzata e flussi migratori, è stato oggetto di analisi e discussione quest’oggi. Si tratta di un legame complesso, articolato, difficile da individuare e, soprattutto, da contenere e contrastare.

Risulta, pertanto, inevitabile uno sforzo maggiore da parte degli apparati di intelligence italiani, e internazionali, come l’attuazione di nuove e più efficienti politiche di prevenzione e inclusione sociale. Infatti, l’aspetto sociale rappresenta una sfera ovviamente collegata al fenomeno discusso oggi a Roma. Le politiche sociali, intese come strumento per garantire una miglior integrazione sono parte integrante nella lotta al terrorismo e alla radicalizzazione.

I legami tra terrorismo, criminalità organizzata e migranti rappresentano, però, un’area d’analisi parzialmente nuova, e che pertanto richiede ulteriori sforzi di ricerca per contenere e contrastare la sua evoluzione.

Gli ultimi attacchi terroristici in Europa – Stoccolma, Manchester, Londra e Barcellona -, fatta eccezione dell’attacco in Svezia, sono stati realizzati tutti da cittadini europei, o da stranieri regolarmente residenti in Europa da anni. Allora perché il terrorismo dovrebbe essere interconnesso al fenomeno dei migranti? E quali sarebbero i punti di convergenza tra questi due elementi e la criminalità organizzata?

Ne abbiamo parlato con il Professor Ranieri Razzante, Direttore del CRST Italy – Centro di Ricerca sulla Sicurezza ed il Terrorismo -, e docente di Antiriciclaggio presso l’Università di Bologna.

Quali sono i legami tra terrorismo, criminalità organizzata e migranti?

Innanzitutto, il primo dei legami coinvolge ormai da tempo il traffico delle sostanze stupefacenti, mentre ora si è aggiunto anche il traffico di migranti.

Quale indicatore ci lascia dedurre un’interconnessione tra i tre fenomeni?

I legami sono evidenti perché il flusso della droga e il flusso dei migranti è ricchezza pura, nel senso che costa poco e genera ampissimi ricavi. Tradizionalmente, le mafie italiane – in particolare la Ndrangheta – hanno un mercato di sostanze stupefacenti a livello internazionale con un’espansione elevatissima. La Ndrangheta, non a caso, è la più quotata associazione a delinquere che traffica droga. Questo aspetto è andato – e continua ad andare – a finanziare gruppi terroristici, anche – e soprattuto – attraverso le rotte migratorie. Ci troviamo, quindi, davanti a un mix letale di questi tre fenomeni, sul quale stanno lavorando gli apparati di intelligence, le forze dell’ordine e anche noi come Centro studi.

Questi legami come sono stati scoperti e cosa comportano dal punto di vista economico, della sicurezza e sociale?

I flussi migratori, anche se sono diminuiti ultimamente, sono comunque rimasti ininterrotti. Questo non può che far altro che pensare ad una complicità da parte delle mafie italiane nel consentire gli sbarchi. Non è un caso che la maggior parte degli sbarchi si registra nelle regioni a stretto contatto – purtroppo – con realtà mafiose ( oltre alla particolare posizione geografica sul mare). Poi, il lavoro di intelligence ha dimostrato la presenza di un business cui valore è pari a svariate di decine di miliardi di euro- o dollari. Questa somma di denaro esorbitante è la base per le organizzazioni criminali organizzate, ma anche per i terroristi, e soprattutto per coloro che hanno fiancheggiato e continuano a fiancheggiare i terroristi attraverso anche le mafie locali. Infatti, quando parliamo di criminalità organizzata non ci riferiamo esclusivamente a quella italiana, ma anche a quelle internazionali, come la mafia kosovara, russa o cinese per esempio. Inoltre, si devono considerare anche le mafie che non siamo soliti chiamare tali, ovvero le tribù locali che troviamo negli stati come la Libia. Questi gruppi stanno agevolando il flusso migratorio. Per intraprendere il viaggio verso l’Italia, un migrante paga mediamente 5000 euro. Quest’ultimo paga varie tangenti, passando per più di un Paese prima di raggiungere le coste. È evidente che, se moltiplichiamo questi 5000 euro per almeno 4 passaggi – o mediamente 3 –, questo tipo di traffico e reato rappresenta un business davvero importante e consistente. Nessun altro investimento, al di la della droga, può fornire tanto denaro quanto il traffico dei migranti.

Questo legame in cosa consiste a livello pratico?

Per rispondere a questa domanda ritengo opportuno fare un esempio. Per intraprendere il viaggio verso l’Europa, il migrante paga dei mediatori ovviamente legati a tribù locali. Quest’ultime trattengono a loro volta la parte del ricavato, e lo riversano ad altri mediatori. Si tratta di una vera e propria catena cui il migrate fa riferimento per arrivare sulle coste libiche. Questi soldi dati in mediazione arrivano nelle mani di esponenti di tribù, capi tribù, o comunque soggetti che poi li riversano a gruppi vicini a terroristi.  Per cui, percorrendo più tappe, queste somme di denaro vanno a finanziare la corruzione di pubblici funzionari, delle polizie locali, o a foraggiare anche gruppi che comprano armi per i terroristi, o che riversano questi soldi materialmente ai terroristi. Il flusso, però, non finisce qui, ma continua. Infatti, una parte di questo denaro deve compiere un ultimo passaggio.

Qual è l’ultimo passaggio del denaro versato dal migrante per raggiungere l’Italia, o comunque l’Europa?

L’ultimo step consiste nell’acquisizione di queste somme di denaro da parte di chi accoglie i migranti, e quindi le mafie. Quest’ultime si interpongono nell’ultima fase – l’accoglienza -, facilitando il passaggio del migrante nel territorio italiano, o europeo. È chiaro che, anche in quest’ultima tappa il migrante paga una tangente al mediatore, che in questo caso proviene evidentemente da un ambiente mafioso, o da un’associazione criminale. I passaggi che abbiamo appena analizzato vanno, quindi, a finanziare 3/4 distinte organizzazioni – intese come tribù, ma anche gruppi terroristici o mafie. È opportuno, poi, ricordare che il denaro versato dal migrate per il viaggio si va successivamente a mischiare con altri flussi di cui il migrante stesso si è fatto portatore. Quest’ultimo, infatti, può diventare lui stesso portatore di altro denaro, o droghe. Gli viene, infatti, imposto di far arrivare soldi, o sostanze stupefacenti, in un determinato Paese.  E, un migrante disperato si presta anche a fare questo purtroppo.

Secondo un’analisi degli ultimi attacchi terroristici in Europa ( Manchester, Barcellona, Stoccolma, Londra), i terroristi – ad eccezione dell’uzbeko che ha colpito in Svezia – sono tutti cittadini europei o stranieri regolarmente residenti in UE da anni. Partendo da questo dato, la correlazione tra criminalità organizzata, terrorismo e migranti è un legame che va avanti da tempo, o è un fenomeno recente?

Non ritengo sia un fenomeno qualificabile come recente. L’espansione delle mafie all’estero ha una storia di almeno 15-20 anni. Queste organizzazioni criminali hanno ramificato il loro potere in Europa, soprattutto in alcuni Paesi come Germania, Francia, Inghilterra, ampliando i loro poteri e la loro presenza. Questa loro espansione e ramificazione ha fatto si che i soggetti coinvolti e fedeli alle mafie siano presenti in tutti gli Stati europei. Ed è ovvio che, quando è presente un soggetto munito di molti soldi – che chiameremo mafioso per convenzione-, questo soggetto deve pter vendere. Pertanto, è facile che si avvicini al mafioso chi ha bisogno di soldi, e può essere un terrorista, un soggetto intenzionato a finanziare attività terroristiche, o chiunque sia intenzionato a compiere un atto di qualsiasi tipo, soprattutto eversivo. Questi soggetti  trovano naturalmente nelle mafie del denaro a buon mercato.

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