lunedì, Ottobre 18

Tensione ad Atene field_506ffb1d3dbe2

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Se fossimo all’interno di una sala operatoria e il nostro paziente si chiamasse Grecia già molte volte avremmo gridato, prima della consueta scarica elettrica rivitalizzante, «la stiamo perdendo». Si perché la crisi, la disoccupazione, la fame, l’allarme sanità e gli scandali corruzione hanno fiaccato sempre più l’animo del Paese e lo stanno portando ad un declino lento e doloroso. A tutto questo ora, come se non bastasse, vanno aggiunte le ferite d’arma da fuoco, colpi inferti da quello che sembra un gruppo di terroristi locali.

Il 30 dicembre, all’alba, un gruppo di quattro persone armate di fucili d’assalto AK-47 (Kalashnikov) ha aperto il fuoco contro l’abitazione dell’ambasciatore tedesco ad Atene, Wolfgang Dold. Durante l’attacco non sarebbero rimasto ferito nessuno, complici anche le protezioni attorno alla residenza dell’ambasciatore, ma in ogni caso sul posto gli inquirenti hanno raccolto oltre 50 bossoli e la zona intorno all’abitazione è stata isolata dalla polizia mentre agenti dell’antiterrorismo hanno avviato le indagini per identificare i responsabili dell’attacco. Immediata la reazione del premier greco Antonis Samaras che, informato dell’accaduto dal Ministro della Pubblica Sicurezza, Nikos Dendias, ha rassicurato il diplomatico tedesco sul fatto che la Grecia farà tutto il possibile per fermare i responsabili e che l’atto non si ripeterà.

Facile a dirsi, meno a farsi. Infatti questa è la seconda volta che l’abitazione di Dold viene presa di mira e i gruppi terroristi ed anarchici sono in fermento nel Paese. La prima volta che venne attaccata la residenza dell’ambasciatore tedesco fu nel maggio del 1999 quando la casa venne colpita da un razzo sparato da elementi del gruppo di estrema sinistra “17 novembre”. Il razzo scoppiò sul terrazzo provocando solo lievi danni. E’ però evidente che in questi ultimi anni la retorica anti-tedesca è tornata a farsi sentire, e questi potrebbero essere solo i primi avvisi di problemi che potrebbero manifestarsi sempre più in grande. La crisi economica ha colpito duro ad Atene e le pesanti condizioni imposte alla Grecia dalla troika (Unione europea, Banca centrale europea, Fondo monetario internazionale) hanno inasprito gli animi e sono diventati il perno su cui l’opposizione tedesca attacca il governo e accusa la Germania della maggior parte dei propri problemi. Posizione in gran parte diffusa e condivisa anche all’interno dell’opinione pubblica.

Non è la prima volta però che in un momento di particolare gravità per il Paese torna a farsi sentire il terrorismo di matrice interna, una belva mai sopita né vinta. All’inizio del 2013 era stata colpita la sede del partito di governo, Nea Dimokratia (ND), e le case di cinque giornalisti “rei” di aver scritto a favore di uno sgombero di una palazzina occupata da anni da forze anarchiche. Non a caso questo colpo era arrivato subito dopo che il Parlamento aveva approvato un nuovo aumento delle tasse e un giro di vite in più sulla già acuta austerità. Anche a gennaio l’arma utilizzata sono stati dei fucili  Kalashnikov e non ci sono stati feriti. I due uomini che hanno attaccato la sede del partito hanno scaricato contro l’edificio parte del loro arsenale e secondo la polizia per voce del portavoce del governo Simos Kedikoglou, «L’obiettivo dei terroristi era l’ufficio del Premier, dove è stata trovata una delle nove pallottole sparate». Come all’inizio dell’anno passato, l’attacco di fine dicembre mira a diffondere la paura nella società greca, come ha sempre sottolineato Kedikoglou, ma è altrettanto vero che si tratta di attacchi a simboli del potere ben identificabili e dunque si può parlare di un messaggio che può avere scopi ben più complessi.

Se la paura del terrorismo non bastasse a sottolineare come la Grecia e i greci stiano arrivando allo stremo delle proprie forze, bisogna aggiungere al quadro anche un ulteriore elemento, quello dei movimenti anarchici. Abbiamo già parlato di come questi movimenti sono tornati a colpire nel settembre di quest’anno quando la Cospirazione dei Nuclei di Fuoco (Spf) ha rivendicato l’attentato, fortunatamente fallito, ai danni del giudice della Corte d’Appello, Dimitris Mokkas. Nell’ultimo mese alcuni gruppi anarchici hanno minacciato le grandi multinazionali della Coca Cola e della Nestlé affinché ritirino i loro prodotti dal Paese. Nella missiva, firmata dalla Federazione Anarchica informale-Fronte Rivoluzionario internazionale (Fai-Irf), movimento che agisce anche in Italia, l’organizzazione anarchica aveva minacciato di boicottare i prodotti delle due multinazionali manomettendo le bottiglie da mezzo litro e immettendovi acido cloridrico. Per questo motivo tutte le bottiglie di Coca Cola e Nestea in confezioni singole di plastica da 500ml sono state ritirate dai negozi greci. Per ora i mercati colpiti sono quelli di Atene e Salonicco, le due città principali, ma si teme che si dovrà estendere questa precauzione a tutta la penisola ellenica. Le minacce erano pervenute alla Coca Cola Company attraverso il sito zougla.gr, a cui era stata inviata una lettera minatoria ed una bottiglia di coca cola con tracce di acido cloridrico.

Evidentemente gli anarchici hanno colto il momento di grande disperazione del Paese per tornare a portare in prima pagina le loro lotte contro il capitalismo e quanto da esso deriva. In Grecia il terrorismo d’ispirazione anarchica o di estrema sinistra vanta una lunga tradizione, ma dopo la caduta del regime dei colonnelli si era via via assopito fino a cadere in un lungo sonno letargico. Sonno dal quale si è risvegliato dopo l’inizio della crisi, nel dicembre 2008. In quel caso la miccia scatenante fu l’assassinio di un ragazzino di 15 anni, Alexandros Andreas Grigoropoulos, con contatti tra gli anarchici. Da quel momento partirono nuovi attacchi contro lo Stato e i simboli del Potere. A dare maggior problemi, come sempre, è stato il quartiere di Exarchia, nel centro della città e nel quale si sono raccolti i cuori pulsanti dei nuclei organizzativi delle proteste. Tutt’oggi, anche a causa dell’inasprimento delle condizioni della crisi greca, Exarchia è un laboratorio politico dove lo Stato non esiste, autodiretto da regole proprie, sulle quali spiccano due principi: la violenza come strumento di lotta e la solidarietà come sistema di welfare. Se qui la situazione sembra controllata o quantomeno parzialmente organizzata, il vero problema sono la miriade di gruppi nati durante gli anni dell’austerità e che minano la già fragile società greca. Negli ultimi 24 mesi infatti, l’anarco-insurrezionalismo greco ha compiuto una vera e propria escalation, mettendo a segno almeno 18 attentati di un certo rilievo (quasi uno al mese). 

Durante l’escalation di violenza, che però si è mantenuta rigorosamente senza vittime ma solo danni agli edifici, è stato più volte annunciato che l’obiettivo finale da colpire era la troika, colpevole di avere ridotto la Grecia all’indigenza più devastante. L’attacco alla residenza dell’ambasciatore tedesco e le minacce alle multinazionali del capitalismo dunque, sembrano proprio essere la diretta conseguenza del risentimento che è andato crescendo negli ultimi anni ad Atene.

 

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