mercoledì, Agosto 4

Teatro: il nuovo che avanza Tatulli, Cividati e Ceruti discutono del teatro performativo dagli anni Ottanta ad oggi

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Il Festival HABITAT fa parte della rassegna ECOISMI, la quale, dice Ceruti, “è nata 4 anni fa nel comune di Cassano D’Adda e promuove o cerca di promuovere l’arte pubblica, quella che i critici chiamano work art, piuttosto che land art. Il nostro approccio si differenzia da quello americano perché, essendo intitolato ECOISMI, di cui io quest’anno ho fatto parte come giuria selettiva dei nove giovani artisti selezionati, chiama gli artisti  a realizzare opere pubbliche all’interno del parco dell’isola Borromeo, che si trova all’interno di Cassano D’Adda. ECOISMI, così definito per il suo approccio ecologico, quindi sostenibile, delle opere stesse realizzate con materiali assolutamente biodegradabili, senza incidere negativamente sull’ambiente e sul pianeta, diventa il senso di tale manifestazione. In questo contesto ogni opera d’arte pubblica diventa uno spazio e un luogo dove creare un altro evento, un nuovo teatro, non di tipo edonistico, chiuso tra quattro mura, ma a cielo aperto”.
Non si può non pensare al Climate Challenges, recente meeting sui cambiamenti climatici nel pianeta e sulle soluzioni per risolverli positivamente. Ceruti dice: “E’ assolutamente molto attinente con questo incontro, nel senso che anche il lavoro artistico e teatrale non prescinde dagli eventi tecnologici in atto e dai loro sviluppi, a volte negativi sul pianeta, perché di impatto per l’ambiente dal punto di vista della sostenibilità. È nostra attenzione portare gli artisti e l’arte a lavorare in una modalità che diventa assolutamente sostenibile, pur restando un’ambizione, perché non sempre si può fare per il costo delle tecnologie meno invasive, che è di molto superiore a quello degli oggetti normalmente usati per realizzare performance artistiche. L’arte deve diventare accogliente e non devastante, come spesso accade”.

Quale importanza riveste il corpo nelle performance di teatro artistico? Lo chiediamo a Federica Tatulli che afferma, con un po’ di nostalgia per il passato: “Se penso a Pina Bausch, esulto di gioia. È lei che ha creato il nuovo genere, denominato teatrodanza: un teatro in cui non ci sono più i ‘personaggi’, ma l’artista porta in scena la propria sofferta ricerca personale. Questa è l’odierna contaminazione di linguaggi. Si può dire lo stesso fra teatro e arte figurativa: anche qui i risultati sono interessantissimi in entrambi i versanti, e pensiamo a quanto possa essere debitrice all’arte un’artista come Marina Abramović per la presenza viva dell’attore”.
Per Cividati: “È difficile che uno spettatore si ricordi una battuta teatrale, mentre è più facile che ricordi il movimento o l’azione che la accompagna o è protagonista della scena, resa dall’attore. L’azione scrive nello spazio un itinerario che richiama un’immagine, o più frammenti di essa, che si trovano nella nostra mente e sono quelle di cui siamo più abituati a fruire nel quotidiano della vita reale e che più facilmente teniamo nella nostra memoria a breve e lungo termine e che più facilmente tocca i nostri sentimenti. Il corpo ci permette di agire nello spazio, ed è la prima cosa di cui un attore deve avere cura”.
Tatulli afferma “sono sempre più convinta che l’educazione teatrale in Italia stia attraversando una grave crisi. Quindi per parlare delle difficoltà che presenta la carriera di un attore oggi, bisogna partire da una domanda: ha fatto una buona scuola? Perché bisogna studiare per fare questo lavoro. E oggi bisogna saper far molte cose in più, rispetto al passato. Oltre alle discipline ‘classiche’, bisogna studiare i nuovi linguaggi e generi teatrali, il teatro di narrazione, il teatro musicale, le tecniche di improvvisazione: discipline che non si incontrano facilmente nelle accademie di teatro italiane. L’attore è colui che agisce. Un buon spettacolo si basa sulla presenza in scena di un attore, che sa rendere reale il proprio agire lungo il percorso indicato dal testo. Ci vuole tempo e ci vogliono bravi maestri per ottenere un artista”.
I classici teatrali riattualizzati, come dice Ceruti, riguardo la performance di HABITAT “di solito ciò avviene a discrezione del singolo artista o compagnia chiamata a partecipare ad HABITAT. Essi riprendono un testo, e lo riattualizzano costruendolo ad hoc per quel sito, e facendo in modo che la relazione e interazione con quel luogo vada a condizionare l’esito e il risultato della nuova rilettura dell’opera, a volte anche stravolgendola”.
Secondo Cividati non esiste una regola precisa da usare in tutti i casi, ma “non si deve dimenticare il pubblico e che c’è qualcosa che si vuole raccontare per arrivare a qualcuno che ti sta di fronte: la capacità di percepire e ascoltare sono diminuiti negli ultimi 10-15 anni, sono problemi in forte crescita che vanno intercettati. Noi dobbiamo cogliere questi segnali di cambiamento, che vanno interpretati e capiti. Oggi viaggiamo con filmati Youtube di 3 o 3,15 oppure 3,30 minuti al massimo, poi c’è un calo di attenzione, mentre 20 anni fa era diverso”.
Il riadattamento dei classici è sempre presente nel teatro performativo o ci sono altri spunti? “Penso che il testo letterario sia una cosa, e la sua trasposizione scenica un’altra. Quindi trovo interessante che un testo (classico o meno) viva degli interpreti che va ad abitare. L’importante è che l’interprete, con tutto il carico della sua originalità creativa, sia il depositario di un mandato, non il suo nuovo creatore assoluto. Altrimenti è più corretto che egli scriva un nuovo testo, senza attribuirlo ad altri che a se stesso”.
Cividati invece trova difficile definire i classici dai quali trae ispirazione, perché “gli spunti sono quelli di scrittori sopravvissuti al tempo e che avevano idee importanti da trasmettere; noi dobbiamo ascoltare e interpretare i segnali che essi ci trasmettono, digerirli e poi cercare di produrre qualcosa che li eguagli o che sia almeno un po’ degno di loro, e quindi raffinato rispetto al prodotto che essi ci hanno consegnato da principio. Non si cerca una storia o una tematica, ma alle volte giunge da un classico teatrale; molto più spesso si parte da testi scientifici e universitari, come da spunti di antropologia e sociologia, quindi non prettamente letterari nel vero senso della parola”.

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