martedì, Settembre 21

Teheran e Riad pronti a uno scontro tra titani?

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Riad mette la marcia a questo inizio di 2016 con la più grande esecuzione di massa per reati legati al terrorismo dal 1980. Quarantasette persone, coinvolte secondo le autorità in una serie di attentati compiuti tra il 2003 e il 2006 e attribuiti ad Al Qaeda, sono state messe a morte. Il nome che più spicca tra quelli elencati dalla petromonarchia è quello del religioso sciita Nimr al-Nimr, che era stato condannato a morte l’anno scorso per sedizione. Insieme all’imam sono stati giustiziati almeno altri 3 sciiti. L’annuncio ha ovviamente scatenato l’ira di Teheran e di tutto il mondo sciita, che ha risposto alla provocazione prendendo d’assalto l’ambasciata saudita della capitale iraniana.

Il forte attrito tra Iran e Arabia Saudita è un conflitto latente ormai da  decenni, la situazione in Siria e la paradossale condizione dello Yemen non hanno contribuito a chetare gli animi. Con Gianandrea Gaiani, direttore di Analisi Difesa, cerchiamo di fare un punto della situazione analizzando non solo la tensione tra i due paesi ma anche ciò che significa in termini di geopolitica regionale.

 

Direttore, potrebbe brevemente spiegarci quali sono i motivi di attrito tra Teheran e Riad?

Iran e Arabia Saudita rappresentano due grandi potenze ideologicamente opposte l’una all’altra. Da una parte troviamo l’Iran sciita degli Ayatollah e dall’altra la monarchia dei Saud dichiaratamente sunnita. Nessuna delle due interpretazioni dell’Islam lascia spazio all’esistenza dell’altra. Dopo la caduta del regime dello Shah Mohammad Reza Pahlavi, oppressivo e dedito soprattutto alle vanaglorie occidentali, le opposizioni al regime trovarono un leader sotto cui riunificarsi: l’Ayatollah Khomeini, all’epoca in esilio forzato per aver criticato duramente criticato il potere.
Dopo la rivoluzione e duri combattimenti l’Iran divenne una Repubblica Islamica di stampo sciita. L’Arabia Saudita vedeva dunque minacciata la sua esistenza e riteneva la presenza di uno stato sciita vicino ai suoi confini un torto a cui rimediare. Prima di oggi, lo scontro diplomatico e militare tra i due paesi ha continuato ad avere picchi di alta tensione che però sono sfociati in un nulla di fatto. I due Paesi non si sono mai confrontati direttamente sul campo di battaglia, preferiscono elargire sovvenzionamenti, alcuni occulti altri meno, a fazioni in lotta per l’una o l’altra parte.
L’esempio più recente è quello dello Yemen.

 

La situazione è oggi giunta ad un punto di rottura?

Oggi, la polveriera siriana complica decisamente la situazione in medio oriente, è un terreno su cui si giocano parecchi interessi regionali e soprattutto ideologici. Arabia Saudita come leader delle altre monarchie del Golfo di stampo sunnita sta provando ad arginare con ogni mezzo l’avanzamento della mezzaluna sciita che minaccerebbe la sua egemonia regionale. Questa mezzaluna ipotetica è disegnata dall’Iran degli Ayatollah, la Siria alawita di Bassar Assad, l’Iraq del premier sciita Haider al Abadi e il partito libanese Hezbollah. Assad ovviamente è il premio che può far finire la partita, rovesciare il suo regime vorrebbe dire spianare la strada allo Stato Islamico (organizzazione di stampo sunnita) sostenuta in modo non del tutto anonimo dalla monarchia saudita. Avere un califfato sunnita in Siria vorrebbe dire interrompere la mezzaluna sciita, arginandone l’avanzata. La petromonarchia ha un grosso interesse nel far trionfare i tagliagole dell’IS, non solo per ragioni egemoniche ma anche ideologiche. Il 97% della popolazione saudita è convinta che quelli che applica lo Stato Islamico siano i veri precetti dell’Islam, nella Sharia non vede l’oppressione o la mancanza di diritti che vede qualsiasi essere umano. Agli occhi della comunità internazionale sostenere apertamente questa situazione risulterebbe sconveniente e per questo l’Arabia Saudita tenta di mitigare il suo coinvolgimento con lo Stato islamico dichiarando aiuti militari e coalizioni contro di esso. Un’assurdità che la popolazione saudita non perdonerebbe mai ai suoi monarchi, bombardare altri sunniti andrebbe ben oltre l’affronto tollerabile.

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