giovedì, Ottobre 28

Tensioni nella Tunisia del Sud Riaperto il passaggio di Ras Jedir dopo un mese di tensione tra autorità e cittadini

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Tunisia sud

La permeabilità dei confini continua a rappresentare il principale ostacolo alla pacificazione del Nord Africa. I tentativi dei governi di Algeria, Libia e Tunisia di porre un argine al traffico criminale attraverso una maggior sinergia continuano a produrre scarsi risultati. Un oscuro flusso di uomini, armi e stupefacenti continua a solcare i territori, sfruttando l’indebolimento generalizzato dei servizi di sicurezza e la connivenza con la criminalità locale.

Dal malcontento diffuso e dall’odio verso istituzioni sempre più screditate traggono forza i movimenti che stanno dilaniando il Nord Africa. Un infausto connubio tra crimine organizzato ed estremismo religioso – con propaggini collegabili al movimento di Al Qaeda nel Maghreb Islamico – sta oliando la macchina del contrabbando internazionale. Come ha scritto ‘Jeune Afrique’,  è quotidianamente in atto un massiccio smercio di “armi, droghe, carburanti, prodotti di consumo comune”, destinato ad arricchire guerriglieri e trafficanti di varia estrazione e provenienza.

La Tunisia sembra essere il crocevia di tali traffici: le rotte del contrabbando “buono” che nell’estate del 2011 rifornivano i vicini libici in crisi di beni di prima necessità non più presenti sul loro mercato, sono oggi percorse dai mercanti d’armi che continuano ad arricchirsi facendo affari con le milizie irregolari libiche. La crescita costante del fanatismo religioso, culminata nell’uccisione del politico Chokri Belaïd, fa sì che la Tunisia stia diventando ultimo avamposto di quella rete del terrore internazionale che si arricchisce attraverso il mercato nero.

Le terre di confine tra Libia e Tunisia costituiscono da sempre una delle aree di maggior instabilità della regione nordafricana, e il loro controllo ha rappresentato a più riprese un elemento di preoccupazione per i governi dei due Paesi. Il passaggio di Ras Jedir, il piccolo villaggio situato al confine tra i due Paesi su un lembo di terra che divide le saline di Mellahet e Brega dal Mar Mediterraneo, rappresenta da sempre il crocevia di un’ampia serie di traffici di merci di contrabbando, gestita dai clan e dalle tribù dell’area di Ben Guerdane e di altre località dell’area.

Il 9 aprile, le autorità libiche e tunisine hanno annunciato la loro intenzione di incrementare gli sforzi per mantenere aperto il confine di Ras Jedir, “preservando il regolare e sicuro movimento di cittadini e beni”. L’aumento delle minacce provenienti da una Libia instabile e violenta ha fatto aumentare il numero delle richieste dei cittadini tunisini per una maggior attenzione e vigilanza delle autorità su quanto avviene lungo i confini nazionali. L’incapacità delle deboli e mal organizzate Forze dell’ordine libiche nel riprendere il controllo del proprio territorio nazionale aumenta le responsabilità tunisine, che dovranno incrementare i propri sforzi per prevenire una completa destabilizzazione delle aree meridionali al confine con la Libia.

«Il principale confine che separa Libia e Tunisia, un crocevia per il contrabbando del petrolio libico la cui chiusura di oltre un mese fa ha alimentato tensioni nella Tunisia del Sud, è stato riaperto lunedì» scrive la rivista web Gulfnews‘. «Tripoli ha deciso di chiudere il confine di Ras Jedir a inizio marzo, una decisione che potrebbe essere collegata all’alto numero di veicoli carichi di benzina a basso prezzo che viene trasportata in Tunisia. […] Tripoli ha detto che la chiusura del passaggio è stata decisa di comune accordo con il Paese vicino».

La scelta di chiudere il confine ha causato una forte crescita del malcontento nelle aree di confine, dove gran parte delle famiglie locali sopravvive grazie al commercio tra i due Paesi e tramite il contrabbando di merci dalla Libia alla Tunisia, in maniera non differente da quanto accade lungo il confine settentrionale tra Marocco e Algeria, dove numerose famiglie dell’area di Oujda vivono grazie al traffico di carburanti algerini, il cui costo è di gran lunga inferiore a quello dei carburanti marocchini. «La mossa ha provocato rivolte nella cittadina di Ben Guerdane, che dipende dal commercio informale con la Libia» scrivono ancora i reporter di Gulfnews «I residenti hanno preso d’assalto gli uffici locali della principale unione dei lavoratori tunisina nella scorsa settimana, dopo che questa non ha appoggiato uno sciopero a tempo indefinito che chiedeva la riapertura del confine tra i due Paesi».

Il commercio illegale transfrontaliero, che non riguarda solo i carburanti ma anche beni alimentari e merci di altro genere, ha un impatto sensibile sulla vita delle comunità locali. Secondo quanto riportato da Middle East Online, il costo di un litro di benzina in Libia è pari a 8 centesimi, contro i 50 della Tunisia. L’alto tasso di disoccupazione del Sud della Tunisia e le difficoltà nel creare lavoro rendono difficile contrastare il fenomeno del contrabbando senza creare tensioni con la cittadinanza. «Questo tipo di commercio ha un impatto sociale ed economico molto importante nelle regioni di confine» ha reso noto la Banca Mondiale, che si è occupata a dicembre scorso di studiare il fenomeno.

Mantenere aperta una linea di dialogo con le comunità del Sud del Paese sarà sempre più importante per le autorità tunisine per prevenire il rischio che le tendenze antistatali finiscano per sopraffare le possibilità del Governo di rilanciare l’economia del meridione. Solo una volta che sarà stata pianificata una strategia economica valida e in grado di fornire un’alternativa al contrabbando alle famiglie e ai clan della regione sarà possibile combattere in maniera più efficace i traffici che innervano e rendono ingestibile la situazione della sicurezza nell’area.

 

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