martedì, Maggio 11

Terre rare e minerali critici nella nostra salute Le possibili criticità che attengono alle terre rare e, più in generale, a quei minerali che vengono definiti 'critici', incidono sulla salute. Ne parliamo con Michel Jebrak, geologo, professore emerito di risorse minerali tra il Canada e la Francia

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La pandemia ha portato alla ribalta il problema della sicurezza delle catene di approvvigionamento delle terre rare come una questione strategica globale. Un mercato relativamente piccolo, stimato in circa 210.000 tonnellate nel 2019, ma essenziale per high-tech, difesa, spazio, tecnologie per l’energia pulita, diventate, queste ultime, l’ultima frontiera delle rivalità geoeconomica. La criticità sta nel fatto che la Cina detiene praticamente il monopolio di questi minerali, in quanto possiede circa un terzo delle riserve, ma soprattutto in quanto è campione assoluto nella lavorazione.

Trascurato, ma molto importante, il settore medicale. Sì, perchè le terre rare incidono anche sulla nostra salute, e la pandemia da Covid-19 «ha evidenziato il fatto che la maggior parte dei Paesi non ha una sovranità sanitaria sufficiente per affrontare una tale crisi», affermano Michel Jébrak,Jack-Pierre Piguet, Yann Gunzburger, tre autorevoli esponenti del gruppo di studio Mineral Industry and Territorial Dynamics Chair.

Carenza di mascherine, respiratori, medicinali e ora di vaccini, certo, ma non solo. Anche criticità, o possibili criticità, che attengono alle terre rare e,più in generale, a quei minerali che vengono definiticritici‘, ma non sono terre rare, pur essendo ugualmente strategici. Infatti “bisogna fare attenzione”, “il termine terre rare è fonte di confusione”, ci spiega Michel Jebrak, geologo, professore emerito di risorse minerali all’Università del Quebec a Montreal, docente all’Université du Québec en Abitibi-Témiscamingue, all’Université du Québec à Chicoutimi, all’Università della Lorena e all’Università della Guyana, nonchè membro del Consiglio di Amministrazione di Exploration Diversification Investment Company (SIDEX), fondo istituzionale del Quebec che investe in società impegnate nell’esplorazione mineraria. “La definizione chimica di terre rare è un insieme di elementi chimici con proprietà simili come lantanio, cesio o neodimio. Questi sono elementi non molto rari, molto più abbondanti, ad esempio, dell’oro. E sono metalli, non ‘terra’. La risposta chimica è un gruppo di 17 elementi: lantanidi + scandio e ittrio”.

«La nozione di minerali critici e strategici risale alle guerre del XIX secolo. Alla fine della seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti hanno accumulato scorte di metalli. Tuttavia, la sovrabbondanza di metalli alla fine del XX secolo e la globalizzazione hanno portato gli Stati occidentali ad abbandonare la loro politica proattiva in questo campo. La consapevolezza della dipendenza dalle risorse minerarie importate non è tornata fino alla fine degli anni ’90, con l’emergere delle economie asiatiche e di nuovi monopoli», affermano Jébrak, Piguet e Gunzburger.

L’elenco dei mineralicritici’ e strategici, poi, varia da Paese a Paese, ma anche a seconda del momento storico. Per esempio, per la Francia sono una dozzina, per l’Amministrazione Trump erano 35, vedremo se l’Amministrazione Biden, che ha emesso l”Executive Order on America’s Supply Chains‘ chiedendo una immediata revisione delle vulnerabilità nelle catene di approvvigionamento per minerali critici, modificherà tale elenco.
Parecchi governi sono spesso confusi e aggiungono elementi rari che non sono elementi di terre rare (REE). Il Presidente della Cina, Xi Jinping, ha studiato ingegneria chimica per 4 anni; … lui sa!”, afferma Jebrak.
Questa apparente disomogeneità e discordanza intanto perchè non si tratta di terre rare, o meglio, non solo di terre rare, ma di minerali critici, e poi perchè riflette «le principali questioni del passato, quelle delle guerre del XX secolo e dei conflitti temuti per il futuro. Più in generale, segnano le crisi tecnologiche e sociali che hanno colpito le nostre società negli ultimi 50 anni e che hanno portato a quella che il sociologo tedesco
Ulrich Beck ha chiamato la società del rischio», spiegano nel loro intervento i tre esperti.
Ogni crisi ha lasciato dietro di sé, oltre a una maggiore consapevolezza della dipendenza dai vari metalli, nuove soluzioni tecnologiche e dunque «
ogni crisi è accompagnata da nuove esigenze di minerali e dalla necessità di proteggere questi nuovi settori metallurgici». Si va dalla crisi del petrolio del 1973, che ha spinto il nucleare e dunque l’uranio, alla crisi terroristica del 2001 «che ha accelerato il consumo di metalli ad alta tecnologia», alle crisi nucleari a seguito degli incidenti di Chernobyl del 1986 e di Fukushima del 2011 che hanno incoraggiato il passaggio alle energie rinnovabili ad alta intensità di metalli» anche terre rare, tanto che il «prezzo degli elementi delle terre rare è esploso, fino al picco nel 2010, e la produzione è raddoppiata nel decennio successivo».

La crisi Covid-19 lascerà di sé, tra il resto, l”ansia’ per le terre rare e altri minerali critici. E l’attenzione a questi minerali deve essere rivolta anche per quanto attiene la salute. Oggi la farmacologia, spiegano i tre esperti del Mineral Industry and Territorial Dynamics Chair, «utilizza più di una dozzina di metalli o metalloidi per varie condizioni: ferro per l’anemia, bismuto, cobalto e nichel per i problemi gastrici, litio per la depressione, antimonio per la leishmaniosi, platino o metalli radioattivi per il cancro, arsenico per la psoriasi. L’oro può anche aiutare nel trattamento dell’artrite reumatoide».

E poi ci sono le apparecchiature medicali. «I metalli sono molto usati anche nelle protesi: una bocca trattata da un odontotecnico può contenere fino a 32 metalli diversi! L’imaging medico utilizza molti metalli, dai raggi X alla medicina nucleare. La risonanza magnetica nucleare(NMR) si basa sui magneti delle terre rare, mentre il 20% del gadolinio mondiale viene utilizzato per soluzioni che aumentano il contrasto delle immagini NMR».
E parliamo del Covid-19. «I metalli si trovano sia nella prevenzione che nel trattamento di questa nuova malattia». E qui dobbiamo fare una netta distinzione tra terre rare e gli altri minerali critici.

 

Professor Jebrak, nel vostro intervento affermate che i metalli sono utilizzati per la salute umana da migliaia di anni. Portate l’esempio dell‘Ayurveda, una medicina tradizionale praticata da 3.000 anni in India, che ne utilizza alcuni. Ma ci sono, nelle medicine tradizionali, utilizzi di terre rare?
No, le terre rare non erano conosciute nei tempi antichi. Fino al XVI secolo si conoscevano solo 7 metalli: rame, stagno, ferro, piombo, oro, argento, mercurio. Le civiltà pre-rinascimentali conoscevano, ma meno bene, lo zinco e il nichel (in Cina). Sono questi metalli che vengono utilizzati nella medicina tradizionale indiana, ma anche dagli alchimisti del Medioevo. I metalli erano usati secondo le loro tradizionali affinità, la teoria ippocratica dei temperamenti: piombo per la milza, stagno per il fegato, ferro per il sangue e rame per i reni…. Ne troviamo tracce nelle pseudomedicine, nella medicina alternativa … Paracelso, nel Rinascimento, aveva già dimostrato che queste idee erano sbagliate e che ciò che spesso contava era la dose….

Ci sono terre rare che hanno un utilizzo nelle medicina ufficiale?
Poco si sa sugli effetti biologici delle terre rare.

I trattamenti contro il Covid-19 prevedono l’utilizzo di terre rare?
Non che io sappia, tranne che per la strumentazione medica.

Appunto, le apparecchiature mediche. Anche per questo uso dipendiamo in maniera quasi monopolistica dalla Cina?
Le terre rare sono molto utilizzate nella strumentazione medica, ovunque ci siano magneti o piccoli motori: medicina delle immagini (NMR, ecc…), pompe cardiache o di ventilazione … Il gadolinio è essenziale per NMR.

In termini percentuali, sul grande business delle terre rare e dei materiali critici, quanto pesano questi materiali nel settore medicale?
Ci sono pochi dati su questo; sappiamo che è il 20% di gadolinio, probabilmente più del 5% per l’argento il cui prezzo è recentemente balzato.

 

Per quanto attiene al Covid-19, proseguono i tre ricercatori, «il rame è stato uno dei preferiti per la creazione di superfici antimicrobiche che possono ridurre le epidemie e uccidere virus e batteri in meno di due ore. Lo zinco può rafforzare il sistema immunitario ed è già stato utilizzato contro i virus». Circa il rame, le ricerche del professor Bill Keevil dimostrano quanto questo metallo può essere fondamentale nella prevenzione dell’infezione per la sua capacità di distruggere il virus che ne viene a contatto.

Lei, professor Jebrak, con i suoi Colleghi Piguet e Gunzburger, in conclusione del vostro intervento, affermate: «È quindi tempo di discernere seriamente cosa sia veramente indispensabile, quali siano i metalli essenziali nel settore sanitario e come garantirne l’approvvigionamento per l’utilizzo nelle prossime crisi sanitarie». Le chiedo: la scienza è in grado oggi di definire un elenco di terre rare e minerali critici essenziali nel settore medicale, giusto? E ritiene che oggi la comunità internazionale, a partire dalla ‘quasi monopolista’ Cina, dopo la terribile lezione Covid-19, possa trovare il coraggio politico per poter definire un accordo capace di regolamentare la garanzia all’approvvigionamento di questi materiali indispensabili per la salute umana perchè le prossime crisi, sanitarie piuttosto che politiche, non abbiano da patire in fatto di disponibilità di questi materiali?
Mancano molti dati. Storicamente, i governi hanno monitorato le esigenze di approvvigionamento di metallo nel settore militare. Ma abbiamo pochissimi dati sulla salute. C’è molto lavoro da fare per fare il punto. Queste crisi di approvvigionamento sono in aumento (ad esempio, i composti per computer per veicoli, che attualmente scarseggiano e che hanno causato interruzioni della produzione): le catene di approvvigionamento ‘just-in-time’ stanno mostrando la loro debolezza.
Soprattutto la Cina ha avuto una visione chiara delle esigenze di metallo. I suoi leader sono ingegneri e molti sono stati visionari, soprattutto rispetto ad americani e occidentali. Ma i metalli sono abbastanza ben distribuiti naturalmente sul pianeta e la Cina ha costruito i suoi monopoli non solo sulle sue risorse (terre rare). ma anche sulle sue capacità di lavorazione. Possiamo fare lo stesso se riportiamo l’industria nei nostri Paesi.

Anche per i metalli preziosi (dall’oro al cobalto) essenziali nel settore sanitario pensa che si possa superare il problema del business e garantire che questi materiali siano comunque sempre disponibili al settore medicale?
Sì, è possibile; ma non è ancora così. Il cobalto è un quasi monopolio cinese per la lavorazione. Il litio è in piena competizione geostrategica.

Abbiamo visto che il WTO non è stato in grado di trovare un accordo per superare la questione dei brevetti per il vaccino Covid-19. Dobbiamo prendere atto che i Paesi poveri saranno impossibilitati a raggiungere l’immunità di gregge dal Covid-19 causa l’indisponibilità del vaccino e l’egoismo delle case farmaceutiche e dei governi. Lei ritiene che la Cina potrebbe essere disponibile a un così eclatante atto di lungimiranza politica (o forse più soft power e propaganda) da fare il primo passo per garantire alla produzione medicale le terre rare funzionali ‘sempre e comunque’ (crisi politiche o altro) e ad un prezzo equo? Può la diplomazia sanitaria cinese arrivare a tanto?
Non sono un esperto in questo campo. Guardando alla strategia industriale della Cina, la loro crescente implicazione nella salute mondiale è ovvia: posizioni strategiche hanno ‘mangiato’ il WTO, produzione di maschere e molecole essenziali, controllo di metalli sanitari strategici.
Se ampliamo il nostro pensiero, le società tradizionali hanno operato in una lotta di potere, e quindi l’industria militare ha svolto un ruolo vitale. I conflitti violenti sono in declino nel lungo periodo, nonostante quello che dicono le notizie. Con la società del rischio, una società che protegge se stessa, le società stanno enfatizzando sempre più ciò che garantisce buone condizioni di vita, compresa la salute e l’ambiente. Pertanto, non dobbiamo solo considerare protezioni negative (divieto di viaggi aerei, tasse ambientali, ecc.), ma anche approcci positivi per garantire e beneficiare a rischio ridotto degli strumenti a tutela della salute e dell’ambiente. Con la loro visione del progresso, i cinesi hanno compreso, credo, l’importanza strategica di queste idee. E’ arrivato il tempo per pensarci e agire al riguardo!

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