venerdì, Maggio 7

Teatro San Carlo: «si aspettano i fondi»

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 rosanna purchia

Il Teatro San Carlo ha vissuto nell’ ultimo anno momenti  di tensione a partire dalla presentazione del decreto 91/2013 diventato poi legge e denominato ‘Valore Cultura’.

Il decreto voluto dal ministro della cultura Massimo Bray  risale all’8 agosto 2013, divenuto poi legge entrando in vigore il 9 ottobre 2013, ha come intento il risanamento della situazione debitoria delle fondazioni lirico sinfoniche italiane.

Esso ha sin da subito suscitato un gran polverone presso numerose fondazioni coinvolte. In primis l’indicazione che per aderire al fondo era obbligatorio ridurre al 50% il personale amministrativo, interrompere i contratti integrativi. Questo ha suscitato agitazione tra i lavoratori del Massimo napoletano che, il 30 settembre, si sono mobilitati sotto la sede storica del teatro per scongiurare i paventati licenziamenti, riduzioni della busta paga  e lo spettro del commissariamento.

Le notizie finanziarie del teatro illustravano una situazione virtuosa” con sei pareggi di bilancio negli ultimi anni ed addirittura un credito di ben 29 milioni di euro “certi ed esigibili”.

Questa situazione ha indotto i lavoratori a chiedere chiarezza circa la contraddizione tra i pareggi di bilancio e l’adozione di provvedimenti restrittivi legati a gravi situazioni di crisi economica, specialmente dopo la scoperta di un buco di 40milioni di euro. A questo stato di agitazione si unì anche il sindaco di Napoli Luigi De Magistris, presidente della Fondazione San Carlo, dove a più riprese aveva dichiarato di non voler aderire al Valore Cultura.

Il 9 gennaio 2014  si sciolse il Consiglio di Amministrazione del San Carlo per la decisione del primo cittadino di insistere in merito alla non adesione al decreto. Nella circostanza si dimisero il governatore Stefano Caldoro, l’ex presidente della provincia Luigi Cesaro, il presidente della Camera di Commercio Maurizio Maddaloni e Riccardo Villari, già sottosegretario del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

 Il 17 gennaio, ribadendo la decisione e con l’accordo con le maestranze, il sindaco chiese lo svolgimento di una discussione in aula della delibera per la ripatrimonializzazione del San Carlo in quanto il teatro non poteva dirsi in crisi debitoria, motivo per il quale è stato ideato il decreto, per cui l’adesione non era obbligatoria. Dei 29 milioni di euro esigibili dei quali 11 milioni dalla Regione Campania e oltre 7 milioni dalla Fondazione Campania dei Festival, non si sarebbe  recuperato neanche il 50%.

Per tutta risposta il 23 gennaio il ministro Bray nominava come Commissario straordinario del Teatro San Carlo Michele Lignola, già direttore generale di Confindustria, per la durata di due mesi. Questo creava ulteriore agitazione da parte dei lavoratori appoggiati dal sindaco di Napoli, che paventarono il ricorso al Tar, al quale non è stato poi dato seguito.

Il commissario Lignola nel mese successivo il 21 febbraio,ha incontrato le rappresentanze sindacali di  Slc, Cgil, Fistel, CISL, e Uilcom,  per discutere circa il punto focale del debito maturato fino al 2008 e l’illustrazione delle azioni da intraprendere per rimettere in sesto il Massimo. Esse consistevano nella riduzione al minimo della dipendenza dai contributi pubblici  e la presentazione del piano industriale al fine di ottenere i circa 100 milioni di euro messi a disposizione dalla legge Valore Cultura.

Il 20 marzo il ministro dei beni culturali Dario Franceschini, succeduto a Bray, ha prorogato l’incarico al commissario Lignola fino al 30 giugno.

Ad oggi sembra che le cose stiano procedendo nella giusta direzione, grazie agli interventi di rilancio del Teatro San Carlo come la digitalizzazione delle produzioni artistiche per migliorarne la diffusione e la condivisione con le altre fondazioni lirico sinfoniche, incremento delle vendite online, promozione culturale-turistica con visite presso il Museo del teatro e dello stabile, spinta del merchandising.

 Abbiamo posto qualche domanda in merito alla situazione attuale del Teatro San Carlo alla sovrintendente Rosanna Purchia.

 Come sono stati risolti i problemi che c’erano fino all’anno scorso, quando è stato scoperto il buco dei 40 milioni di euro?

 Intanto non c’era nulla da scoprire, il San Carlo aveva ed ha tutt’ora un grande problema sul patrimonio, perché non ha patrimonio se non l’uso perpetuo dell’immobile, quindi del patrimonio immateriale, ma il San Carlo soffre di una carenza da sempre, di un patrimonio disponibile (liquidità, n.d.r.). Questa mancanza di patrimonializzazione è un peccato originale da sempre. E’ totalmente sbagliato parlare di scoperta perché era un problema che tutti sapevano, che sanno e sanno ancora oggi, al punto che con un gesto estremamente forte e generoso il sindaco ha iniziato un processo che ha riconfermato oggi, di patrimonializzazione del credito intorno ai venti milioni di euro dando degli immobili. Quindi lui ha iniziato questo percorso che camminerà.

 Il sindaco De Magistris come primo atto in qualità di presidente della città metropolitana si è impegnato a dare quel milione di euro che la Provincia non ha più voluto dare.

 Certo,per  il contributo ordinario della provincia che, a causa dei tagli è stato ridotto , il sindaco proprio oggi (7 novembre 2014, n.d.r.) ha preso l’impegno di fare tutto il possibile affinché venga ripristinato. Anche qui da queste dichiarazioni devono seguire atti formali.

 Come mai l’anno scorso il sindaco ha cercato di evitare il commissariamento del Teatro ?

 Io penso che il San Carlo non aveva alcun bisogno di essere commissariato, nel senso che il teatro aveva iniziato già da tempo, dal primo commissariamento del 2007, un percorso virtuoso, sia in termini di rigore di conti, sia in termini di produttività e stava percorrendo serenamente la sua strada.  Di fatto non c’erano le condizioni del commissariamento, queste sono scattate in seguito al Valore Cultura, prima con Bray e poi con Franceschini, in quanto c’erano delle posizioni differenti in consiglio d’amministrazione su questo decreto, che hanno portato alle dimissioni del consiglio. Il commissariamento del San Carlo è stato un atto dovuto perché non c’era più il consiglio d’amministrazione, quindi il governo ha provveduto a nominare un commissario che prendesse le funzioni del consiglio di amministrazione.

  Il Commissario Straordinario Michele Lignola è stato nominato con DM il 23 gennaio 2014, con la temporaneità di due mesi, prorogato poi fino al 30 giugno.

 Il commissario aveva dei compiti da svolgere, in qualità di componente del CdA. Uno dei compiti primari era quello di attuare tutti gli atti che il decreto, diventato poi legge, imponeva: fare un piano industriale ed adempiere a quanto le legge dettava.

 Nei programmi di Lignola per il rilancio si prevedeva una durata triennale.

 No, torno alla legge. Se prendiamo la legge notiamo che il San Carlo ha fatto tutto quello che la legge chiedeva di fare . Uno degli atti richiesti era quello di presentare un piano industriale triennale, cosa che noi abbiamo diligentemente fatto, ed è stato approvato con decreto di ben due ministri: Franceschini e Padoan, quindi siamo andati avanti ad ottemperare a quello che la legge ci chiedeva.

 L’art.11 del decreto legge 91/2013 Valore Cultura prevedeva la riduzione degli amministrativi ed operai per il 50%. Al San Carlo quante persone sono state effettivamente licenziate?

 Anche quando avevamo il sindaco presidente e tutto il CdA, noi abbiamo immediatamente dichiarato pubblicamente, ai lavoratori, al mondo, che il San Carlo non avrebbe assolutamente fatto ricorso alla mobilità dei propri lavoratori, anche perché il San Carlo in questo senso ancora una volta virtuoso,  ha appena 23 amministrativi, siamo troppo pochi per fare tutte quelle cose  che facciamo e che vorremmo fare. Il numero dei tecnici è assolutamente congruo. Il problema del San Carlo non esisteva proprio e noi lo abbiamo dichiarato dall’inizio.

 Per quanto riguarda i contratti collettivi di secondo livello si prevedeva per i dipendenti la decurtazione di un importo in busta paga, come si è proceduto?

 Lì è stato davvero un problema di comunicazione generale, penso che nessuno è stato capace, e prima di tutto noi, a comunicare. Altrimenti non si spiega. La legge parlava molto chiaro, tutti sanno leggere le leggi a vari livelli ovviamente, dipende dalla competenza, ma su questo la legge era molto chiara, nel senso che i contratti di secondo livello decadevano e contestualmente si dovevano rinegoziare degli altri contratti di secondo livello compatibili con il piano industriale. Secondo me tutto è nato da una cattiva comunicazione a tutti i livelli, compresa la nostra, non abbiamo saputo comunicare prima di tutto ai lavoratori, perché capisco un lavoratore… conoscendo gli stipendi del San Carlo ai vari livelli e di stipendi esorbitanti non ce ne sono. Un primo strumento, equiparato quasi ad un medico chirurgo per competenza e specializzazione prende 2200-2500 euro netti al mese e vede lo spettro o gli fanno intravedere lo spettro che gli tolgono il 35% , per parlare del top ma se arriviamo al violino di fila o al tecnico di palcoscenico, la situazione di uno spettro che non c’era e non c’è mai stato è chiaro che fa scoppiare la rivolta popolare. Secondo me la madre dei mali di tutta questa situazione del san Carlo è stato un difetto di comunicazione. Posso testimoniare che al tavolo del CdA presieduto dal sindaco, con tutti gli altri consiglieri , dal presidente Caldoro al (12,09) presidente della Provincia , tutti all’unanimità su questo tavolo si era sempre detto che non si faceva ricorso alla mobilità perché non ne avevamo bisogno e che non avremmo tagliato gli stipendi. Nonostante ciò  è continuato a dilagare questo spettro. Non so perché, io ho cercato di dirlo, di  spiegarlo, probabilmente non stata capace e faccio autocritica, sono andata più volte in assemblea, anche assemblee molto infuocate, ribadendolo. Però poi di fatto nella realtà tutto è stato molto tranquillo perché abbiamo lavorato serenamente con il commissario Lignola, abbiamo fatto un piano industriale, abbiamo rinegoziato l’integrativo, abbiamo fatto tutto quello che la legge ci chiedeva di fare, in piena armonia, in totale sintonia ed i lavoratori hanno visto, lasciandoci lavorare, che nessuno ha toccato i loro stipendi e nessuno ha mandato via nessuno.

 Secondo lei come si arriva a situazioni come quella di Roma ?

 Non parlo di situazioni che non conosco. E’ un mondo così delicato. Abbiamo urlato per mesi, che non avremmo trattato, che non avremmo trattenuto nulla, che non avremmo mandato via nessuno, l’abbiamo detto a tutti i livelli, non l’ho detto solo io. Io lo dicevo tutti i giorni  in Assemblea, l’ha detto il CdA, i lavoratori si sono incontrati col Cda più volte, ciononostante è avvenuto. Parlare di una situazione che non ho vissuto posso dire che fa solo male pensare che non si è trovato subito una squadra, anche se le ultime notizie dicono che forse si è trovata.

 E’ inutile dire che il San Carlo oggi è fuori pericolo ?

 Lei potrebbe dire che l’Italia è fuori pericolo? Io dico che il San Carlo oggi gode di una buona salute, adesso siamo solo in attesa dell’erogazione di questi fondi e che godrà di buona salute solamente se mantiene la barra dritta, continua a tenere sotto controllo i conti, come abbiamo fatto in questi anni, incrementare le entrate, il botteghino nel dettaglio, ma è una realtà importantissima nella vita quotidiana.

 

 

 

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