lunedì, Ottobre 25

Terremoti – Ricostruire l’Italia: turbolenze geologiche e paralisi istituzionale

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«Terremoto, neve e frane fanno meno paura della vostra indifferenza». Parole ‘di vernice’, impresse a spray su uno striscione portato per le strade di Roma da cittadini abruzzesi: al corteo del 2 marzo, nel presente immobile della ‘ricostruzione’, è stata chiamata in causa la responsabilità politica dello stesso Governo che ha decretato l’emergenza. Intanto, al Senato è stata riformulata, e infine approvata il 7 marzo, la mozione presentata il 21 dicembre 2016 dalla Senatrice e biologa Fabiola Anitori (M5S) sulla nuova Carta geologica nazionale.

In Centroitalia, la memoria dei luoghi ha a che fare con la «magnitudo», che misura la ‘forzadei terremoti, l’energia liberata dalle scosse. Per sismi localizzati come quelli dello scorso agosto, contenibili entro o poco sopra un valore di grado 6, l’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) adotta la scala Richter, che indica la c.d. «magnitudo locale» (Ml), rapidamente calcolabile dai sismogrammi registrati. Tuttavia, i dati trasmessi dalla rete sismica nazionale sono poi elaborati secondo un modello costruito sulle caratteristiche del territorio, più ‘prossimo’ e affidabile rispetto alle stime di istituti europei e internazionali, comparandoli con differenti misurazioni di frequenza delle onde.

La continuità storica vale anche per il breve periodo: negli ultimi decenni, Umbria e Marche (1997), Basilicata (1998), Molise (2002), Abruzzo (2009) ed Emilia Romagna (2012) hanno subito terremoti, tutti con magnitudo locale maggiore di 5 gradi. La sismicità del sistema appenninico umbro-reatino-abruzzese, geologicamente comparabile al contesto campano-lucano, ha un carattere storico: pensiamo al sisma del 1762 a Castelnuovo e Poggio Picenze, o a quello del gennaio-febbraio 1703, che rase al suolo 44 centri abitati dell’aquilano, già teatro di gravi distruzioni nei secoli passati, in particolare il terremoto del novembre 1461, che ebbe il proprio epicentro nella Valle dell’Aterno.

In base ai dati dell’ultimo Catalogo parametrico dei terremoti italiani pubblicato dall’INGV, disponiamo di una mappatura che interessa, negli ultimi 30 anni, proprio la fascia sud-appenninica. Se andiamo ancora indietro, nello spezio temporale compreso tra 1974 e 2014, per eventi con «magnitudo momento» (Mw) di almeno 5.5 gradi, si aggiungono soprattutto il caso del Friuli nel 1976 (Mw 6,5 – un record per l’Italia del Nord) e quello dell’Irpinia-Basilicata del 1980 (Mw 6,81). Il «momento sismico» indicato dalla Mw corrisponde al prodotto tra area di faglia, dislocazione e resistenza delle rocce. Esso è adatto anche a misurare grandi sismi a partire da basse frequenze e richiede tempi di calcolo più lunghi, ma assicura una stima precisa della reale entità di un terremoto.

Secondo gli esperti del BCSF, il Centro nazionale francese di sismologia, su un piano puramente geo-meccanico il succedersi dei fatti devastanti che accomunano l’Aquila ad Amatrice risulta dipendente dalle note criticità del territorio. La faglia nei pressi de L’Aquila, lunga 15 km, era stata individuata dai geologi ben prima del 2009. Si tratta di un sistema di faglie piuttosto corte, in varia misura collegate l’una all’altra. Se una di queste si rompe, difficilmente andrà oltre una magnitudo di grado 6/6,5.  La città de L’Aquila era situata quasi al di sopra della faglia, a qualche km, perciò le vibrazioni non hanno avuto il tempo di essere attenuate. Inoltre, il bacino sedimentario nel quale è edificata la città (una roccia più morbida rispetto allo zoccolo sottostante) ha aggravato la situazione, poiché i sedimenti, ricevendo le scosse, ne amplificano il movimento. Ciò può spiegare in parte l’entità del danno.

Il ritmo dei terremoti segue le deformazioni della crosta terrestre, che nella regione appenninica in questione sono molto pronunciate, con la probabilità elevata di scatenare una successione di terremoti, in forza della connessione tra le faglie. Per i responsabili del monitoraggio, resta l’incognita della tempistica: l’arrivo del terremoto è previsto dai geologi, ma non si può individuare con esattezza il momento in cui si produrrà la scossa.

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