martedì, Maggio 11

Teheran, il turismo chiama field_506ffb1d3dbe2

0

Iran

 

Il quotidiano inglese The Guardian’ ha messo l’Iran all’undicesimo posto tra le mete turistiche più attrattive del 2014. Prima del Belgio e delle spiagge brasiliane e subito dopo i ghiacciai canadesi di Alberta e i vigneti di Bordeaux, in Francia.
L’accordo sul nucleare tra Teheran e le potenze del Gruppo 5 + 1 (Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina più Germania) di Ginevra, in vigore dal 20 gennaio prossimo, fa miracoli. L’Ambasciata della Gran Bretagna in Iran è ancora chiusa. Ma, consigliano a Londra, dal prossimo autunno le carrozze deluxe del Danube Express, attraverso la Turchia entreranno nella Repubblica islamica, per raggiungere Persepoli, Esfahan, Teheran e, da lì, l’ex capitale Shiraz e le meraviglie dei Monti Zagros e della Bavanat Valley: le date di inizio 2015 sarebbero già in overbooking.
Bene inteso, il Foreign office raccomanda ancora di «limitare i viaggi in Iran all’essenziale», a causa «dell’alto livello di sospetto verso il Regno Unito nel Paese». Ma Oltremanica, in barba alle raccomandazioni, i tour operator offrono già viaggi di gruppo, in aree che «Paesi come gli Stati Uniti e l’Australia ritengono nella maggioranza sicure». Per la stampa britannica, addirittura, «dopo l’intesa sul nucleare di novembre, per gli occidentali non c’è momento migliore per visitare l’Iran, dalla Rivoluzione islamica del 1979».

L’entusiasmo degli inglesi, popolo di viaggiatori, trova conferma negli Usa. Stando alle cronache recenti del ‘Los Angeles Times, in America il riavvicinamento con Washington «ha già prodotto un baby boom di viaggi per l’Iran».
Come il Governo britannico, il Dipartimento di Stato americano raccomanda ai connazionali di «considerare attentamente il rischio», «per alcuni fattori, l’Iran rimane ostile agli Stati Uniti». Tuttavia, i tour operator raccontano di aver ricevuto, negli ultimi mesi, un’impennata di richieste e prenotazioni verso le mete prima proibite.
«Incoraggiamenti» ad accoglierle sarebbero arrivati, secondo indiscrezioni, direttamente dai «funzionari del Governo iraniano», che in occasione della visita del neo Presidente Hassan Rohani, a New York nel settembre scorso per l’Assemblea generale dell’Onu, avrebbero stretto la mano anche a diversi operatori del comparto turistico.
Certo, il quotidiano americano frena: «Teheran non è Parigi, i visitatori americani si contano ancora a dozzine, non a centinaia». Ciò non toglie che, ammette, «per due Paesi rimasti divisi dal 1979, quando i rivoluzionari iraniani tennero 52 statunitensi in ostaggio per oltre un anno, il passo sia notevole».

Al contrario che verso Cuba, la Casa Bianca non ma mai bloccato l’accesso degli statunitensi nella Repubblica islamica, neppure con l’inasprirsi delle sanzioni durante la stagione di Mahmoud Ahmadinejad. Tant’è che alcuni operatori americani non hanno mai smesso di offrire pacchetti organizzati.
La curiosità, dopo la stretta di mano tra il Presidente degli Usa Barack Obama e Hassan Rohani, è aumentata e le agenzie conterebbero di portare i visitatori dai 50-60 americani del 2013, a diverse centinaia.
Oltre alle rovine del 500 a.C. di Persepoli, la Babilonia d’Iran, i turisti occidentali sono richiamati dalla storia di Esfahan, antica città cresciuta fino a oltre un milione e 600 mila abitanti: la «metà del mondo» coma la chiamano gli iraniani, con le monumentali moschee e i palazzi degli scià.
Nella vecchia Persia, sono 16 i siti nominati dall’Unesco patrimonio dell’umanità, tra resti archeologici, beni architettonici e bellezze naturalistiche.
Tra gli incentivi studiati dal Gabinetto Rohani, al lavoro dall’agosto 2013, ci sono le agevolazioni nei visti turistici per alcuni Paesi, con l’obiettivo di aumentare gli introiti del settore da 2 a 10 miliardi di dollari l’anno.
In coda c’è anche l’Italia, porta d’accesso iraniana per l’Europa nonché piazza per l’espansione dei business commerciali. Sul fronte diplomatico, dopo la visita ufficiale del Ministro degli Esteri Emma Bonino di dicembre, a Teheran, sono in agenda i viaggi del Ministro della Cultura e del Turismo Massimo Bray e della Commissione Affari esteri del Senato, Pier Ferdinando Casini.

Imprenditori e finanzieri sono già andati in avanscoperta, firmando accordi preliminari. E, alla vigilia della caduta delle sanzioni, anche i tour operator della penisola hanno inserito l’Iran tra le mete del 2014.
Agenzie specializzate in viaggi culturali come quella di Maurizio Levi a Milano, per esempio, prevedono quattro partenze di gruppo entro aprile, dopo i tre tour fortunati nell’autunno-inverno 2013.
Ne vale la pena: dopo l’elezione di Rohani, tra la fine agosto e la fine ottobre l’Iran ha accolto oltre un milione di visitatori stranieri: il 35% in più rispetto allo stesso periodo 2012.
Al quotidiano inglese ‘Financial Times‘, l’agenzia Wild Frontiers, che nel catalogo non ha mai rinunciato ai viaggi verso la Repubblica islamica, ha detto di aver aumentato, in poche settimane, le prenotazioni del 30%.
Con l’isolazionismo della presidenza Ahmadinejad, tra il 2005 e il 2013 l’Iran si era chiuso in sé stesso, complici le misure sempre più restrittive di Stati Uniti, Unione europea (Ue) e Onu.
Ma, nonostante le timide aperture, neanche durante il precedente Gabinetto riformista di Mohammad Khatami, tra il 1997 e il 2005, il settore era mai decollato. L’Iran scontava i postumi della lunga guerra con l’Iraq (1980-1988), e la modernizzazione impressa dal due volte Presidente Akbar Hashemi Rafsanjani, tra il 1989 e il 1997, aveva curato soprattutto la ricostruzione.

Così, dalla cesura della Rivoluzione khomeinista, i visitatori stranieri dell’Iran erano per lo più limitati ai pellegrini sciiti della regione o, al limite, ai turisti non allineati russi e cinesi.
Questo gennaio, invece, l’Organizzazione per il turismo iraniano ha segnalato la «nuova attitudine» degli europei a trascorrere il Natale tra i persiani: oltre 200 visitatori, per le ultime ferie invernali.
Per rendere il Paese allettante, il Governo di Rohani ha in mente diversi progetti infrastrutturali sull’isola di Kish, nel Golfo Persico: la Dubai iraniana che, soprattutto grazie al suo status di zona franca per il commercio, attrae un milione di turisti l’anno, per lo più iraniani.
Altra zona di investimenti, in prospettiva, sono le montagne innevate di Elburz, lungo i confini settentrionali con l’Afghanistan e il Turkmenistan, che d’inverno, nei vecchi impianti sciistici, richiamano circa 2 mila visitatori a settimana.
Il potenziale c’è. Statisticamente, nel 2011 il giro internazionale di turisti ha fruttato all’Iran 3 milioni di arrivi: gli ultimi dati a disposizione, prima dell’entrata in vigore delle sanzioni europee nel luglio 2012 e del tonfo della crisi economica, sono in crescita costante dal 2004.

Atteso al Forum economico di Davos, in Svizzera dal 22 al 25 gennaio, l’iraniano Rohani parlerà anche di business.
A dispetto della propaganda, gli iraniani intervistati nella capitale si dichiarano aperti ai visitatori, così come alla merce, made in Usa ed europea. Sui media nazionali si è anche ventilato la riapertura di voli diretti tra Iran e Stati Uniti, delle compagnie di bandiera, interrotti dall’annus horribilis del 1979.
Intanto, a novembre, la tivù di Stato iraniana ha annunciato, in pompa magna, il lancio turistico del sottomarino a semi-immersione Morvarid: per pochi eletti (quattro visitatori più l’equipaggio), il nuovo gioiello d’ingegneria navale fa la spola tra la terraferma e i resort dell’isola di Kish.
Dopo l’annuncio della neutralità della Repubblica islamica – anche verso gli Usa – della Guida Suprema Ali Khamenei, a parole l’unico zoccolo duro all’atlantismo è rimasta la nomenclatura dei Guardiani della Rivoluzione (Pasdaran).
Ma, visti i programmi commerciali dei tecnici delle università, anche gli steccati militari sembrano al tramonto.

 

 

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->