lunedì, Giugno 21

Teheran si proietta nel mondo con le forze QUDS field_506ffbaa4a8d4

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Le missioni a cui questi uomini sono destinati non rientrano solo nella sfera militare, ma hanno un carattere prettamente politico e strategico per il Paese e per i suoi dettami religiosi. L’iter di approvazione di un’azione della Forza Quds deve essere studiato con attenzione per evitare errori di valutazione capaci di costare molto cari alla Repubblica, e in seconda analisi un iter più lungo evita che un solo uomo assuma il totale controllo di questo potente mezzo militare. Dapprima l’operazione è analizzata dall’unità di sicurezza presente all’interno dell’ufficio della Guida Suprema, chiamata ‘Divisione 101’, di cui si conosce solo il nome; in seguito la proposta di operazione viene discussa dal Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale. Questo è un organo politico molto importante, le cui responsabilità costituzionali spaziano dal determinare le politiche di difesa in base alle norme generali determinate dalla Guida Suprema fino al decidere come sfruttare le risorse materiali e intellettuali iraniane per affrontare minacce esterne o interne. Un ruolo cruciale per la politica estera di un Paese così controverso e scomodo come l’Iran.

Dopo il Consiglio Superiore la richiesta di approvazione passa a una speciale commissione formata dalla Guida Suprema, Presidente, dal segretario della Commissione di Sicurezza Nazionale, dal Ministro dell’Intelligence, dal Ministro della Difesa e dal rappresentante della Forza Quds. Solo dopo questo passaggio, il controllo dell’operazione viene assunto direttamente da una delle divisioni che compongono la Forza Quds.

È facile comprendere che, nonostante la sua complessità, questo iter assicura solo in minima parte un controllo reale sulle decisioni che riguardano le operazioni speciali. Nessuno dei soggetti sopra elencati si troverà mai davvero in disaccordo con i suoi colleghi, e in caso di vera opposizione si presume che l’ultima parola (una sorta di veto) sia lasciata alla Guida Suprema, in quanto vero detentore del sapere derivato dalla Rivoluzione Islamica.

In base al compito che è stato assegnato alla Forza Quds, è importante che all’interno di essa venga individuata la divisione competente sulla missione. Esistono diverse divisioni, ma intelligence, finanziamenti, sabotaggi e operativa sono ovviamente le più importanti perché caratterizzano in modo unico il loro operato. Gli oltre 3.000 agenti di cui la forza di compone sono sparsi in tutto il mondo e godono di un livello di riservatezza quasi estremo: di questi si stima che siano oltre 1.000 i soggetti dediti alla racconta di informazioni con cui l’Iran ha costituito una delle imponenti macchine d’intelligence dopo quella israeliana.

In un Paese come quello iraniano continuamente minacciato da posizioni occidentali ostili, l’intelligence e le operazioni sotto copertura sono essenziali per mantenere un livello di informazione che deve rasentare l’eccellenza. Più informazioni si hanno più è possibile decidere con cognizione di causa dove e quando intervenire, ma soprattutto in che misura farlo.

Una forza di questa portata, con compiti così estesi e delicati per necessità militari e politiche, deve essere guidata e condotta in battaglia da un leader senza ombre. Sicuramente un soggetto di grande rigore morale, visto il fervore religioso di cui la Forza Quds è intrisa, che susciti il rispetto sia della sfera politica sia di quella pubblica. Un uomo intoccabile che abbia la totale e cieca fiducia della Guida Suprema Ali Khamenei. L’uomo di cui stiamo parlando è uno dei più discussi protagonisti delle recenti vicissitudini mediorientali: il Generale Qassem Soleimani. Già comandante della Forza Quds, in particolare si occupa di tutte quelle divisioni altamente sensibili con compiti di intelligence e intervento militare all’estero. Amico personale dell’ayatollah, il suo lavoro è così stimato la essere definito dalla Guida Suprema martire vivente della guerra contro l’Iraq‘. Lo chiamano il ‘Comandante Ombra’, per l’estrema segretezza con cui organizza le operazioni, la riservatezza e la capacità di sottrarsi a ogni intercettazione.

Soleimani ha la straordinaria capacità di essere un musulmano devoto e un militare dalle straordinari fattezze.
Spesso i leader militare mediorientali hanno più un’accezione politica che un ruolo tattico reale: in regimi repressivi come quello iraniano o siriano, prima o poi inizia a insinuarsi il dubbio viscerale che tutti siano pronti a rovesciare il potere per conquistarne una fetta. I leader politici attuano politiche ipervigilanti, e si affidato a uomini con poca esperienza militare e grande fiducia verso il leader in carica. L’Iran questo errore non lo ha ancora commesso: Soleimani è infatti un soldato raffinato e che ha conquistato sul campo di battaglia la fiducia dei suoi soldati e dell’elite politica. Come dimostrano i suoi innumerevoli successi la fiducia del leader va conquistata sul campo, pagando in moneta sonante sia le sconfitte che le vittorie.

Considerata la postazione strategica che occupa, sarebbe impensabile non citare la Repubblica Islamica nel grande Risiko siriano. La paura che la città di Aleppo cada preda dei ribelli che si oppongono al regime di Assad o dello Stato Islamico fa tramare Teheran, già parecchio provata dalla politica estera saudita in Yemen. Il Presidente Ahmadinejad e la Guida Suprema non intendono aspettare che il danno sia fatto per correre ai ripari, per questo si sono gettati a capofitto nel conflitto, schierando l’elite di cui disponeva: la Forza Quds, appunto. La movimentazione di questi uomini è stata silenziosa e furtiva, come tipico delle loro operazioni: giornalisti e analisti hanno potuto constatare la loro presenza sul campo in attesa di ordini.

Sono migliaia i soldati stanziati vicino ad Aleppo, ma altrettanti militano a Damasco dove ha sede il quartier generale della Divisione d’intelligence della Forza Quds. Un ruolo strategico e fondamentale, da cui l’Iran controlla la direttamente le operazioni del Libano e di Hezbollah. Il responsabile della Divisione è il Generale Mohammad Reza Zahedi, che viaggia frequentemente tra Damasco e Beirut con il passaporto diplomatico. In Libano, poi, il responsabile locale della Forza Quds è Ibrahim Jabri, uno dei miliziani di primo livello tra i Pasdaran, che attualmente sta svolgendo un ruolo centrale nel supporto al regime di Bashir al-Assad nella repressione delle rivolte.

La cura dei dettagli e l’attenta pianificazione rendono le Forze Quds uno strumento tattico e strategico di enorme valenza per l’Iran e di grande preoccupazione per i suoi nemici. Il fervore religioso e l’assoluta dedizione alla causa islamica motiva questi uomini a dare il meglio di sé, fino a dedicare la vita al loro Paese.

In futuro sentiremo ancora parlare di Soleimani e della sua armata del terrore, che in silenzio, controllano il mondo all’ombra di Teheran.

 

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