mercoledì, Agosto 4

Teatro: il nuovo che avanza Tatulli, Cividati e Ceruti discutono del teatro performativo dagli anni Ottanta ad oggi

0
1 2 3


È difficile fare questo tipo di teatro nelle piccole città? Secondo Ceruti “nelle ultime stagioni si sono viste diverse aperture, da parte di soggetti istituzionali come di quelli territoriali, che si sono proposti con delle collaborazioni. Esistono invece altre istituzioni che rimangono stabili, solide e difficilmente permeabili”. Spesso, “proprio la provincia riserva le soddisfazioni più grandi”, afferma Tatulli. “È più facile trovare un pubblico venuto per guardare lo spettacolo, e non per fare evento sociale, nella piccola città piuttosto che nella metropoli“, afferma Cividati “Le piccole città sono spesso i posti più belli dove recitare e fare spettacolo, si intercettano anche quelle persone del pubblico che non si sono mai confrontate con la contemporaneità, che ha sempre visto spettacoli in lingua dialettale. Se si riesce con uno spettacolo che utilizza un codice più contemporaneo a intercettare la sua attenzione, il confronto che ne ricavi da quegli spettatori dopo la tua performance rimane straordinario. Non si tratterà mai di un pubblico omogeneo, non si è tutti capaci di avere lo stesso patrimonio culturale o bagaglio di letture, condiviso e condivisibile. La provincia permette di andare a teatro più spesso, perché sostanzialmente costa meno che nelle metropoli, con un pubblico molto più eterogeneo, costituendo così una grande ricchezza per coloro che fanno teatro, obbligandoti a stare molto aderenti alla realtà sociale, se non vuoi che la gente si lamenti, andandosene via prima della fine dello spettacolo”.
Della stessa opinione è Ceruti: “Si ha la presunzione che nelle città ci possa essere una grande densità produttiva e un’alta qualità artistica, piuttosto che la finezza del prodotto stesso, e io non lo nego, d’altra parte in questi anni mi sono reso conto di quanto le province o i luoghi più emarginati e remoti siano quelli che possono dare un respiro diverso che permetta di avere una lettura più ecumenica, più aperta, universale e univoca, mentre spesso nelle metropoli ci si richiude spesso in una sorta di vicolo cieco”.
Chiediamo alla Tatulli se decenni fa era pensabile che un attore potesse creare performance di teatro sui classici? Da quando è possibile tale connubio tra teatro e performance artistica e perché esso è nato? Lei ci risponde chiaramente: “Se dovessi indicare un periodo preciso direi gli anni Sessanta e nominerei in Italia un capostipite assoluto, Carmelo Bene. Da quel momento l’avanguardia italiana inizia a vivere la sua stagione, e molte sono le attività performative ispirate ai testi classici. Da quel momento inizia a irrompere sulla scena la realtà quotidiana nelle sue espressioni di maggiore problematicità, i linguaggi espressivi si contaminano, si frammentano e si procede inesorabilmente verso la distruzione della mimesi rappresentativa. Credo che il testo classico venga utilizzato dai performers essenzialmente perché in grado di sopportare attualizzazioni e interpretazioni assai diverse tra loro e tutte plausibili e, in tal modo, stupire la platea tradizionale”.

Il futuro di questo teatro non è scontato:  “È molto difficile quando non si gode di adeguati finanziamenti e stabilità economica, come possono certi enti stabili. L’originalità nell’arte è sempre meno gestibile, perché non rientra in quello che è immediatamente comprensibile e riconoscibile dallo spettatore stesso, ma ha bisogno di essere metabolizzata, creando un rapporto più esclusivo, meno appetibile e quindi più privato, con lo spettatore”, conclude Ceruti.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.
End Comment -->