martedì, Aprile 20

Telecom parlerà spagnolo? 40

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telecom italia

La situazione di Telecom Italia è emblematica di ciò che sta succedendo in Italia. Un’impresa italiana dal passato glorioso che ora è oggetto dei desideri di operatori stranieri. I numerosi cambi di proprietà registrati a partire dalla privatizzazione hanno lentamente trasformato l’ex monopolista telefonico italiano da grande attore europeo a comprimario, rendendolo una facile preda.

È stata indubbiamente una privatizzazione che ha fallito nel tentativo di trasformare una grande società pubblica italiana in una società di telecomunicazioni italiana, privata, internazionalizzata e autonoma. L’evoluzione degli ultimi mesi dell’azionariato di Telecom è anche un esempio del cambiamento in corso negli assetti societari delle società quotate in Borsa. Più presenza di investitori stranieri, meno interesse degli investitori italiani, forza del mercato che supera quella degli azionisti storici.

Telecom Italia è attualmente controllata da una società di nome Telco. Gli azionisti di Telco sono quattro, tre italiani (Generali, Mediobanca e Intesa Sanpaolo) e uno spagnolo, la società di telefonia spagnola Telefonica. Nel corso del 2013 i tre soci italiani hanno deciso di cedere il controllo di Telco agli spagnoli rimanendo nel capitale della società con un quota di minoranzaNegli ultimi giorni, come previsto dal patto siglato lo scorso anno, i soci italiani hanno fatto un ulteriore passo chiedendo lo scioglimento di Telco, in modo tale da avere piena libertà nell’utilizzo della quota di Telecom Italia in loro possesso, senza dover più attendere le decisioni interne a Telco.

L’analisi di questi passaggi nel dettaglio serve a capire quali potrebbero essere le mosse future dei vari azionisti. Come si ricordava, l’azionariato di Telecom ha visto sino ad ora come punto di riferimento la società Telco, con una quota del 22,4 % del capitale sociale, seguita da Findim Group con il 5%. Altri investitori istituzionali come la Norges Bank, UBS e il fondo di investimento americano Blackrock sono scesi, tra 2013 e 2014, al di sotto delle soglie per cui è prevista la segnalazione alla CONSOB (Commissione Nazionale per le Società e la Borsa), quindi se conservano quote esse sono al di sotto del 5 e/o 2%.

La struttura dell’azionariato di Telco ha subito alcune modifiche sostanziali nel corso dell’ultimo anno. A settembre 2013 gli accordi sottoscritti dagli azionisti di Telco sono stati modificati rendendo Telefonica il primo azionista della società. Questo cambiamento rientra nel complessivo progetto di revisione e abbandono dei Patti parasociali che sta modificando la struttura delle relazioni finanziarie italiane e di cui si è parlato in precedenti articoli.

La revisione degli accordi interni a Telco prevedeva anche che Telefonica, dopo aver sottoscritto in settembre 2013 un aumento di capitale per 324 milioni, potesse arrivare a gennaio 2014 fino al 65% del capitale votante di Telco attraverso una ulteriore operazione finanziaria (la conversione di azioni senza diritto di voto in azioni con diritto di voto). Questo passaggio è avvenuto portando il socio spagnolo al 65% di Telco. Telefonica, quindi, già da gennaio di quest’anno aveva il pieno controllo di Telco e, di conseguenza, poteva incidere pienamente sul modo in cui utilizzare il 22,4% di azioni Telecom possedute da Telco.

Nelle ultime settimane i soci italiani di Telco, come si poteva ampiamente prevedere, hanno esercitato la facoltà di richiedere la scissione di Telco. Ciò significa che Telco non esisterà più e non vi sarà più alcun filtro tra i singoli azionisti e Telecom. Di conseguenza, Telefonica controllerà direttamente il 14,8% di Telecom, mentre i soci italiani deterranno quote minori dell’operatore telefonico italiano: Generali il 4,32%, Intesa e Mediobanca l’1,64% a testa. Ne deriverà che il maggior azionista di Telecom sarà Telefonica, seguita da Findim Group, Generali, Intesa Sanpaolo e Mediobanca.

Cosa succederà? Ci sono due situazioni nell’azionariato che meritano attenzione. Da un lato la compagnia spagnola Telefonica dovrà porre molta attenzione al nuovo equilibrio. Infatti, negli ultimi mesi Telefonica è sotto la lente di ingrandimento dell’autorità brasiliana che controlla il settore della telefonia. I rappresentanti di Telefonica che erano stati nominati nel consiglio di amministrazione di Telecom si sono dovuti dimettere per scongiurare possibili conflitti di interesse tra Telecom Brasil, la compagnia telefonica brasiliana controllata da Telecom Italia, e le attività svolte da Telefonica nel Paese sudamericano. Le autorità brasiliane vogliono capire se Telefonica controlla o no Telecom Italia. Se così fosse potrebbe chiedere a Telefonica di modificare le sue attività in Brasile perché sommando Telefonica e Telecom Brasil si arriverebbe ad una posizione dominante nel mercato brasiliano della telefonia.

Fino ad ora Telefonica è riuscita a non incorrere in sanzioni o richieste particolari da parte delle autorità brasiliane, riuscendo a rispettare l’impegno di tenere separati i due business, ma tra poche settimane Telefonica sarà da sola il primo azionista di Telecom. Come reagiranno a questa novità i regolatori del mercato delle telecomunicazioni in Brasile? E Telefonica come gestirà questa nuova situazione? Avrà senso continuare ad essere il primo azionista di Telecom senza esprimere alcun membro del consiglio di amministrazione e senza influenzarne le scelte operative?

Sembra che Telefonica sia in un vicolo cieco: o decide di aumentare la presa su Telecom, con le conseguenze che ciò avrà sul mercato brasiliano e sulle relazioni tra le due società, o potrebbe decidere di defilarsi, più o meno lentamente, riducendo la sua partecipazione. Un indizio, ma non risolutivo della questione, è arrivato lo scorso venerdì quando Telefonica ha annunciato di aver venduto un prestito convertendo che le avrebbe permesso di incrementare leggermente la sua quota in Telecom Italia. Non è da escludere che sia solo una mossa finanziaria, visto che Telefonica ha guadagnato in pochi mesi una buona percentuale tra acquisto e vendita di questo convertendo, ma potrebbe anche essere un segnale che la società spagnola non intende incrementare la sua partecipazione al fine di evitare problemi con le autorità di vigilanza. Potrebbe avviarsi una fase in cui Telefonica preferisce stare in stand-by nell’attesa di risolvere i problemi con le autorità di vigilanza. Ma Telecom può permettersi di avere un socio determinante che non esprime pareri in merito alla gestione?

Inoltre, la quota nelle mani di Telefonica, data la polverizzazione dell’azionariato di Telecom, non è tale da garantirle una piena influenza sulla gestione dell’operatore italiano. Gli azionisti di minoranza e i piccoli azionisti sono già riusciti una volta a sconfiggere Telco. Sconfiggere Telefonica sarà ancora più facile. Un motivo in più per decidere cosa fare dell’attuale partecipazione.

Dall’altro lato, i soci italiani è molto probabile che abbiano richiesto lo scioglimento di Telco per avere piena disponibilità delle loro partecipazioni in Telecom Italia. Generali, Mediobanca e Intesa Sanpaolo hanno avviato da mesi un processo di dismissione delle loro partecipazioni non strategiche, non legate al core business aziendale, e anche le azioni di Telecom Italia potrebbero essere destinate alla vendita. Tutto sembra tendere verso l’uscita definitiva di questi tre soci italiani dall’azionariato di Telecom. Ciò significa che più del 7 per cento del capitale di Telecom verrà venduto ad altri azionisti.

Visto che Telefonica potrebbe non avere interesse ad incrementare la propria quota, nei prossimi mesi l’azionariato di Telecom potrebbe rimescolarsi nuovamente a causa dell’arrivo di nuovi azionisti interessati a rilevare le quote vendute dai tre soci italiani. E il nuovo azionista ( i nuovi azionisti) potrebbe essere straniero e cercare di sostituirsi a Telefonica nel controllo della società.

L’attuale situazione di Telecom è, quindi, molto fluida. Di sicuro, quando verrà sciolta Telco e Telefonica diventerà il primo azionista diretto di Telecom, i cittadini italiani avranno davanti una realtà del tutto nuova. Non ci sarà più alcun operatore di telefonia realmente italiano operante in Italia. Infatti, considerando gli operatori più importanti, Vodafone è una società inglese, Wind, inizialmente italiana, è ora controllata da un gruppo russo e 3 fa parte di un gruppo (Hutchison Whampoa) di proprietà di un investitore cinese. Telecom era l’ultimo operatore italiano con un certo peso ed ora avrà come primo azionista una compagnia telefonica spagnola. Considerato che  gli italiani sono così tanto attratti dalla telefonia e che questo è un business molto sviluppato in Italia appare singolare che proprio l’Italia non sia riuscita ad esprimere un campione internazionale nel settore delle telecomunicazioni. Il mercato domestico su cui far leva per proiettarsi all’estero c’è sempre stato.

Con il tempo si potrà capire se la storia di Telecom, che da grande impresa nazionale era riuscita ad entrare in molti altri mercati per poi richiudersi in se stessa perdendo la forza propulsiva, rappresenterà il preludio di ciò che accadrà all’intera nazione o se sarà stata, purtroppo, solo il frutto di una lunga sequenza di manager e imprenditori italiani incapaci di valorizzare una grande industria del Paese. Di certo non si può negare che la parabola di Telecom rappresenta una grave sconfitta politica, industriale e manageriale dell’Italia

 

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