venerdì, Giugno 18

Terre rare: i quattro del Quad non battono il colpo I leader di Stati Uniti, Giappone, Australia e India, riuniti per la videoconferenza del Quadrilateral Security Dialogue avrebbero dovuto affrontare il problema della riduzione della dipendenza dalla Cina in materia di terre rare. Così non sarebbe stato

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Secondo i media, asiatici in primis, i leader di Stati Uniti, Giappone, Australia e India, riuniti, venerdì 12 marzo, per la videoconferenza del Quadrilateral Security Dialogue (Quad),avrebbero affrontato il problema della riduzione della dipendenza dalla Cina in materia di terre rare. Un problema non solo statunitense, piuttosto, problema comune e sentito in particolare da tutte le grandi economie del pianeta. Un problema assolutamente impellente e critico non solo in funzione della pandemia, la quale ha evidenziato la fragilità delle catene di approvvigionamento globali, ma anche in funzione degli obiettivi dell’accordo di Parigi sul clima per la disponibilità di tecnologia per la produzione di energia pulita -per esempio questi minerali sono fondamentali per le turbine eoliche e le celle a combustibile.

A distanza di una settimana, gli osservatori che meglio si muovono nei corridoi dei Paesi Quadsostengono che il tema non è stato affrontato,non, almeno, secondo quanto si attendeva.

Secondo alcune fonti, i quattro Paesi sarebbero già stati precedentemente in trattativa sulla possibilità di collaborare per l’approvvigionamento di terre rare. Insieme, il gruppo dei quattro Paesi, sarebbe in grado di sfidare il dominio cinese della fornitura di terre rare. Le Nazioni del Quadrilateral Security Dialogue coopererebbero su nuove tecnologie di produzione e progetti di sviluppo per ristabilire l’equilibrio nei confronti della Cina.
Tutto ciò può essere vero, ma, a una settimana dalla conferenza, nulla conferma che i quattro effettivamente siano impegnati in questa direzione. Per quanto, l’ordine esecutivo del Presidente Joe Biden di fine febbraio che richiede una revisione importante in 100 giorni delle catene di approvvigionamento strategiche statunitensi, comprese le terre rare, al fine di stimolare la produzione interna, potrebbe deporre a favore di un attivismo da parte di Washington, che parrebbe abbia iniziato a prendere in considerazione il rischio connesso all’approvvigionamento di terre rare più seriamente che mai.

Ci dice Ross Darrell Feingold, esperto di Asia, prima della riunione, vi erano state molte speculazioni sul tema delle terre rare e su quale azione avrebbero annunciato i leader”, ma alla fine pare non essere stato tra i temi al centro del dibattito. “In realtà questo problema è stato nelle menti dell’industria e dei leader di governo per molti anni, sin dall’incidente del 2010, quando la Cina ha limitato le esportazioni di terre rare al Giappone. Fino ad ora, e anche con i cambiamenti nella leadership (come la transizione degli Stati Uniti da Obama a Trump e recentemente a Biden), i quattro Paesi Quad, piuttosto che altri Paesi occidentali chiave, devono ancora trovare una soluzione ideale.
E la soluzione ideale non è portata di mano, è complessa e molto condizionata da una varietà di problemi. “La soluzione ideale includerebbe un drammatico aumento della capacità di raffinazione delle terre rare in alcuni o tutti i quattro Paesi Quad, e negli ultimi anni c’è stato un certo aumento della capacità”, ma non basta. L’ulteriore incremento, anche “indipendentemente dal desiderio e dal finanziamento” dei governi nazionali, “dipenderà non solo dall’industria, ma dai governi locali e dai residenti vicino a dove potrebbero essere ubicate tali strutture”, poi, certo, “dalla volontà dei governi nazionali di fornire finanziamenti o altri incentivi”.

E questo è il problema più ostico. Mentre i 17 minerali noti come terre rare sono generalmente considerati innocui da soli, si trovano spesso mescolati con minerali radioattivi potenzialmente pericolosi come il torio, piuttosto che l’uranio e i loro prodotti di decadimento radioattivo come il radio e il radon. Separare e raffinare le terre rare può essere complesso, oltre a richiedere una grande quantità di acqua. Questo processo si traduce in rifiuti tossici.
I rifiuti radioattivi generati da una fabbrica di estrazione di terre rare sono il problema per il quale la volontà delle aziende di implementare la produzione di questi preziosi materiali si scontra con i governi locali e la popolazione locale.
Lo smaltimento sicuro ha un costo importante per essere davvero sicuro e rispettoso dell’ambiente. Negli ultimi 15-20 anni, società importanti come l’australiana
Lynas Corporation (l’Australia possiede circa il 6% delle terre rare del mondo) si sono impegnate in grandi progetti di estrazione e successiva lavorazione delle terre rare, incontrando proprio queste difficoltà presso le comunità vicine agli impianti determinate dai timori per i significativi impatti sull’ambiente e sulla salute pubblica. Una vicenda del 2012 ha fatto clamore e ben illustra il problema.
Un
problema comunque che potrebbe essere superato con una regolamentazione a livello mondiale e se i Paesi impegnati nella estrazione e nella lavorazione delle terre rare per primi e fin da subito si assumessero l’onere di una legislazione ferrea per lavorazioni e smaltimento sicuro, in particolare relativamente alla radioattività.

Come ha influito su ciò che ha fatto il Quad il 12 marzo? “I leader hanno annunciato che ci sarà ‘The Quad Critical and Emerging Technology Working Group‘ che esaminerà le questioni della catena di fornitura, che includerà le terre rare tra gli altri beni in riferimento a quali i membri del Quad ora si rendono conto che è un rischio per la sicurezza nazionale se la Cina possiede la quasi esclusiva della produzione” ci dice Ross Darrell Feingold “Le parole ‘terre rare’ non compaiono nel comunicato o nel ‘Fact Sheet’ diffuso dalla Casa Bianca dopo la riunione del Quad. Quindi, sebbene i leader abbiano deciso di agire, questa azione per ora è limitata ai gruppi di lavoro. Non è dato sapere quanto tempo impiegheranno questi gruppi di lavoro per emettere raccomandazioni politiche, quali potrebbero essere tali raccomandazioni politiche e quando o se mai si tradurranno in capacità del settore. Sfortunatamente, in mezzo a COVID-19, sembra che i leader abbiano deciso di porre maggiormente l’accento sull’azione sostanziale per i problemi dei vaccini piuttosto che sulle terre rare”.

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