lunedì, Settembre 27

Tempo di governanti apartitici in India

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In occasione della 47ª conferenza dei governatori, il Presidente Pranab Mukherjee ha detto che “per una attivazione effettiva di schemi di governo quali Make‑in‑India, Start‑up India, Smart City Mission e Swachh Bharat Mission, questi devono lavorare in stretto rapporto con i governi statali. In quanto capi costituzionali dei rispettivi Stati, i governatori possono svolgere un ruolo d’ispirazione per assicurare la loro cooperazione attiva” e ha aggiunto che “ci sono oltre 320 università pubbliche più di 140 università private. I governatori possono anche svolgere un ruolo di persuasione per migliorare la qualità dell’educazione in queste istituzioni“.

Se si considera che il programma dei due giorni di Conferenza dei Governatori include:  sicurezza, nazionale ed estera, con un’attenzione particolare rivolta al terrorismo e alle attività sovversive; creazione di posti di lavoro per i giovani, centrandosi soprattutto sullo sviluppo delle capacità contro l’abbandono scolastico; attivazione di programmi di spicco del governo, come Swachh Bharat Abhiyan, Housing for all by 2022 e Smart Cities;  miglioramento della qualità dell’educazione superiore;  impulso per il programma Make‑in‑India, l’occupabilità, la posizione di apartura all’est con la Act East Policy e lo sviluppo della regione nordorientale, è logico che il presidente abbia sottolineato le sfide economiche e ambientali che la nazione deve affrontare, mettendo in risalto come i governatori potrebbero avere un ruolo attivo per superarle.

In realtà, nella storia dell’India indipendente, i governatori, capi costituzionali degli Stati e nominati per cinque anni dal presidente su consiglio del Parlamento guidato dal Primo Ministro, sono famosi per aver svolto ruoli politici di parte e non per essere stati proattivi nello sviluppo socioeconomico dei rispettivi Stati. L’impasse costituzionale attuale nello stato di Arunachal Pradesh e quindi il ruolo del governatore sotto controllo da parte della Corte Suprema, è il primo esempio di ciò. Spesso, i governatori hanno agito in qualità di rappresentanti del governo del momento, sia quello centrale, sia quello federale, e non in qualità di capi costituzionali del proprio Stato. In realtà, hanno fatto cadere o dismesso molti governi statali, in particolare quando il partito al potere nello Stato era un avversario di quello in carica a Delhi. Questa tendenza, che ha raggiunto livelli preoccupanti negli anni Sessanta, Settanta e Ottanta, in particolare durante i governi del Congresso al centro, si è ridotta notevolmente grazie al ridimensionamento del dominio di un singolo partito nel Parlamento Indiano, che deve approvare ogni legge parlamentare tramite il governatore dopo il licenziamento di un governo statale eletto. Un governatore di parte può comunque interporre freni e ostacoli al cammino di un governo che non gli piace.

Ovviamente, nella situazione attuale, aspettarsi che i governatori svolgano un ruolo imparziale o apartitico è chiedere troppo. In realtà, ci sono casi di governatori che, dopo aver sviluppato un punto di vista indipendente o diverso, sono stati silurati dal governo centrale. Nel 1992, l’allora governatore del Nagaland, M. M. Thomas, sciolse l’Assemblea Legislativa Statale su consiglio dell’allora Primo Ministro e tenendo quest’ultimo in carica solo fino alle nuove elezioni. Il governatore fece ciò che gli era permesso dall’Articolo 172(2) (b). Il governo centrale guidato dal Congresso ne fu talmente scontento da imporre il governo del presidente nello Stato e, successivamente, licenziare il governatore.

È superfluo dire che ogni governo centrale ha sempre voluto avere il proprio gruppo di governatori in vari Stati al posto di quelli scelti dal regime precedente. Così facendo, si è contravvenuto più di una volta alla buona prassi che dice che la scelta del governatore richiede un consulto tra il Primo Ministro statale e il governo dell’Unione.  Mi si permetta di citare l’incidente del 2004 quando l’allora ministro degli Interni Shivraj Patil chiamò il Primo Ministro del Tamil Nadu Jayalalithaa, che non faceva parte dell’Unione Progressista (UPA) allora al potere, per dire che il governo centrale aveva deciso di destituire il governatore del Tamil Nadu, Rama Mohan Rao, e di eleggere al suo posto Surjit Singh Barnala. Quando Jayalalithaa fece notare che il governo centrale non poteva prendere una tale decisione senza consultarla, Patil avrebbe risposto: “Ma di solito facciamo così!”

Patil stava ovviamente dicendo la verità. Non era un problema del Congresso o dell’UPA, ogni governo centrale vuole avere i propri membri come governatori e non sopporta chi viene nominato dai partiti rivali. In realtà, c’è la cosiddetta ‘Dottrina Mufti‘ a questo riguardo: sembrerebbe che, nel 1990, l’allora ministro degli Interni Mufti Mohammad Sayeed, scomparso di recente mentre era Primo Ministro di Jammu e Kashmir, avrebbe detto al presidente R. Venkatarman che a un cambio del governo centrale sarebbe dovuto anche corrispondere un cambio di governatori nei vari Stati. La sua teoria era che il governatore sarebbe dovuto essere un uomo legato al centro. In realtà, l’allora Primo Ministro V. P. Singh voleva che 18 governatori si dimettessero per poterli rimpiazzare con i propri uomini.

Essendo questo ciò che è accaduto durante gli anni, sembrerebbe eccessivo sperare che i governatori ora svolgano un ruolo imparziale e apartitico. Non bisogna quindi stupirsi se, quando Narendra Modi divenne primo ministro, volle il proprio gruppo di governatori al posto di coloro che erano stati nominati durante il mandato dell’UPA al Congresso. Si potrebbe sottolineare che, nonostante l’UPA fosse una coalizione, quasi tutti i governatori vennero scelti dal partito del Congresso. In realtà, uno studio di Anand Walunjkar mostrò come, quando Modi ricoprì la carica, il 51% dei governatori e dei luogotenenti governatori del paese fosse leader attivi del Congresso, il 6% burocrati diventati membri del Congresso, il 40% ex burocrati e il 3% venisse dal mondo militare.

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