lunedì, Giugno 21

Terrore in Israele: cinque morti e decine di feriti

0
1 2 3 4


Poco dopo a Gerusalemme, un uomo ha lanciato la sua auto contro una fermata d’autobus, poi è sceso dalla vettura e ha aggredito i passanti che poco dopo sono riusciti a bloccarlo. Un israeliano, però, è morto e altri quattro sono rimasti feriti, sia pure in modo lieve.

La mattinata si era aperta con un altro drammatico episodio alla periferia di Tel Aviv, nella città di Raanana. Prima un’aggressione con il coltello: un uomo era stato lievemente ferito e il terrorista era stato reso inerme dai passanti. Un’ora e mezza dopo, 4 persone ferite, una delle quali in modo molto grave. C’è stato anche un altro accoltellamento a nord di Haifa, ma quello potrebbe essere un tentativo di rappresaglia che ha sbagliato bersaglio. È successo nei pressi dell’Ikea di Kiriat Ata: l’aggressore ha attaccato un connazionale scambiandolo per uno dei tanti operai di origine palestinese che lavorano nella struttura. Nel tardo pomeriggio, un palestinese è rimasto ucciso negli scontri con le forze di sicurezza israeliane a Betlemme, in Cisgiordania, portando a 30 il numero di palestinesi uccisi dall’inizio del mese: un bilancio che include anche gli aggressori di israeliani.

Il premier Benjamin Netanyahu ha convocato un vertice di emergenza. Netanyahu ha assicurato che Israele utilizzerà ogni mezzo disponibile per mettere fine alle violenze. Parlando alla Knesset, il capo del
Governo dello Stato ebraico ha anche diffidato il Presidente dell’Anp, Abu Mazen, da qualsiasi incitamento ai palestinesi alla rivolta, sottolineando che in caso contrario sarà ritenuto responsabile dell’aggravamento della situazione. 
Ora l’esecutivo valuta se isolare i quartieri arabi dai quali i palestinesi, dopo l’annessione del 1967, vanno e vengono senza chiedere permesso, anche se sarebbe di fatto un riconoscimento di quella divisione della Città Santa che Israele ha sempre respinto. 

Intanto scontri si sono verificati al confine con la Striscia di Gaza. Soldati israeliani hanno usato lacrimogeni contro manifestanti palestinesi, dopo che una trentina di loro ha superato la barriera di confine. Secondo fonti mediche palestinesi vi sono stati una quarantina di feriti.

In mattinata sul Golan sono avvenute alcune esplosioni, attribuite inizialmente a colpi di mortaio e risultate poi dovute al lancio di razzi. Secondo le valutazioni dell’esercito israeliani sembra trattarsi di un episodio ‘accidentale’, al margini di combattimenti in corso in Siria, nell’area di Kuneitra, fra forze fedeli a Bashar Assad e gruppi ribelli. L’artiglieria israeliana ha prontamente risposto colpendo due postazioni militari siriane.

Combattimenti in Siria che registrano una nuova escalation. Due colpi di mortaio lanciati dai ribelli schierati nei pressi di Damasco si sono abbattuti oggi sull’ambasciata russa mentre all’esterno si svolgeva una manifestazione nel quartiere di Mazraa in favore dei raid di Mosca nel Paese. Al momento dell’attacco un  centinaio di persone si erano riunite per manifestare. L’attacco è stato sferrato arriva in concomitanza con l’appello di Abu Mohamad al-Joulani, leader dei jihadisti del Fronte al-Nusra, di attaccare civili e militari russi in risposta ai raid di Mosca in Siria. I russi «sanno chiaramente che l’Is non minaccia il regime», ha affermato il leader qaedista, «visto che le aree che controlla non confinano con quelle del regime. Non è quindi una sorpresa che abbia cominciato a bombardare le brigate che si confrontano direttamente con le forze del regime».

Nelle ultime 24 ore l’aeronautica russa ha bombardato ben 86obiettivi terroristici’ , il numero più alto da quando sono iniziati i raid il 30 settembre scorso. Lo ha reso noto il portavoce del ministero della Difesa russo, il generale Igor Konachenkov. Tuttavia «Il Governo russo», si è chiesto Joulani, «crede veramente che l’esercito del regime di Bashar al-Assad possa essere salvato con un po’ di aerei e artiglieria in più? Finora i raid russi non hanno aggiunto niente a quelli del regime, nel loro colpire gli obiettivi in modo indiscriminato. (La Russia e il regime, ndr) saranno sconfitti alle porte di Damasco». Nell’appello, Joulani offre anche «tre milioni di euro a chi uccide Bashar al-Assad e due milioni a chi uccide Hasan Nasrallah», capo supremo del movimento sciita Hezbollah, attivo in Libano.

Ma i ribelli che combattono contro Damasco non si limitano al Fronte al-Nusra. Secondo media panarabi nelle ultime ore è stato diffuso l’annuncio della nascita di un Esercito siriano democratico’ (Jasad), una coalizione formata in larga parte dalle milizie curde con una partecipazione minoritaria di miliziani arabi delle regioni settentrionali di Raqqa, Aleppo e Hasake, e di assiri cristiani della zona, per un totale di circa 50 mila uomini. L’obiettivo dichiarato è liberare Raqqa, dal 2013 in mano allo Stato Islamico. Secondo i suoi portavoce, sono in corso contatti con gli Stati Uniti che nei giorni scorsi avevano annunciato di aver abbandonato il piano di addestramento di miliziani a nord di Aleppo e di preferire la ‘carta curda’, più a est verso Raqqa.

A proposito di Stati Uniti, il conflitto in Siria sta diventando sempre più una guerra per procura tra Washington e la rivale Mosca, ora che gli americani che hanno ripreso ad armare con maggior determinazione e armi pesanti i ribelli anti-Assad. Il flusso di armi che arriva ai ribelli attraverso Riad si è fatto molto consistente dall’inizio dell’intervento russo, perfino «superiore a quello necessario», ha spiegato al New York Times uno dei capi delle milizie ribelli impegnati a fronteggiare le forze armate di Damasco ad Hama, nella Siria centrale, una delle prime province colpite dai raid aerei di Mosca e Damasco. «Abbiamo ciò che chiediamo in pochissimo tempo», racconta Ahmad al-Sud, comandante dei ribelli, entusiasta dei successi ottenuti in due giorni dal suo gruppo, la Divisione 13, che è riuscito a centrare con i missili anticarro Tow sette blindati su sette – blindati costruiti e forniti dai russi. Proprio oggi, Velivoli C-17 americani, scortati da caccia F-22 e F-16 hanno lanciato nel nord della Siria decine di tonnellate di armi avanzate ad una alleanza anti Assad. I ribelli dispongono di quella che un altro comandante ha definito ‘carta bianca’, in grado di volgere a proprio vantaggio le sorti del conflitto e guadagnare terreno in vista di un negoziato politico sul destino del Paese.

L’iniziativa di trasferimento dei missili è coordinata dalla Cia, e non dal Pentagono, e, più ampia nel numero di armi, sembra avere più successo di quella varata dal ministero della Difesa, fallita perché i missili venivano utilizzati solo in funzione anti-Is e non per combattere le truppe di Assad.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->