mercoledì, Maggio 12

Teatro Nazionale, Teatro d’Europa, Teatro Mediterraneo

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Nel precedente articolo, ‘Sette Teatri per Sette fratelli’, di un paio di settimane fa, avevo, credo in modo molto chiaro, criticato ampiamente e penso in maniera solidamente argomentata, tutta la ‘giostra’ che ancora una volta burocrati e politici a braccetto, tra una strizzatina d’occhio e l’altra, sono stati capaci di armare intorno alla istituzione dei Teatri Nazionali. Dandomi il via per vergare l’articolo di oggi, mi è stato molto garbatamente fatto notare, che non è buona regola giornalistica, tornare nel giro di così breve tempo su la stessa cosa. Teoricamente sono perfettamente d’accordo. Ringrazio ancora il Direttore, per avermi avallato questa intemerata. Il punto è che non credo proprio che parlerò della stessa cosa, per il semplice motivo, che tutta l’impostazione (per modo di dire ovviamente) che è stata data ai Teatri Nazionali, è proprio per la esperienza maturata nel campo, così distante dal mio pensiero, che gli assetti che sono stati proposti per quel settore della vita teatrale, mi sembrano appartenere alla Cronaca del Mondo delle Scimmie. Fantascienza, per pochi intimi. Non tratterò quindi di un argomento ‘vecchio’, ne scriverò con gli occhi di chi è stato abituato a vivere il Teatro, come luogo di dimensione creativa, artistica e di severo impegno esistenziale. Agli antipodi quindi, da quello che sono stati capaci di produrre con i vari ‘incartamenti’ ministeriali.
Aver usato il termine ‘incartamenti’, che ha anche un significato di incastrarsi da soli, vedi esclusione Stabile di Genova, non è quindi casuale. Bensì volutamente intenzionale. Il ‘principio di realtà’, permeato dei disegni e aspirazioni e progettualità, dovrebbero presiedere a scelte e quindi a azioni e provvedimenti operativi . Orizzontarsi seguendo ‘il principio di realtà’, è impegnativo, per molti ordini di motivi. Bisogna studiare, osservare, ascoltare, avere la capacità di fare sintesi efficienti. Tutto questo se non illuminato da umiltà e onestà, non solo intellettuale, fa venire fuori solo acefale realtà. Basterebbe quindi, ad esempio, dare un occhiata alla morfologia del territorio che verrà investito dal provvedimento di turno. Nel caso di specie, Istituzioni di Teatri Nazionali distribuiti per le isole e la penisola.
Perché, è nata la necessità dell’Istituzione dei Teatri Nazionali? Nella storia del Teatro italiano, non v’è traccia alcuna di Teatri Nazionali. Vi è solido, e reiterato riscontro dall’Unità d’Italia in poi di aspirazione a un Teatro Nazionale, che non poteva che essere ubicato a Roma nelle intenzioni dei sostenitori di questa ipotesi. Opinioni, a favore dell’istituzione del Teatro Nazionale, furono espresse, con accenti diversi, ad esempio   da Eleonora Duse e Gabriele D’Annunzio ai tempi della loro unione, e da Luigi Pirandello. Citando soltanto alcune delle personalità che presero posizione in tal senso. L’Italia, ha una grande estensione che come si sa si sviluppa ‘geograficamente’ parlando longinatudinalmente. Dando luogo al così detto ‘Stivale’. La parte settentrionale, come abbiamo imparato sui banchi delle elementari, confina, con svariate Nazioni d’Europa. Questo fatto, si riverberato da sempre nella vocazione e nelle sensibilità di programmazione dei Tatri Stabili di iniziativa pubblica di quelle zone di riferimento. Lo Stabile di Torino, ha sempre mostrato particolare sensibilità verso la Francia e francesi, lo Stabile di Bolzano a produzioni gravitanti sul mondo di lingua tedesca. Fino ad arrivare al Piccolo Teatro di Milano, punto di sintesi e di meraviglioso equilibrio, raggiunto all’epoca con la designazione a Teatro d’Europa. Mi rendo perfettamente conto che per i trapezisti (non allarmatevi questi se, e quando cadono, cadono in piedi) del ‘dato quantitativo’, non ha nei loro circuiti d’interesse il minimo valore. I Teatri citati, quindi, oltre a repertorio di carattere generale, esprimevano intendimenti e vocazioni, quantomeno connesse al territorio. Motivazioni molto più persuasive e convincenti, del rozzo argomentare dei mille posti. Il Teatro d’Europa, ha più di una buona ragione di esistere. Senza necessità alcuna di andare a scomodare la categoria dei Teatri Nazionali. Il patrimonio di cultura teatrale nazionale, deve avere, a mio modo di vedere, un referente unico, senza annacquamenti in più soggetti, che andrebbero solo a sviluppare confusione e scaricabarile su chi deve far cosa. Un unico Teatro Nazionale a Roma, con la missione specifica di curare il grande repertorio italiano e dare slancio alla nuova drammaturgia italiana contemporanea. Scendendo ancora più giù per lo stivale, avendo così finalmente un Teatro di rilievo al sud di Napoli, l’Istituzione del Teatro Mediterraneo, la cui necessità specialmente nelle contingenze attuali non credo sia più dilazionabile. A proposito di confronto di Culture e integrazioni varie, di cui discettano quotidianamente gli sventagliatori di superficiali conformismi a buon mercato. E’ solo un’ipotesi, basata però su ‘principi di realtà’ che possono aiutare a esaltare potenzialità vocazioni specifiche coinvolgendo in modo equo le varie aree del territorio nazionale. Il resto è roba da ‘incartamenti’ e ‘cartari’ senz’anima.

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