mercoledì, Ottobre 27

Tempra d’acciaio di città morenti Kryvyj Rih in Ucraina e Taranto nel Sud Italia, città sacrificate agli dei dell’acciaio e del denaro, dove politici nazionali e locali giocano la solita partita ai danni della popolazione

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Kryvyj Rih è una città ucraina di poco più di mezzo milioni di abitanti a circa 100 chilometri dalla più famosa Dniepro: una stretta lingua di terra che si estende per 125 chilometri nell’oblast omonimo. Da 150 anni è il centro minerario e siderurgico più importante del Paese, operativo anche in epoca sovietica con una decina gli altiforni, tra cui il numero nove, costruito nel 1974 e considerato all’epoca il più grande del mondo.

La relazione di Taranto con l’acciaio è invece più recente, è datata inizio anni ’60 quando venne designata la città dei due mari come sede dell’Italsider: una acciaieria a ciclo integrale e che si estenderà su un’area grande quasi il doppio della città e con i depositi di minerale solo a qualche metro dalle prima abitazioni.

Così come per Kryvyj Rih, anche per Taranto, la decisione di immolare la città su un altare di acciaio fu figlia di un mondo diverso, un mondo sviluppista in cui acciaio, cemento e petrolio erano considerati prodotti insostituibili. Una società che ancora ignorava i danni causati dal fumo di sigarette, figuriamoci se era in grado di valutare appieno l’impatto ambientale o le conseguenza sulla salute della popolazione di una fabbrica di acciaio a ciclo integrale.

La storia degli ultimi decenni dei due impianti sono molti simili. A Kryvyj Rihpoco dopo l’indipendenza dell’Ucraina, fu avviato il processo di privatizzazione. Nel 2004 la fabbrica fu assegnata alla famiglia di Rinat Akhmetov (sostenitore politico dell’allora presidente Kuchma), con una gara palesemente truccata e per una cifra decisamente inferiore al reale valore di mercato, dopo che offerte più alte erano state respinte a causa di strani tecnicismi. Nel 2004 la Rivoluzione Arancione cambiò le carte in tavola e la gara fu annullata dal tribunale ed il processo di privatizzazione fermato. Nel 2005 fu indetta una nuova gara e nello stesso anno l’impianto fu riprivatizzato, dopo un’offerta della Mittal Steel, cinque volte superiore al valore pagato da Akhmetov.

Anche a Taranto, lo stabilimento Italsider, di proprietà pubblica, fu privatizzato nel 1995 e ceduto alla famiglia Riva dal primo governo Prodi ed anche a Taranto, la privatizzazione fu accompagnata da non poche polemiche per il prezzo pagato dai Riva considerato decisamente sotto il valore di mercato. Ma a Taranto non vi e’ stata alcuna Rivoluzione Arancione, né viola o verde e l’assegnazione ai Riva non fu mai contestata.

Kryvyj Rih oggi appartiene ad Arcelor Mittal, la stessa società che sia il governo a matrice PD che l’attuale governo del cambiamento bicefalo a matrice pentaleghista hanno ritenuto meritevole di acquisire e gestire l’acciaieria di Taranto.

Ma se a Kryvyj Rih il nodo essenziale era e forse rimane l’aspetto economico, a Taranto, alle associazioni ambientaliste ed alla maggior parte dei cittadini è l’aspetto epidemiologico e quello legato all’inquinamento a continuare a suscitare allarme e rabbia. Non sono evidentemente sulla stessa lunghezza d’onda i vari governi italiani che hanno posto invece la questione quasi esclusivamente in termini di numeri di occupati e di quantità di acciaio da produrre. Pochissima la differenza – nella sostanza – tra i governi degli ultimi anni, ma con una aggravante sconcertante a carico del nuovo esecutivo: se i governi precedenti non avevano nascosto i piani che prevedevano la continuazione della produzione, il Movimento 5 Stelle e’ divenuto il primo partito a Taranto, proprio sostenendo la riconversione industriale, la chiusura della fonti inquinanti e la necessità di individuare alternative alla produzione di acciaio.

Nel corso degli anni, al fine di preservare la produzione, sono stati emanati, dai governi precedenti, una decina di decreti, anche in contrasto con le decisioni della magistratura locale e tra questi anche il famigerato decreto con il quale si assicurava immunità penale ai commissari straordinari e successivamente anche ai nuovi acquirenti. Ed il nuovo governo si sta muovendo né più e né meno sulla stessa linea di quelli precedenti: ha praticamente confermato la vendita ad Arcelor Mittal con parametri alla fine poco difformi, si preoccupa quasi esclusivamente di salvaguardare produzione ed impiego, ha lasciato allo stessa azienda acquirente l’onere di farsi praticamente da sé il piano ambientale e non ha mosso un dito per rivedere per lo meno quell’obbrobrio legislativo che è l’immunità penale garantita agli amministratori attuali e futuri dell’impianto. Per il nuovo governo sembra sufficiente quindi, secondo indiscrezioni emerse in questi giorni dal Ministero dell’Ambiente, l’anticipo dei lavori di copertura dei parchi minerari e la garanzia che non ci sarà maggiore inquinamento, anche in caso di aumento della produzione.

A Kryvyj Rih ci si ammala e si muore di tumore molto più che nelle altre zone dell’Ucraina, ma non ci sono analisi epidemiologiche puntuali per determinare il nesso con certezza. Ci sono però limiti normativi che stabiliscono la quantità di sostanze nocive da immettere nell’aria e spesso Arcelor Mittal non li rispetta, con la costante, in questo genere di impianti oltremodo obsoleti, di decine di incidenti sul lavoro e taluni mortali: uno degli ultimi in ordine di tempo, a luglio 2018, quando un operaio, intento ad effettuare riparazioni su un altoforno e’ morto cadendo da un’altezza di 8 metri.

Anche a Taranto ci si ammala e sicuramente si muore a causa dell’acciaieria ed in questo caso ci sono anche analisi e studi epidemiologici a dimostrarlo e che parlano inequivocabilmente di uno stato di compromissione della salute della popolazione e una mortalità e morbosità più elevata, nel periodo in esame, soprattutto per le malattie per le quali le esposizioni ambientali presenti nel sito possono costituire specifici fattori di rischio:  cancro al fegato, all’utero, alla vescica, tumore ai polomoni, addirittura percentuali superiori al 100 per cento per i tumori allo stomaco.

Evidentemente però i dati sugli studi epidemiologici, contrariamente a quanto strillato in campagna elettorale, non sono considerati motivi validi per chiudere definitivamente le fonti inquinanti ed avviare una seria riconversione industriale, come avvenuta in altri Paesi ed in altre città.

Arcelor Mittal è presente a Kryvyj Rih da tredici anni e la città continua a soffrire di altissimi livelli di inquinamento, nonostante le promesse ed i palliativi messi in atto dall’azienda. Secondo alcune fonti l’80% delle emissioni di sostanze nocive provengono da ArcelorMittal e le centraline di monitoraggio registrano ripetuti sforamenti dei limiti di diversi inquinanti. Qualche mese fa, su istruzioni del sindaco della cittadina, è stata inviata una lettera alla direzione dell’azienda in cui si chiedeva esplicitamente di completare le misure previste dal programma ambientale.

La fabbrica di Taranto ha vizi storici che non la renderanno mai perfettamente compatibile con la salute della popolazione. L’acciaieria costeggia la città e si insinua al suo interno in alcuni tratti come un serpente e non vi sono vie di mezzo: o si continua a produrre e si mettono in conto decessi a causa dell’inquinamento o si chiudono definitivamente le fonti inquinanti e ci si avvia verso la riconversione. La città, stanca di contare i propri morti, probabilmente è già pronta, i politici tutti, ancora no e fanno la conta solo di qualche tumore in meno.

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