mercoledì, Settembre 22

Tensione Iran – Arabia, interviene Vladimir Putin

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La rivalità tra Arabia Saudita e Iran è vecchia e nota, così come l’eterno contrasto tra sciismo e sunnismo, ma l’impiccagione del capo sciita Nimr al-Nimr ha riacceso la miccia di un conflitto che di religioso ha ben poco. Già ieri il ministro degli Esteri saudita ha annunciato l’interruzione dei rapporti diplomatici tra Riad e Teheran e da questa mattina dalla capitale saudita non decollano più voli per il Paese di Rouhani. Oggi, poi, anche il Bahrain e il Sudan hanno fatto sapere di aver interrotto ogni rapporto, intimando ai diplomatici iraniani di lasciare il Paese entro 48 ore, mentre gli Emirati Arabi Uniti hanno solo chiesto di ridurre il personale. Intanto, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Hussein Jaber Ansari, nella consueta conferenza stampa di inizio settimana, ha dato la sua versione dei fatti. Ansari ha spiegato che l’Arabia Saudita ha preso la decisione di condannare a morte l’uomo per nascondere i problemi interni al Regno. Il numero due della diplomazia iraniana ha, quindi, affermato che Riad ha commesso un errore strategico nel prendere decisioni avventate, che hanno creato instabilità in tutta la regione. Sicuramente, da quando è stata diffusa la notizia della morte del religioso, insieme a quella di altri 46 prigionieri, nei Paesi a maggioranza sciita sono scoppiati dei tumulti.

In Iraq delle bombe sono esplose in tre moschee sunnite e questa mattina, circa 3mila persone sono scese in piazza a Teheran per protestare contro l’impiccagione di al-Nimr. I manifestanti hanno inneggiato contro la famiglia reale saudita, bruciando anche le bandiere di Stati Uniti e Israele, considerati i principali nemici della Repubblica Islamica. Anche nel regno saudita, oggi, un civile è stato ucciso e un bambino di otto anni è rimasto ferito dopo che uomini armati hanno aperto il fuoco contro la polizia ad Awamiya, villaggio natale di al-Nimr. Dal fratello dell’Imam impiccato, però, sono arrivate parole concilianti. In un tweet, infatti,  Mohammed Al Nimr ha scritto di apprezzare i sentimenti di cordoglio espressi per il martire, ma di condannare le violenze nel regno in Iran o altrove. Al Nimr ha inoltre deplorato il fatto che il fratello sia stato tumulato in un cimitero sconosciuto e ha lanciato un appello alle autorità locali affinché i resti del del fratello, come quelli anche degli altri condannati a morte siano restituiti alle famiglie.

L’equilibrio già molto precario tra le due potenze, dunque, si è  definitivamente rotto e mentre Europa e Stati Uniti non sembrano, per il momento, intenzionati a intervenire, Vladimir Putin si è fatto avanti. Il presidente russo, infatti, stamattina ha annunciato di voler fare da mediatore tra Iran e Arabia Saudita per normalizzare le relazioni. «Mosca è dispiaciuta per l’escalation in corso tra i due Paesi, con cui abbiamo rapporti stretti e che sono potenze regionali molto importanti», ha rivelato una fonte del ministero degli Esteri russo citata dall’agenzia Interfax. Il lavoro per Putin sarà decisamente duro, perché la tensione tra i due Paesi è molto alta, nonostante non molto tempo fa i rispettivi ministri degli esteri si siano seduti insieme al tavolo delle trattative per la Siria. Il segretario di Stato, John Kerry, infatti, aveva lavorato per mesi per convincere Teheran e Riad a stabilire un canale diplomatico per affrontare il conflitto, ma ora sembra che tutti gli sforzi siano stati vanificati. L’uccisione di al-Nimr, considerata da tutti un pretesto per eliminare una fastidiosa spina nel fianco del regime, si va a sommare alle frizioni nate dopo l’accordo sul nucleare, che per Riad rafforzerebbe l’economia iraniana, e dopo lo scoppio della guerra in Yemen, secondo Teheran fomentata dai sauditi. La crisi sembra destinata a perdurare, anche perché strumentalizzata da entrambi gli schieramenti per affermare potenze e strategie internazionali. In un contesto mediorientale già molto difficile, la situazione sta già e cambiando gli equilibri della regione e rischia di mettere nel caos anche Libano e di esacerbare ancor di più la situazione in Iraq, Siria e Yemen.

Con il nuovo anno non è cambiato niente in Palestina e Israele. Oggi, l’esercito israeliano ha distrutto le abitazioni di due giovani palestinesi, entrambi di circa vent’anni, a Gerusalemme Est. I ragazzi erano ritenuti responsabili della morte di quattro israeliani in due diversi episodi dell’ultimo periodo di tensioni e di violenze nelle strade. La casa di Alaa Abu Jamal, nel quartiere di Jabel Mukaber, è stata riempita di cemento e completamente sigillata mentre in un’altra zona dello stesso quartiere i militari hanno usato i martelli pneumatici per distruggere le mura dell’abitazione di Bahaa Allyan, che si trova a metà di un palazzo di tre piani. Intanto, a Hebron una soldatessa di 20 anni è rimasta ferita in un attacco terroristico vicino alla grotta dei Patriarchi. La donna, come riporta Ynet News, è stata trasportata allo Shaare Zedek Medical Center di Gerusalemme, mentre le forze di sicurezza stanno cercando l’uomo che ha aperto il fuoco da una delle case palestinesi circostanti.

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